Chile: tra crisi climatica e riforma costituzionale 

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Fonte Immagine: https://www.lacittafutura.it/esteri/perche-il-cile-chiede-una-nuova-costituzione

A settembre, il Cile è chiamato ad approvare una nuova costituzione. Tra le riforme più importanti, una rinnovata gestione delle risorse d’acqua che miri a combattere le conseguenze del cambiamento climatico.

Un nuovo codice dell’acqua

Il prossimo 4 settembre, il Cile potrebbe attraversare un momento storico dall’era del generale Augusto Pinochet, che guidò il paese dal 1973 al 1990. Il popolo cileno, infatti, è chiamato a votare l’approvazione di una nuova costituzione, che andrebbe a sostituire quella redatta nel lontano 1980, nel corso degli anni emendata su più punti ma sostanzialmente ancorata ai valori dell’epoca politica del dittatore. 

La proposta di una nuova costituzione è il risultato di movimenti sociali reazionari emersi negli ultimi anni, che reclamano maggiori diritti sociali e una riduzione delle diseguaglianze. Il processo costituente è ufficialmente nato nel 2020, quando un plebiscito al 78,2%ha richiesto il superamento della vecchia costituzione e la scrittura di una nuova bozza. Tra gli incaricati, sono stati coinvolti attivisti climatici e popolazioni indigene, così da riportare alla luce antichi valori di protezione ambientale e giustizia sociale. 

Tra gli altri provvedimenti che si concentrano su temi importanti come salute e istruzione, il nuovo testo contiene una proposta che potrebbe riorganizzare completamente l’utilizzo delle risorse idriche nel paese, che fino a questo momento sono sempre state fortemente privatizzate. Per la prima volta da lungo tempo, l’acqua è stata dichiarata un diritto che deve essere fisicamente accessibile a tutti, in sufficiente quantità e non inquinata.  

Il paese sudamericano, infatti, è dimora di una legge a dir poco inusuale, riassunta nel Código de Agua approvato da Pinochet nel 1981. Sotto questo schema, l’acqua rimane una risorsa concentrata nelle mani di pochi e resa un bene in grado di generare un profitto economico. Le compagnie private possono comprare i diritti sulle risorse idriche, a discapito dei ceti più bassi e delle comunità indigene. In testa alle proteste, sono dunque sorti nel tempo marce e movimenti sociali che incoraggiavano una campagna di sensibilizzazione sull’acqua come diritto umano e come risorsa pubblica. 

Crisi climatica in Cile

Questi malcontenti sono stati acuiti da una situazione climatica drammatica nel paese. Nel 2007, il Cile fu teatro di un prolungato periodo di siccità, che non aveva eguali da sessant’anni. Da allora, il paese vive un momento di crisi idrica continuata, principalmente causata dalla crescente assenza di precipitazioni. Ad oggi, almeno il 72% della superficie cilena soffre un certo livello di mancanza d’acqua, che minaccia fino al 38% della popolazione in 156 comuni a rischio desertificazione. 

Nel frattempo, il riscaldamento globale ha accelerato lo scioglimento dei ghiacciai delle Ande, che rappresentano di gran lunga la principale fonte d’acqua dolce per il paese. Il ghiacciaio cileno Olivares Alfa, per esempio, ha perso il 63% della sua massa tra il 1955e il 2013. Come conseguenza, i fiumi si sono svuotati e le risorse idriche stanno scarseggiando, con gravi ripercussioni sociali ed economiche. 

Il contesto nel quale la nuova bozza è stata redatta è, dunque, molto chiaro. Con un totale di 19 milioni di persone che vivono con scarso accesso alle risorse d’acqua, il Cile ha definito la situazione corrente un problema di sicurezza nazionale. Nella capitale Santiago, l’acqua è ora, e per la prima volta dall’inizio della sua storia, un bene razionato, talvolta tagliato per 24 ore consecutive. Per fare fronte a queste restrizioni, numerosi programmi sono stati lanciati nella capitale per promuovere la depurazione dell’acqua, per esempio tramite impianti di trattamento specializzati.  

Un’era riformatrice 

Il neoeletto presidente Gabriel Boric, il più giovane che il paese abbia mai avuto, ambisce a diventare un leader mondiale nella lotta al cambiamento climatico. In testa alla sua campagna elettorale c’era l’obiettivo di guidare il paese nella transizione verso un modello di sviluppo sostenibile, sempre meno dipendente dall’esportazione di prodotti agricoli. In funzione di questo, Boric ha annunciato un programma di ristoro del ciclo idrologico che risponda alle gravi carenze nel paese.

Tra le altre riforme, il rinnovato codice dell’acqua proibisce concessioni alle risorse d’acqua di carattere indeterminato e le sostituisce con licenze temporanee. La nuova legislazione, inoltre, vieta l’elargizione di diritti di proprietà sui ghiacciai, ora in drastica diminuzione, e mira a proteggere le risorse d’acqua nei territori indigeni. Il governo è poi autorizzato a istituire delle zone sensibili dal punto di vista ambientale, al fine di difendere le riserve d’acqua più a rischio. 

Un tale rinnovamento scuote gli animi dei cileni, anche di chi raramente si presenta alle urne. Secondo le statistiche dell’AS/COA, le intenzioni di voto sono per il 46% di rifiuto del nuovo testo e per il 28% di approvazione, mentre un 16% è ancora indeciso. Dal punto di vista dell’ideologia politica, la sinistra mostra supporto a quest’ondata di cambiamento, mentre i conservatori sono per lo più contrari.

La campagna di promozione della nuova costituzione trova rivali nella dilagante disinformazione, che diffonde notizie false e scoraggia un vento di riforma. Oltre a ciò, gli oppositori politici dell’area di destra tentando deliberatamente di ritardare le votazioni e quindi rallentare il processo costituente. Tutti questi fattori minacciano la prospettiva di uno scenario riformatore, considerando che le difficoltà socio-economiche rendono l’ipotesi di maggiore democrazia meno appetibile. Il prossimo mese sarà, dunque, determinante per convincere i più scettici e rovesciare le previsioni. 

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