Le nuove capacità missilistiche australiane

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Fonte Immagine: https://asiatimes.com/2022/07/us-missile-sale-to-australia-aims-fast-and-hard-at-china/

Nell’ottica di un futuro scontro con la Cina, l’Australia si sta dotando di strumenti per superare le attuali criticità strategiche.

Il 24 luglio 2022 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha approvato la vendita all’Australia di 80 Joint Air-to-surface Standoff Missiles – Extended range, meglio conosciuti come JASSM-ER. Lockheed Martin, l’azienda che produce i vettori, incasserà circa 235 milioni di dollari dall’affare, con un numero di missili venduti che andrà probabilmente a crescere.

I JASSM-ER sono un mezzo fondamentale per sopperire ad alcune carenze tecniche dell’aviazione australiana. Considerate le necessità strategiche, ormai quasi interamente rivolte a un possibile confronto militare con la Cina, è emerso che la crescita militare di quest’ultima creerà una forte asimmetria di capacità che va necessariamente mitigata per mantenere la funzione deterrente delle forze armate australiane. Uno di questi aspetti è la capacità di attacco a lungo raggio già acquisita da Pechino, tramite sia bombardieri strategici che missili di ultima generazione, come gli ipersonici testati di recente. Inoltre, gli accordi di sicurezza firmati con le Isole Salomone possono aprire le porte a ulteriori influenze cinesi su altri Paesi della regione, come Figi e Papua Nuova Guinea, aumentando la possibilità di una o più basi cinesi nel Pacifico meridionale.

Per rispondere a questa necessità, l’aviazione australiana si è dotata dei vettori JASSM-ER che, operabili sia dagli F/A-18F Hornet che dai nuovi F-35 Lightning II (anche questi ultimi prodotti dalla Lockheed Martin). Questi missili possono ingaggiare bersagli con una portata di circa 900 km, permettendo all’Australia di colpire in profondità dall’interno della portata operativa dei propri velivoli. L’ipotesi del rifornimento aereo, per quanto tecnicamente possibile, non è detto che sia un’opzione sempre disponibile o attuabile in fase di conflitto e inoltre può potenzialmente dar vita a problemi politici con i Paesi vicini, Indonesia in primis.

Oltre all’acquisizione, come già fatto in altre occasioni l’Australia pensa di sfruttare le necessità del procurement militare come volano per la crescita economica. Già nel mese di aprile il governo allora guidato da Scott Morrison aveva annunciato l’intenzione di collaborare con Lockheed Martin e Raytheon per l’avvio di un’azienda partecipata statale in grado di produrre in casa i missili e le altre armi di precisione necessarie al Paese. Oltre a ridurre l’esposizione agli eventuali problemi della catena di approvvigionamento globale, questa mossa consente all’Australia di espandere le proprie capacità in termini di produzione, con ricadute positive sull’occupazione.

Va però segnalato che queste acquisizioni, da sole, non permetteranno all’Australia di risolvere interamente i propri problemi strategici. Per quanto sia una scelta razionale e in continuità con il governo precedente, il nuovo governo australiano dovrà necessariamente elaborare una strategia politica per controbilanciare l’influenza cinese nel Pacifico meridionale. Una strategia che, come annunciato dal Partito Laburista in campagna elettorale, dovrà passare attraverso il rilancio della strategia Pacific Step-Up, con piani di sviluppo in grado di convincere gli Stati insulari del Pacifico a rifiutare le offerte provenienti da Pechino. I missili saranno certamente funzionali, ma in assenza di una visione strategica che metta a sistema tutte le capacità del Paese e dei suoi partner le sole armi non basteranno.

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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