La polveriera Maghrebina

16 mins read
Fonte Immagine: un soldato pattuglia il confine algerino-marocchino nei pressi di Tlemcen, crediti: modernghana.com, Farouk Batiche (AFP/File)

Le tensioni tra il Marocco e l’Algeria sono tornate a emergere in seguito alla ripresa dell’attività paramilitare del Fronte Polisario nel Sahara sud-occidentale, zona da sempre contesa dai due paesi maghrebini. Il costante afflusso di armi e la retorica belligerante possono accendere una nuova miccia nello scontro tra i due contendenti, rischiando di infiammare l’intera regione e di coinvolgere l’Europa. 

Il contenzioso algerino-marocchino per il controllo del Sahara occidentale e dell’area di Tindouf risale ai tempi della decolonizzazione del Maghreb. Poco prima della sottoscrizione degli accordi di Evian, avvenuta il 18 marzo 1962, Ferhat Abbas e Hassan II firmarono un trattato il quale cercava di definire lo status della regione di Tindouf e di Hassi Beida; il testo del documento venne redatto in francese, ma i marocchini lo tradussero in arabo, provocando non pochi screzi con la classe dirigente algerina[1].

Si originò quindi una spirale di eventi che portò i due paesi ad affrontarsi sul campo di battaglia in occasione della c.d. Guerra delle Sabbie durante l’ottobre del 1963, risoltasi con l’intervento dell’Organizzazione per l’Unità Africana (sospinta dagli Stati Uniti) preoccupata di una possibile internazionalizzazione del conflitto[2]. I motivi che spinsero il Marocco ad attaccare il nascente Stato algerino furono principalmente legati a ragioni di prestigio, necessità strategiche e calcoli economici. 

Dopo l’istituzione di un cessate-il-fuoco tra i due paesi, le tensioni non accennarono a scemare bensì crebbero di intensità, complice anche l’aggressività del Re Hassan e le paranoie algerine circa un possibile attacco marocchino sui propri confini sud-occidentali[3], fino a raggiungere nuovamente il culmine nel 1976, anno in cui la Spagna abbandonò i territori occupati nel Sahara occidentale, cedendoli de facto al Marocco.

Algeri insistette sul principio dell’autodeterminazione dei popoli, cercando di indurre Rabat a concedere se non l’indipendenza, quantomeno un’ampia autonomia alla regione. I marocchini furono sordi alle richieste algerine, e ciò portò a un congelamento dei rapporti tra i due vicini. Il riallaccio delle relazioni diplomatiche si ebbe solamente nel 1989, con l’istituzione dell’Unione del Maghreb arabo, obiettivo strategico algerino perseguito sin dall’indipendenza.

Il meccanismo negoziale, però, era assai fragile e non resse l’impatto con la guerra civile algerina e con le differenze politico-economiche persistenti tra i vari paesi maghrebini (in particolare tra Algeria, Marocco e Libia). Ciononostante, la crisi del Sahara non si risolse financo con la mediazione ONU, la quale presentò un piano per risolvere lo status del territorio dei Sahrawi, sostenuti militarmente e politicamente dall’Algeria, tramite l’indizione di un referendum ad hocnel 1991 (mai tenuto). Tre anni più tardi, difatti, Rabat accusò Algeri di essere coinvolta nell’organizzazione dell’attentato di Marrakech e utilizzò il pretesto per chiudere i confini con il vicino. 

I colloqui per lo status del Sahara occidentale ripresero solamente nel 2018, con l’istituzione di un sistema negoziale in cui vi erano presenti Algeria, Marocco, Fronte Polisario (l’organizzazione politico-militare del popolo Sahrawi) e la Mauritania; le trattative fallirono poiché non si trovò una quadra per proseguire i contatti diplomatici, vista la refrattarietà marocchina a riconoscere come soggetto politico autonomo il Polisario e l’intransigenza algerina sul tema. 

La relazione tra i due paesi è tornata a scaldarsi negli ultimi due anni, visto l’emergere dell’Affaire Pegasus, operazione con la quale il Marocco ha dispiegato ampie risorse per spiare importanti elementi algerini, e il notevole riarmo dei due paesi, al quale si aggiunge una persistente retorica bellicistica assai aggressiva da ambo le parti. A seguito di questi eventi, il 24 agosto 2021 Algeri ha tagliato le relazioni diplomatiche con Rabat in seguito agli accordi tra esso e Tel Aviv.

La mossa politica trae origine da due fattori scatenanti: la decisione da parte algerina di annichilire i rapporti economici tra le aziende algerine e quelle marocchine e il beneplacito degli Stati Uniti, per bocca di Trump, alla sovranità marocchina sul Sahara occidentale. Lamamra, Ministro degli Affari Esteri algerino, ha accusato il vicino di attentare all’indipendenza algerina sin dal 1962, portando “l’entità sionista” a ridosso dei confini della Repubblica. Inoltre, gli apparati algerini sono preoccupati del sostegno marocchino, annunciato dal diplomatico Omar Hilal, all’indipendenza cabila, in quanto potrebbe riaprire un vulnus esistente sin dai tempi della guerra di liberazione algerina[4].

Se queste manovre politiche e i toni degli oratori di ambo le parti possono risultare vacui e volti solamente a mostrare i denti verso il vicino, preoccupa di più la ripresa dell’attività militare. L’Algeria ha iniziato ad accumulare armi sin dal 1964 per far fronte a un possibile attacco marocchino, contingenza assai temuta dalle classi dirigenti algerine, e negli ultimi anni non è stato interrotto l’afflusso di armi nella regione. 

Algeri ha intensificato il suo già stretto rapporto con la Russia in vista di un possibile scontro con Rabat; ne sono prova le recenti visite di Lavrov, Ministro degli Affari Esteri russo, nel gennaio 2019 e nel maggio 2022 nel paese maghrebino. In queste occasioni, sono stati sottoscritti accordi per lo sfruttamento del territorio di El Assel da parte di Gazprom e per lo svolgimento di esercitazioni congiunte “anti-terrorismo” nell’area di Hammaguir, la quale ospita un’importante base militare dell’Esercito algerino.

Quest’ultimo è inoltre prevalentemente equipaggiato con armamenti di fattura russa (e sovietica) e ambisce ad ottenere i cacciabombardieri Su-34 e i recenti caccia multiruolo Su-57 per afforzare la propria forza aerea. Tuttavia, Algeri dispone non solo di forti legami con Mosca dal punto di vista militare, ma anche con gli Stati Uniti, come testimonia l’incontro avvenuto nel marzo 2022 tra il Tebboune, Presidente della Repubblica Algerina e il Deputy Segretary Sherman per discutere di cooperazione economica e securitaria

Comunque, gli imponenti investimenti algerini in ambito militare rendono il suo dispositivo militare il secondo più grande dell’Africa (e, virtualmente, il più reattivo), ma rischiano di essere superati dai marocchini. Questi ultimi, difatti, hanno ordinato armamenti per 12,8 miliardi di euro (principalmente aviogetti, carri armati, munizionamenti e armi leggere) a seguito di un periodo in cui le importazioni di armi da parte di Rabat erano diminuite di circa il 60%. Il Marocco, inoltre, è già armato con 20 droni da combattimento di fabbricazione statunitense (di cui quattro Reaper) e con missili Hellfire, forniti dall’amministrazione Trump. In aggiunta, l’Esercito marocchino ha ordinato il sistema difensivo missilistico Barak MX Air per 500 milioni di dollari. 

La presenza di questo notevole arsenale, il quale fa da contorno ad una situazione emotivamente e politicamente esplosiva, potrebbe realmente portare ad uno scontro nel Maghreb. Le due classi dirigenti sono preda di un atavico timore nei confronti del vicino (sebbene tale sentimento sia in netta diminuzione), risalente, come abbiamo visto, ai tempi della guerra per Tindouf. Il motivo dell’afflusso di armamenti nella regione è principalmente da ricercare nelle condizioni emotive degli apparati algerini e marocchini, in quanto storicamente l’accumulo di armi nella regione era volto a contenere gli aggressivi dirimpettai.

Vi è da dire però che, dal punto di vista popolare, la guerra non è voluta: sia gli algerini (in misura maggiore) sia i marocchini sono alle prese con una grave crisi economica e, nel prossimo futuro, molto probabilmente dovranno fare i conti con quella alimentare. Dobbiamo tenere conto che un contesto simile si presentò sul finire degli anni ’60, anni in cui i marocchini e gli algerini perseguirono un ampio programma di riarmo ma ciononostante la situazione non si tradusse in uno scontro militare. 

Dal punto di vista bellico, è assai difficile che la guerra tra i due paesi possa avvenire. Innanzitutto, bisogna sottolineare come la retorica politica e diplomatica dei due paesi sia un fattore culturale da inserirsi nel contesto dei rapporti algerino-marocchini: sin dalla loro indipendenza le due parti minacciano azioni militari nei confronti del vicino, in risposta alle accuse di espansionismo fatte o da una o dall’altra parte.

Sebbene gli algerini continuino a rifornire i Sahrawi con armi (principalmente antiquate) e i marocchini abbiano recentemente attaccato un convoglio algerino con droni TB2 Bayraktar, non vi sono le condizioni economiche e politiche affinché i due paesi riescano a sostenere logisticamente una guerra. Algeria e Marocco affrontano gravi problemi economici, e non vi è il consenso politico per un conflitto su vasta scala. Inoltre, a dispetto degli armamenti forniti, le capacità di reazione militare di entrambi i paesi sono scarse. 

In aggiunta, non si deve escludere dall’equazione “l’inutilità” di un nuovo conflitto algerino-marocchino, poiché a causa dell’incapacità dei contendenti di imporsi sull’altro in modo preponderante si rischierebbe di confermare nuovamente lo status quo già vigente, giungendo a una pace bianca. 

L’indipendenza dei Sahrawi non è per ora una condizione politica perseguibile, vista l’intransigenza marocchina e le dichiarazioni di Rabat che accusano Algeri di voler conquistare un avamposto sull’Atlantico. Probabilmente, sarà necessario pressare politicamente i due governi per avviare un nuovo meccanismo negoziale al fine di indurre il Marocco e l’Algeria a trovare un accordo circa l’autonomia del Sahara occidentale. Questa politica è già perseguita dall’amministrazione Biden (il quale sostiene la mediazione ONU) poiché conscia del pericolo di un conflitto localizzato nel Maghreb.

Difatti, lo scontro potrebbe tracimare e rischiare una pericolosa internazionalizzazione, oltre che a divenire una patata bollente nelle mani dell’Europa, la quale si troverebbe ad affrontare una crisi di rifugiati ai suoi confini e una regione profondamente destabilizzata, nella quale ci sarebbe il terreno fertile per l’incremento di attività terroristiche e la proliferazione di un mercato sommerso delle armi. A ciò si aggiungerebbe una probabile crisi energetica che coinvolgerebbe i paesi europei “occidentali”.

Tuttavia, l’internazionalizzazione del conflitto non necessariamente porterebbe altri attori a scontrarsi direttamente sul campo, ma potrebbe indurli a rifornire uno dei due contendenti al fine di sfiancare l’altro; l’importanza strategica del Maghreb, vista la sua posizione geografica, è elevata per la presenza dello Stretto di Gibilterra e la possibilità di controllare il Mediterraneo occidentale.

Nonostante lo scenario di un possibile conflitto sia (attualmente) remoto, non va sottovalutata la possibilità di un possibile scontro armato, sebbene limitato e locale. Molto spesso, alcune guerre iniziano e terminano per via di eventi poco rilevanti; sta all’Europa il compito di impedire un ulteriore deterioramento della sicurezza nel Maghreb occidentale. 


[1] FOREIGN RELATIONS OF THE UNITED STATES, 1961–1963, vol. XXI, sez. North Africa Region, doc. 15. memorandum for the record, Washington, 23.10.1963. Si veda anche United States, CIA, Background of Moroccan-Algerian border skirmishes, CREST, General CIA Records, doc. CIA-RDP79T00429A001200040038-2, 29.10.1963. Una grossa quota della classe dirigente algerina ignorava l’arabo classico e comunicava in francese. 

[2] FRUS, 1961-1963, vol. XXI, sez. North Africa Region, doc. 24, memo, Robert W. Komer a J. F. Kennedy, Washington, 28.10.1963.

[3] US, CIA, Implications of Algerian arms buildup, CREST, General CIA Records, doc. CIA-RDP79T00826A001600010042-2, 02.02.1967.

[4] Hocine Aït Ahmed, cabilo e figura di spicco della Rivoluzione Algerina, organizzò una lotta armata su base etno-politica per contrastare lo strapotere del “governo fascista” di Ben Bella. Inoltre, i marocchini attaccarono l’Algeria proprio in concomitanza allo scoppio della ribellione cabila nel settembre-ottobre 1963. 

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY