L’Europa e la sovranità digitale: a che punto siamo?

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In uno scenario globale come quello attuale in cui le potenze mondiali quali Russia, Cina e Stati Uniti avanzano nella sfera geotecnologica e digitale sempre di più è intuitivo chiedersi dove si colloca l’Europa e cosa dovrebbe fare per migliorare le sue lacune.

L’ambiente digitale è complesso, non solo per la sua nascita e crescita recenti, ma soprattutto, in quanto esso non prevede una sfera fisica e tangibile. Per questo la sovranità digitale non si esercita in un territorio con confini ben stabiliti ma bensì, il più delle volte, è un potere decentrato.

Innanzitutto, la sovranità digitale, in quanto sovranità, ha bisogno del riconoscimento altrui, come in qualsiasi campo delle relazioni internazionali; perciò, l’affermazione dell’Europa sul piano digitale diventa sempre più complessa in uno scenario di potenze quali gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, predominanti nel globus. Questi ultimi, mediante differenti strumenti quali la tecnologia (come l’AI), lo sfruttamento dei mass media e i social network, ormai basilari nella vita di ogni persona, tentano di influenzare i paesi circostanti e i cittadini stessi per orientarli nella loro direzione di interesse.[1]

Per avere un quadro chiaro della complessità della geotecnologia, basti pensare come internet sia ormai la fonte di conoscenza primaria, che se controllata, acquisirà un potere decisionale quasi straordinario controllando le scelte e la conoscenza di chi ne fa uso. Questo, rapportato alle fake news fino ad arrivare ai cloud ed ai sistemi di attacco e difesa acquista tutto un altro peso.

Le grandi potenze tecnologiche

La Cina congiuntamente alla Russia hanno l’obiettivo comune di radicarsi nel cyberspazio non solo territoriale ma bensì anche internazionale mediante il loro potere decisionale che sfruttano sia nel settore dei mass media che dei social network, per salvaguardare la loro popolazione e per tutelare i propri interessi. Si potrebbe, quindi, pensare che il fine ultimo di queste due potenze sia quello di tentare di indebolire la visione democratica occidentale agli occhi dei loro cittadini.

Di contro, gli Stati Uniti cercano di porre un contrappeso all’informazione trasmessa da Cina e Russia attraverso i mezzi dell’intelligenza artificiale e delle differenti tecnologie sviluppate per tutelare e salvaguardare sia i cittadini che le imprese a livello globale.

L’Europa come attore globale al pari delle altre potenze

Affermare una sovranità digitale europea è il primo passo per promuovere gli interessi ed i valori del vecchio continente nel mondo. Per questo motivo, l’Unione Europea si sta concentrando sempre di più in tale settore attuando lo Stato dell’Unione ossia il processo del c.d. decennio digitale per lo sviluppo e la trasformazione dell’economia e della società europea entro il 2030, mediante il delineamento di una conduzione stabile nonché di compartecipazione tra gli Stati membri teso ad ottenere gli obiettivi posti all’interno del quadro delineato dalla Commissione di interesse. Difatti, la stessa vicepresidente Margrethe Vestager ha espresso positivamente la sua posizione in merito a tale processo sostenendo che l’Europa è pronta per l’era digitale e che «la visione europea per un futuro digitale è una visione in cui la tecnologia conferisce maggiore potere alle persone. Oggi proponiamo pertanto un piano concreto per realizzare la trasformazione digitale, per un futuro in cui l’innovazione opera a vantaggio delle imprese e delle nostre società.»

Difatti, in un contesto così ramificato e complesso, l’Unione Europea, tenta, per mezzo del suo mercato interno, di creare una sua unicità per la protezione dei dati, le piattaforme digitali e l’intelligenza artificiale seguendo delle regole astratte che comprendono, però, i valori europei.

Degno di nota è sicuramente il primo tentativo messo in campo dall’Unione Europa per legiferare sull’Intelligenza Artificiale (AI), l’Artificial Intelligence Act (AIA). Sebbene tale atto rimanga un esempio da replicare per cercare di delineare un confine da non superare nei servizi dell’AI, l’European Data Protection Board (EDPB) e l’European Data Protection Supervisor (EDPS) hanno elaborato un’opinione congiunta nella quale sono riportate modifiche e correzioni all’Artificial Intelligence Act. Infatti, in tale atto vengono classificati diversi livelli di rischio dei sistemi di AI, dalle applicazioni proibite a quello di rischio trascurabile, lasciando aperti, però, scenari di rischio elevati quando l’AI è utilizzata per rilevare informazioni sulla mente di una persona come ad esempio le emozioni.

Prospettive dell’Unione Europea

La guerra in Ucraina ha dato il via alla concretizzazione del processo di attuazione del potere geopolitico europeo. Si può così dire che la guerra sia uno strumento di accelerazione temporale degli sviluppi tecnologici e digitali, come in passato erano in forte crescita le industrie di armi. La differenza è che le armi essendo mezzi tangibili avevano una sola via percorribile differente sicuramente da quella digitale che ha uno spettro molto più ampio e intricato. In tale contesto, ad esempio, l’Unione Europea è riuscita a dare massimo supporto in ambito di sicurezza informatica all’Ucraina, qualificandosi come attore tecnologico capace.

Pertanto, gli istituti e le commissioni europee dovrebbero seguire un quadro di regolamentazione strategica digitale e tecnologica in collaborazione e non solo in competizione con le altre potenze internazionali mantenendo sempre il proprio potere di autonomia scevro da obiettivi politici che in gran parte dei casi mettono a rischio i processi di trasformazione. 


[1] Julian Ringhof, José Ignacio Torreblanca. «The geopolitics of technology: how the eu can become a global player», European Council on Foreign Relations, 17 maggio 2022. Consulta il presente link

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