ESTONIA, LETTONIA, LITUANIA: BREVE STORIA DELLE REPUBBLICHE BALTICHE

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Il percorso storico che ha caratterizzato la “porta del Nord” tra Occidente e Oriente europei: dalle prime menzioni di epoca classica romana, passando per le scorrerie norrene dell’Alto Medioevo e le prime forme statali del Basso Medioveo, la Polonia-Lituania del XVI secolo e le guerre del XVII-XVIII secolo, fino all’età contemporanea e alla recente indipendenza dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica con successivo avvicinamento a UE e NATO. Uno breve sguardo d’insieme delle vicende che hanno segnato la regione, utile per provare rendere più comprensibile la situazione attuale.

Il Mar Baltico, sin dall’antichità, è il crocevia acquatico tra le popolazioni germaniche, scandinave e slave; su questo piccolo mare dall’elevatissima importanza strategica ed economica si affacciano ben nove Stati, ma tre in particolare sono conosciuti come “le Repubbliche baltiche”: EstoniaLettonia e Lituania. Queste, con una popolazione complessiva di circa 6 milioni di persone e una superficie corrispondente grosso modo al 65% dell’Italia, rappresentano di fatto il punto geografico terrestre dove la sovrapposizione storico-culturale tra le popolazioni sopra citate ha avuto il suo apice.

Terra conosciuta già dai Romani, lo scrittore Tacito alla fine del I sec. d.C. nella sua opera “Germania” cita le popolazioni ivi stanziate quando descrive l’antica via commerciale dell’ambra. La situazione rimane pressoché identica nei secoli successivi e la zona attraverserà senza gravi stravolgimenti il periodo delle migrazioni dei norreni del Nord Europa (VIII-XI sec. d.C.), che fonderanno diversi avamposti commerciali nella regione per rendere più forte e ramificata la loro rete commerciale.  Questo fino al periodo bassomedievale, quando agli inizi del XIII secolo due avvenimenti modificano l’assetto politico del territorio: la fondazione del Ducato di Lituania (primo embrione di entità statale locale in senso più moderno) e la coeva opera di cristianizzazione del territorio, durata all’incirca un secolo.

Alla fine del XIII secolo stesso nel territorio preso in considerazione sono presenti il Granducato di Lituania (evoluzione del precedente Ducato) e due Stati monastici, fondati da coloro che avevano portato avanti la conversione alla fede cristiana degli abitanti locali: lo Stato dei Cavalieri Teutonici e la dipendente Confederazione di Livonia, che in seguito si sarebbero uniti in un’unica entità. Nello stesso tempo ad Est si affacciavano due nuovi attori, uno momentaneo e uno duraturo, che avrebbero influenzato la politica della regione nei secoli successivi: l’Impero mongolo con le sue successive emanazioni come l’Orda d’Oro, e soprattutto il nascente Zarato russo.

Dopo la battaglia di Grunwald del 1410, il Granducato di Lituania si avvia nel giro di circa 150 anni a diventare lo Stato più esteso d’Europa (senza considerare gli imperi coloniali e la Russia) all’interno della Confederazione Polacco-Lituana, una monarchia elettiva che si estendeva in gran parte dell’odierna Europa centro-orientale, mentre nello stesso periodo si assistette alla progressiva scomparsa dello Stato dei Cavalieri Teutonici, con l’ultimo Gran Maestro dell’Ordine Teutonico-Livoniano Gotthard I Kettler che tra il 1561 e il 1562 secolarizzò il territorio controllato in due piccoli Stati locali (Ducato di Livonia e Ducato di Curlandia-Semgallia), dismise l’Ordine monastico e si convertì al protestantesimo.

Nei secoli successivi il territorio baltico subirà le implicazioni storiche sia della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) e del breve espansionismo di matrice svedese, sia della Grande Guerra del Nord (1700-1721) e del ben più duraturo imperialismo russo. Già in precedenza lo Stato degli Zar, dopo essersi liberato dalle pressioni dei turco-mongoli a sud e ad est, si era messo all’opera per ottenere il prezioso accesso al Mar Baltico: alla fine della suddetta Grande Guerra del Nord la Russia guidata dallo zar Piotr I il Grande guadagnerà in modo stabile lo sbocco sul mare, estendendo le proprie pretese imperiali nella zona.

Da questo momento in poi, tra il 1722 e il 1917, tutto il territorio entrerà gradualmente all’interno dell’orbita russa; verranno istituiti dal potere centrale i governatorati baltici (i primi due nel 1721 il terzo nel 1795 dopo la terza e definitiva “spartizione della Polonia”), che pur attraverso modifiche amministrative, congeleranno la situazione fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914. Ovviamente da ricordare è il devastante quanto poco riuscito tentativo zarista di russificare forzatamente l’area, utilizzando qualunque metodo potesse essere ritenuto consono dalle autorità governative: leggi ad hoc, corruzione, confische diffuse, omicidi, ecc.

Successivamente la graduale sconfitta russa nella Prima Guerra Mondiale, le due rivoluzioni russe del 1917 che portano al potere Lenin e la conseguente pace di Brest-Litovsk del 1918 danno vita ad un nuovo cambio di scenario: Estonia, Lettonia e Lituania ottengono l’indipendenza da Mosca, e la manterranno per un ventennio fino al 1940. Questa è la prima fase della vita contemporanea delle tre repubbliche baltiche per come le conosciamo adesso e, seppur breve, ha un alto valore simbolico nella formazione di una coscienza nazionale e di un sentimento patriottico che perdura fino ad oggi.

A seguito però del “patto di non-aggressione” dell’agosto 1939 firmato tra il Terzo Reich di Hitler (cioè la Germania) e l’Unione Sovietica di Stalin (cioè sostanzialmente la nuova forma politica che ha assunto la Russia a partire dalla metà degli anni Venti del Novecento), il territorio viene nuovamente occupato delle forze dell’Armata Rossa e al posto delle tre repubbliche sorgeranno tre “Repubbliche Socialiste Sovietiche”, legittimando così un’occupazione che andrà avanti fino al dissolvimento dell’URSS nel 1991, In questo periodo si assiste nuovamente al tentativo di russificazione del territorio, con periodi di particolare ferocia, come ad esempio negli anni compresi tra il 1940 e il 1953. Questo attacco indiscriminato alla cultura baltica sarà poi alla base dell’odio neanche troppo nascosto che gli abitanti della zona nutrono anche oggi nei confronti del vicino russo.

Le tre repubbliche baltiche sono state tra i primi stati a dichiarare la propria indipendenza dalla morente Unione Sovietica tra il 1990 e il 1991 (il primo segnale forte però risaliva già al 23 agosto 1989, con il famigerato episodio della “catena baltica”); staccatesi definitivamente dalla sfera d’influenza russa, Tallinn, Riga e Vilnius si sono progressivamente avvicinate alla sfera occidentale come la maggior parte dei paesi della vecchia orbita sovietica. In particolare, dopo i duri anni dell’occupazione sovietica, la zona ha ripreso la crescita economica e adesso rappresenta forse il territorio più economicamente forte tra quelli che hanno fatto parte del blocco comunista, complice soprattutto la particolare posizione geografica e la relativa vicinanza delle stabili economie europee del Nord, sia germaniche sia scandinave.

Per concludere l’avvicinamento all’Occidente, i tre Stati hanno aderito nel 2004 sia alla NATO sia all’Unione Europea, proiettandosi definitivamente fuori dall’orbita della Russia, senza d’altro canto dimenticare che proprio con l’ingombrate vicino vengono intavolate normali relazioni diplomatiche e varie forme di accordi economici e commerciali. Ovviamente però la situazione è rimasta tesissima sul campo e, dopo anni di apparente calma, la situazione storico-politico delle tre repubbliche baltiche è ritornata in primo piano il 24 Febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina.

Infatti, nello scontro tra NATO e Russia i tre Stati sono la zona terrestre dell’Alleanza Atlantica più vicina a Mosca, e il loro collegamento via terra al resto dell’Alleanza stessa è garantito solo dal piccolo “corridoio di Suwałki”, una striscia di confine lunga 65 km circa tra Polonia e Lituania. Inoltre, altro fattore scomodo da considerare è la presenza ad ovest di Tallinn, Riga e Vilnius dell’Oblast’ di Kaliningrad, exclave appartenente alla Federazione Russa che di fatto è il motivo della potenziale contesa per il suddetto corridoio. Al momento è Kaliningrad ad essere chiusa nella morsa della NATO, ma con un’occupazione russa dello spazio conteso la situazione si invertirebbe, e sarebbero le tre repubbliche ad essere isolate dal resto dell’Alleanza.

In ultima analisi Estonia, Lettonia e Lituania rappresentano terra obbligata di incontro-scontro tra varie culture e vari attori politici; la loro posizione geografica è sia una fortuna che una sfortuna, essendo sempre state al centro della discussione storica, economica e geopolitica. Il prossimo futuro è molto incerto a livello politico; collegandoci allo stato di tensione NATO-Russia, anche se lo scontro armato viene evitato, le conseguenze economiche per la zona sono ancora difficili da stimare esattamente e non saranno lievi. L’altra faccia della medaglia è che l’adesione alla NATO rende improbabile un intervento/invasione diretto di Mosca, cosa che aiuterà le tre repubbliche baltiche a resistere nel tempo, ma meno di qualche improvviso colpo di scena che la storia ci insegna da sempre ad osservare.

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