FRENATA ECONOMICA IN CINA

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La crescita dell’economia cinese fissata da Xi Jinping al 5,5% appare, al momento, troppo irrealistica e irrealizzabile. I motivi che la stanno frenando sono essenzialmente tre. Scopriamo insieme quali sono.

L’obiettivo fissato da Xi Jinping di incrementare la crescita del PIL cinese del 5,5% si sta rivelando fallimentare e irrealistica. Difatti, i dati che emergono dal secondo trimestre – corrispondente ad aprile, maggio e giugno 2022, dicono che la crescita del PIL è aumentata solo del 0,4%, risultato che non si vedeva dal primo trimestre del 2020, corrispondente al primo periodo della pandemia da COVID-19 e al conseguente lockdown.

I motivi sono i seguenti: il primo riguarda la durezza con cui il governo applica restrizioni alla mobilità ogni volta che nasce un nuovo focolaio di contagi Covid. Un esempio calzante è la metropoli di Shanghai che, fino a qualche mese fa, ha sperimentato un lockdown rigidissimo fatto di porte sbarrate, penuria di viveri e mancanza di libertà di movimento. Adesso sono gli abitanti di altre città, come Pechino, a fare le spese per i nuovi lockdown imposti dal governo. Tutto si ferma e, facendo così, l’economia non cresce.

Un altro motivo è rappresentato dalla fragilissima sanità cinese, estremamente avanzata sulla costa ma arretrata nelle città rurali: ciò significa che, se la situazione dovesse sfuggire di mano, il virus falcerebbe moltissime vite nelle regioni interne della Repubblica Popolare.

Infine, il terzo elemento che sta frenando moltissimo la crescita dell’economia cinese è rappresentato dalle spese della guerra in Ucraina, che hanno inflazionato le materie prime e hanno causato uno shock energetico notevole, e dai problemi interni come lo scoppio della bolla immobiliare: milioni di cinesi si rifiutano di pagare le rate dei mutui, essendosi indebitati per comprare appartamenti che non verranno mai ultimati dai costruttori edili (falliti nel frattempo).

E’ piuttosto improbabile che il PIL cinese subirà una crescita esponenziale, perlomeno nel medio periodo, soprattutto perché la guerra in ucraina potrebbe durare diversi anni.

Nata sotto il segno del Toro, è barlettana di origine ma romana di adozione. Dopo aver acquisito il diploma di laurea triennale in Mediazione Linguistica alla SSML “Carlo Bo” di Bari, nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi Internazionali di Roma con una tesi in geopolitica, incentrata sul profilo identitario di Hong Kong e sul ruolo che ricopre nel rapporto antagonistico tra Cina e Stati Uniti.
Appassionata di Estremo Oriente da tempo immemore, dal 2019 studia il cinese e si interessa alla strategia di ascesa politica ed economica della Cina a livello internazionale e alle dinamiche di potere che intrattiene con le altre nazioni; un giorno, spera di riuscire a metterci piede fisicamente. Incuriosita dall’ambiente giovanile, stimolante e professionale dello IARI, è entrata a farne parte nell’aprile del 2021 in qualità di membro della redazione “Asia e Oceania”.

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