Diplomazia artica, un’altra conquista

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Il 14 Giugno il Canada e il Regno di Danimarca raggiungono l’accordo sulla spartizione dell’isola di Hans, risolvendo così una contesa di lunga durata. 

In una regione in cui il termometro geopolitico sale di pari passo con le temperature, viene raggiunto un accordo tra il Regno di Danimarca e il Canada per la equa spartizione della disabitata isola di Hans, collocata esattamente nel canale Kennedy nello stretto di Nares.    

Le opportunità commerciali e di sviluppo, principalmente indotte dal cambiamento climatico e dalle necessità dettate dal conflitto in corso in Ucraina, riporta la regione artica al centro dell’attenzione non solo della Russia, ma di molti altri attori. L’assottigliamento delle calotta polare e le condizioni climatiche leggermente meno estreme, sono vettori cui le grandi economie mondiali guardano con estremo interesse nell’ottica di accesso ai bacini minerari utili a sostenere la transizione ecologica e di sviluppo di rotte alternative al Canale di Suez, oppure allo stretto di Malacca. E’ proprio per la corsa a queste risorse e alla loro commercializzazione che l’artico negli ultimi anni viene sempre più descritto e presentato come prossimo teatro di confronto geopolitico. Ma è davvero uno scenario immaginabile?

Questa tendenza a proiettare la concretizzazione di un conflitto nel momento di convergenza di interessi da parte di diversi attori è tipica di una visione realista delle relazioni internazionali, ma può anche essere addotto alla drammaticità di questo specifico momento storico, in cui una guerra alle porte dell’Europa non solo induce allo stravolgimento delle politiche e di rapporti decennali tra diversi Paesi, ma intima anche ad una più profonda considerazione sul sistema globalizzato. Tuttavia è doveroso analizzare le specificità di ogni regione, e la storia recente della regione artica induce ad una analisi più elaborata che consideri quanto la cooperazione sia stata fattore determinante nel risolvere dispute decennali e nel mantenere una stabilità politica che ha anche favorito rapporti commerciali tra i vari Paesi. Nonostante i sette Paesi artici membri del Consiglio Artico, Federazione Russa esclusa, abbiano deciso di condannare l’invasione russa dell’Ucraina e di sospendere i lavori del Consiglio stesso e di tutti gli organi sussidiari, l’approccio collaborativo e di mutua comprensione persiste. E l’accordo appena siglato tra Regno di Danimarca e Canada ne rappresenta un esempio. Anche se l’isola di Hans con la sua area di 1.3 chilometri quadrati non rappresenta di per sé una particolare fonte di ricchezza, è stata motivo di disputa tra i due Paesi per diversi anni, in quella che è stata definita la Whiskey War. Il valore della risoluzione di questa disputa consiste anche nella dimostrazione dei poteri della diplomazia. Come osserva Michael Chong, esponente conservatore del governo canadese: “a demonstration of how countries who are upstanding members of our international system can work together to settle disputes around international boundaries.”      

La portata dell’accordo trova particolare valore per il momento storico in cui viene raggiunto e mostra come la diplomazia in artico, che ha reso l’intera regione libera da conflitti armati, abbia forti e salde radici, nonostante la narrazione privilegi il racconto di uno teatro di prossimo conflitto tra super potenze. 

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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