Come la Turchia si avvicina all’Artico: le prospettive tra NATO, Consiglio Artico e Trattato delle Svalbard

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Fonte Immagine: https://www.rcinet.ca/eye-on-the-arctic/2022/06/29/turkey-green-lights-sweden-and-finlands-nato-application/

Erdogan vuole rendere la Turchia un paese influente a livello mondiale. Questo è un chiaro progetto di politica estera. Per questo motivo anche l’Artico rientra tra gli obiettivi strategici. L’intesa con Svezia e Finlandia lascia l’impronta turca sul Nord e sulla NATO. Nel frattempo si concretizza la posizione turca nell’Artico, anche con la candidatura al Trattato delle Svalbard. 

Qualcuno potrebbe chiedersi come, un paese come la Turchia, lontano geograficamente dall’Artico, possa influire sulle politiche di questa regione. Talvolta si dice che la Turchia pensa alla politica estera come modalità di risoluzione dei problemi di politica interna. Comunque sia, Ankara ha dato vita ad un processo di sviluppo, soprattutto sul piano politico, che ha portato il paese ad essere molto più influente sul piano internazionale.

Lo ha dimostrato di recente, con il lasciapassare concesso a Svezia e Finlandia per l’ingresso in NATO, ma lo dimostrano anche gli ultimi sviluppi in merito ad alcuni progetti per l’Artico. In sostanza la Turchia di Erdogan, mentre persegue la sua strategia nella propria regione, non disdegna il freddo Nord. Oggi la Turchia è un paese candidato al Consiglio Artico, ma è anche un interlocutore di rilievo, da tenere in considerazione per varie questioni internazionali. Questo ad Ankara è molto chiaro, e costituisce uno degli obiettivi cardine della politica di Erdogan. L’ultimo colpo di scena riguarda un decreto legge che candida il paese ad entrare nel Trattato delle Svalbard. La Turchia vuole esserci, sempre e comunque. L’Artico ne è un esempio concreto. 

Il caso con Svezia e Finlandia: l’influenza di Ankara

La Turchia ha recentemente dato vita ad un caso internazionale con Svezia e Finlandia, poi facilmente risolto con un memorandum d’intesa. Per ottenere il si di Ankara all’ingresso dei due paesi in NATO, questi avrebbero dovuto estradare alcuni kurdi, che tempo addietro avevano ottenuto asilo. Inoltre, il memorandum siglato al termine del vertice NATO di Madrid, prevede l’appoggio di Svezia e Finlandia in operazioni militari in Kurdistan e lo stop all’embargo di forniture militari alla Turchia.

Questo potrebbe essere sufficiente, ma non è così. È infatti riduttivo pensare che l’interesse turco per il Nord si fermi solo a delle semplici dinamiche di politica interna. L’atteggiamento di Erdogan in questa vicenda, sembra piuttosto essere comprensivo di un sistema ben congeniato. L’obiettivo ultimo è facilmente individuabile: la Turchia vuole essere presente ovunque.

È stato dimostrato proprio in relazione al conflitto russo-ucraino: da un lato Ankara sostiene l’Ucraina militarmente, mentre dall’altro cerca la soluzione con Mosca, senza mai condannarne pubblicamente l’azione militare. Al tempo stesso poi, tende ad avere voce in capitolo anche sulle conseguenze di tale conflitto, rendendo determinante il proprio consenso, per l’ingresso in NATO di Svezia e Finlandia, spaventate da un possibile attacco russo.

L’obiettivo di Erdogan, di rendere il suo paese più presente si concretizza nel recente progetto siglato dal premier, di aderire al Trattato delle Svalbard. La cosa può avere dei risvolti di sicuro interesse anche nell’Artico, dove già da qualche tempo, la Turchia spedisce varie equipe di ricercatori, alla ricerca di risorse e possibilità, alla stregua di altre grandi potenze mondiali. 

La Turchia artica: le prospettive e gli scenari futuri

In relazione all’Artico, la Turchia ha invertito la rotta. L’intento di diventare il paese con cui tutti saranno costretti ad interloquire, permane e si fa più solido, così come si fa più solida, la base su cui si fonda l’interesse per l’Artico. Il primo tentativo è stato fatto nel 2015, quando il paese si è candidato allo status di osservatore del Consiglio Artico. In quell’occasione però, non era ben chiaro il progetto turco, in quanto il paese sembrava essersi candidato solo per esserci.

È chiaro che, qualora la richiesta venisse accettata, il paese preferirebbe costituire un nuovo polo politico, anziché schierarsi con uno di quelli già presenti. Infatti non bisogna sottovalutare il fatto che il Consiglio Artico, allo stato attuale, affronta una crisi senza precedenti, dove 7 stati occidentali si contrappongono alla Russia, la quale attualmente, detiene la presidenza. Il Consiglio Artico ha interrotto i lavori a seguito della guerra in Ucraina ed oggi non è chiaro quale sarà il futuro di questa importante istituzione.

Non è da escludere che proprio questo momento di sbandamento possa costituire il lasciapassare per un paese come la Turchia, che nel caso di un ingresso nel Consiglio, dovrebbe scegliere tra lo schierarsi contro o con un partner economico e commerciale di lunga data come la Russia. Senza contare poi, che proprio Mosca potrebbe contribuire a rendere la Turchia un paese più “artico”, inserendo il paese in affari economici e infrastrutturali a nord. Si tratterebbe di una contropartita di sicura suggestione per Ankara, anche perché il paese, al momento non ha basi sufficientemente solide per accattivare i paesi artici, con nessun altro potere, se non con la sua sola presenza politica. 

Progetti concreti: la Turchia vicina alle Svalbard

Oggi l’interesse turco verso la regione artica è molto più concreta. Dal punto di vista strategico, il paese punta alla diplomazia, ma nel frattempo iniziano anche delle attività di monitoraggio e ricerca. Una spedizione è attualmente attiva e si tratta soltanto della seconda spedizione turca nella regione. I progetti sono partiti con estremo ritardo, se si pensa che la vera e propria strategia polare turca è iniziata nel 2015, ma solo nel 2017 è partito il programma di ricerca.

Tuttavia la novità più importante deriva da un decreto-legge firmato da Erdogan il 6 luglio 2022. Nel decreto si promuove la candidatura della Turchia ad entrare nel Trattato delle Svalbard. La sovranità dell’arcipelago è tutta norvegese, proprio in base a quanto stabilito nel 1920, ma il trattato stesso prevede che i cittadini o le aziende delle nazioni firmatarie possono operare sulle isole o nei mari circostanti, purché le operazioni rispettino la legge norvegese.

Se la Turchia entrasse a far parte del Trattato, usufruirebbe dei medesimi diritti. È chiaro che l’idea di Erdogan non è mirata solo ad espandere le possibilità di imprese e cittadini turchi nel Nord; l’obiettivo è quello di proiettare in maniera più diretta la propria sfera d’influenza, anche in questa regione. Il motivo è semplice: nelle Svalbard, oltre ai paesi firmatari, la partita si gioca sempre più tra i grandi della terra: Cina, Stati Uniti e Russia. La Turchia non vuole essere da meno. Inoltre c’è anche il discorso delle risorse: fonti energetiche, rotte commerciali, ricerche scientifiche e attività economiche. Le opportunità insomma, sono tante, e Erdogan è consapevole che, per essere grandi, bisogna esserci. Soprattutto nell’Artico. 

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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