UE: L’ESTATE STA FINENDO E…IL GAS SE NE VA!

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Il Consiglio ha proposto un regolamento convenuto con gli Stati membri in cui si propone la riduzione obbligatoria del 15% della domanda di gas russo. Bruxelles corre ai ripari e punta sul rinnovabile

«L’estate sta finendo, e un anno se ne va» citava una famosa canzone italiana degli anni ’80. E anche se proprio quest’anno, a causa della straordinaria ondata di calore, l’estate sembrerebbe essere eterna, tra qualche mese la popolazione europea dovrà fare i conti con l’inverno e con il rischio di doversi fare docce gelate a causa di una grave crisi energetica internazionale.

In Germania alcune città si stanno già premunendo, optando per un risparmio en avancechiudendo l’acqua calda nelle docce e nei bagli degli edifici e dei centri ricreativi gestiti dalla città come ad Hannover.

A Bruxelles invece, nei giorni scorsi, in un Consiglio straordinario tenutosi nella capitale belga, gli Stati membri hanno pattuito la riduzione della domanda di gas del 15% rispetto al consumo medio degli ultimi cinque anni, prevedendo misure di mitigazione dei relativi effetti collaterali di propria scelta e deroghe per i paesi che non hanno la possibilità di usufruire di reti del gas appartenenti ad altri Stati membri.

Contesto

L’inasprirsi della crisi energetica europea, manifestatasi in modo sempre più evidente negli ultimi mesi, è stata solo una delle tante conseguenze allo scoppio della guerra in Ucraina ma non solo.

La Federazione Russa è il secondo produttore mondiale di gas naturale al mondo (al primo posto ci sono gli USA) e di cui ne è anche il primo esportatore. Infatti, sono molti gli Stati (in gran parte europei) che dipendono dalla Russia per le importazioni di gas naturale. Basta pensare che nel 2021 il tasso di dipendenza dalle importazioni di gas naturale dell’UE era dell’83%. Malta (104%), Svezia (102%) e Lituania (101%) sono i paesi che registrano la maggiore dipendenza mentre Paesi Bassi (33%), Danimarca (26%) e Romania (24%) sono quelli più indipendenti. L’Italia si trova a metà: importa circa il 46% del gas sovietico e lo utilizza per produrre circa il 22,3% dell’elettricità.

La dipendenza dal gas estero è principalmente dovuta a due ragioni: naturali e politiche. Naturali perché ci sono territori in cui sono presenti già in natura vasti giacimenti di gas come, ad esempio, in USA e in Russia; le ragioni politiche, invece, sono spesso legate alle dinamiche di estrazione. In Italia, per esempio, a causa dell’emergenza climatica e di un orientamento politico più sostenibile e basato su fonti d’energia rinnovabili, con il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee è stata ostacolata la pratica della trivellazione.

I passi dell’Ue

Lo scorso 18 maggio, Bruxelles aveva presentato il piano REPowerEU in risposta alle difficoltà dovute allo scoppio della guerra in Ucraina e all’uso politico della risorsa gas da parte della Russia. Il Piano ha lo scopo di incentivare la produzione di energia pulita, diversificando l’approvvigionamento energetico europeo.

A fine maggio e poi a giugno, il Consiglio europeo aveva chiesto più garanzie e celerità nell’adottare soluzioni efficaci in vista del prossimo inverno, durante il quale le risorse energetiche saranno maggiormente necessarie.

Nei giorni scorsi, prima la Commissione con una comunicazione ufficiale per la proposta di un nuovo piano europeo di riduzione della domanda di gas e poi il Consiglio, con una proposta di regolamento per una riduzione volontaria da parte degli Stati membri del 15% di domanda di gas, l’Ue si sta preparando a mitigare le conseguenze della crisi energetica.

Secondo il Consiglio, gli Stati membri hanno convenuto di ridurre questa esigenza di gas a partire dal 1° agosto, specificando alcune esenzioni e deroghe per coloro che versano in situazioni particolari e la cui riduzione obbligatoria potrebbe comportare conseguenze più gravi in altri settori. Per esempio, sono esentati gli Stati membri le cui reti elettriche non sono sincronizzate con il sistema europeo dell’energia elettrica e che dipendono fortemente dal gas.

Chiaramente si tratta di una misura straordinaria, di emergenza e temporanea. O almeno è quanto si spera. Per il momento si stima la durata fino a marzo 2023 ma la Commissione si riserverà la valutazione di eventuali proroghe.

Il tempo che incalza…

Ad oggi sono ben 12 gli Stati membri fortemente colpiti dal razionamento totale o parziale delle forniture di gas russo e l’intenzione europea è quella di creare uno stoccaggio comune di risorse energetiche tale da rendere l’Ue meno vulnerabile e in grado di affrontare le sfide del prossimo inverno. Secondo quanto afferma Ursula von der Leyen, gli stoccaggi hanno raggiunto la capienza del 64%.

Bruxelles ha deciso di operare in modo celere ed efficace contro la politica russa, puntando sulle rinnovabili e tentando di limitare il riutilizzo del carbon-fossile, considerandolo solo come una risorsa in caso di estrema urgenza.

Sicuramente il percorso di indipendenza dal gas russo è un percorso tutt’altro che rapido e indolore che forse poteva essere in parte previsto e aggiustato già negli anni precedenti, all’inizio del conflitto in Crimea. Una crisi del gas nel mercato unico europeo è esattamente ciò di cui Bruxelles non ha bisogno in questo momento, ma del resto questi sono anni di eccezionali avversità.

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