Perché la Corea del Nord ha riconosciuto le repubbliche del Donbass?

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Fonte Immagine: https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/03/09/news/in-isolamento-le-sanzioni-faranno-diventare-la-russia-una-nuova-corea-del-nord--3786856/

Pyongyang ha ufficialmente riconosciuto le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk; ci si domanda il perché di tale decisione e quali i benefici fra realtà tanto distanti.

Il 14 luglio la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) ha ufficialmente riconosciuto le autoproclamate repubbliche ucraine di Donetsk e Luhansk, nella regione del Donbass. L’annuncio è stato diramato nel corso della stessa giornata dalla Korean Central News Agency (o KCNA, organo di stampa ufficiale della RPDC), dall’ambasciata di Donetsk a Mosca (aperta pochi giorni prima) e dal presidente della medesima repubblica separatista, Denis Pushilin. 

La Corea di Kim Jong-un è quindi diventata il terzo Stato estero, dopo Russia e Siria, a riconoscere i governi filorussi della critica regione ucraina, ottenendo immediatamente l’interruzione delle relazioni commerciali e diplomatiche con Kiev (le quali si trovavano comunque in fase di stallo in seguito al programma nucleare di Pyongyang). La prima domanda che sorge naturalmente spontanea è: perché? Quali benefici il lontano Paese asiatico spera di ottenere da un atto che, stando alle dichiarazioni delle autorità di Kiev, mina non solo “la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina” ma anche lo stesso diritto internazionale?

La risposta più immediata è sicuramente quella che vede nella scelta di Kim la possibilità di ottenere un maggiore sostegno da parte di Putin proprio in ambito internazionale, specie per quanto riguarda le sanzioni sopracitate. Mosca ha infatti prontamente lodato la decisione di Pyongyang tramite le dichiarazioni di Alexander Matsegora, ambasciatore della Federazione Russa in Nord Corea. Secondo il diplomatico russo, l’RDPC avrebbe anche questa volta agito in termini internazionali in base a “ciò che ha reputato giusto” anche a costo “di danneggiare sé stessa”; ha inoltre definito lo Stato di Kim uno dei pochi Paesi al mondo a agire in maniera totalmente indipendentemente in ambito estero, rigettando così le accuse del Ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, che aveva imputato l’atto di riconoscimento alla “tossicità” esercitata da Mosca.

Vi sarebbe tuttavia anche una ragione economica, non solo politica. Il Ministro degli Esteri della Corea del Nord, Choe Sui Hui, avrebbe infatti dato avvio al riconoscimento informando i leader delle repubbliche separatiste circa l’interessamento di Pyongyang a intessere relazioni diplomatiche con entrambi. Pushilin avrebbe risposto entusiasticamente all’appello in virtù dell’ottima e proficua partnership commerciale che sarà possibile stabilire fra i due Paesi. Questa volta parrebbe quindi normale chiedersi: di quali scambi si tratta? L’RDPC non solo soffre di un quasi totale isolamento internazionale ma da diverso tempo parrebbe affrontare una crisi alimentare e umanitaria senza precedenti, mentre le repubbliche di Donetsk e Luhansk sono ancora parzialmente occupate dall’esercito della Federazione Russa.

Alcuni osservatori farebbero corrispondere questi scambi al traffico illegale di armi e stupefacenti, mentre altri pensano che la Corea di Kim abbia trovato un outlet per i propri datati materiali sovietici. Più preoccupante è in realtà la notizia secondo cui la stessa Mosca avrebbe promesso alla Corea del Nord attrezzature e grano ucraini in cambio non solo del sostegno alle repubbliche autoproclamate ma di permettere ai lavoratori nordcoreani all’estero di aiutare le stesse repubbliche nell’opera di ricostruzione. Lavoratori che sarebbero dovuti tornare in patria nel 2019 a seguito di una risoluzione ONU sui diritti umani, ma che ancora oggi secondo gli attivisti internazionali si trovano in alcune zone della Russia, della Cina, del Laos e del Vietnam. 

Ad ogni modo, capire le motivazioni di un regime quale quello nordcoreano è tutt’altro che semplice (ad esempio, come mai Pyongyang non ha ancora riconosciuto l’Abcasia, l’Ossezia del Sud e la Transnistria?), tuttavia sarà necessario tenere d’occhio gli effetti delle sue decisioni.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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