Come la guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia stanno rimodellando il commercio globale di carbone

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La guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia stanno rimodellando il commercio globale di carbone, con le principali economie che si procurano spedizioni da fornitori lontani attraverso rotte marittime e ferroviarie più lunghe, rendendo il prodotto ancora più sporco.

Dall’inizio della guerra in Ucraina, i paesi occidentali e i Paesi del G7 hanno cercato di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, il terzo esportatore mondiale di carbone dopo l’Indonesia e l’Australia. L’ultimo impegno è il divieto europeo sulle importazioni di carbone dalla Russia a partire dal 22 agosto 2022. Sebbene il cambiamento non sia immediato per tutti, dato che molti Paesi acquirenti dell’UE hanno contratti a lungo termine con la Russia, va comunque specificato che nel medio – lungo periodo bisognerà trovare un altro venditore (o più venditori) di carbone che sostituisca la Russia e che soddisfi per oltre il 40% le importazioni totali di carbone che il continente europeo annualmente necessita. La Russia del resto rimane ad oggi il più grande fornitore di carbone per l’Europa, esportando circa 63 milioni di tonnellate all’anno, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia.

Mentre le sanzioni mirano a ridurre le entrate energetiche della Russia, gli ambientalisti sono sempre più preoccupati per gli effetti collaterali di un commercio di carbone rimodellato con tempi di viaggio più lunghi.; creando di fatto un stravolgimento nel flusso commerciale tra Paesi venditori ed acquirenti di carbone, assisteremo ad nuove rotte commerciali che in fin dei conti, non faranno altro che rimescolare le carte del mazzo causando però un aumento dei prezzi per gli acquirenti e tempi più lunghi di consegna per i venditori. Chi ha già rinunciato al carbone russo adesso è costretto ad importarlo anche dall’Australia, dal Canada e dall’Indonesia; non proprio Paesi limitrofi o attigui al continente europeo. 

Di contro il carbone russo di seguirà una rotta più breve e sarà probabilmente spedito nei paesi nordafricani e in Turchia, sostituendo la fornitura di carbone dagli Stati Uniti e dai paesi sudamericani. Alla fine l’Europa dovrebbe acquistare più carbone dagli Stati Uniti, dal Sud America, dal Sud Africa, dal Sudest asiatico e dall’Australia, da paesi molto lontani, mentre la Russia potrà vendere già ai Paesi che si affacciano dall’altra parte del Mediterraneo.

Sussiste un problema legato al prezzo del carbone o ad un possibile aumento?

Il prezzo di riferimento del carbone termico è di circa $ 400 per tonnellata, 2,6 volte superiore rispetto a un anno fa; mentre i prezzi complessivi delle materie prime sono diminuiti in modo significativo a causa dei timori di un rallentamento economico nelle ultime settimane, i prezzi del carbone rimangono elevati.

Uno dei maggiori fattori per determinare i prezzi del carbone in futuro saranno la Cina e l’India, i maggiori consumatori di carbone del mondo. Entrambi i paesi hanno attraversato una crisi energetica nel 2021 e dall’anno scorso hanno cercato di aumentare la produzione interna. 

In India, la produzione statale di Coal India, che rappresenta l’80% della produzione interna, è stata di circa 51 milioni di tonnellate a giugno, con un aumento del 29% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e segnando la produzione più alta di sempre per giugno. La società prevede di aprire una delle più grandi miniere di carbone del paese quest’anno.

In Cina, le grandi compagnie carboniere hanno aumentato la produzione dopo che il governo ad aprile ha aumentato la capacità produttiva di oltre 300 milioni di tonnellate quest’anno, aumentando la produzione annua del 7% rispetto allo scorso anno.

La Cina punta a raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica prima del 2030, mentre l’India punta a raggiungere lo zero netto entro il 2070. Gli sforzi frenetici per aumentare la produzione interna potrebbero minacciare tali obiettivi. Alla conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul clima lo scorso anno, l’India è riuscita a modificare la formulazione dell’accordo globale da “eliminazione graduale” del carbone a “riduzione graduale” del combustibile fossile.

Gli esperti stanno osservando attentamente quanto carbone russo verrà reindirizzato ai due paesi, che insieme rappresentano circa i due terzi della domanda complessiva. Per questo motivo se l’India e la Cina aumenteranno le loro importazioni di carbone russo, si verificherà un livellamento della domanda e gli attuali prezzi elevati potranno rientrare nella media.

Se l’Europa piange la Russia non ride, perchè seppure la vendita di carbone ai Paesi dell’area MENA dovrebbe aiutare a coprire le perdite dovute dalla chiusura del mercato europeo, la vendita del carbone russo ad India e Cina dovrebbe avvenire con un altissimo sconto, limitando così la possibilità per Mosca di battere cassa facilmente. Questo perchè spedirlo attraverso il Mar Nero verso comporta costi di trasporto compresi tra $ 70 e $ 120 per tonnellata. Inoltre la Russia ha un evidente collo di bottiglia nella rete ferroviaria dalla parte occidentale (quella Europea) fino all’Estremo Oriente, il che rende incerto quanto il paese possa reindirizzare le sue esportazioni di carbone dall’Europa alla Cina in tempi rapidi.

Il carbone termico risulta attualmente essere di primaria importanza perchè la produzione di gas GNL ha subito una brusca interruzione ,in quanto un impianto di GNL di Freeport, negli Stati Uniti, è stato bloccato a causa di un incendio, creando così una maggiore domanda di carbone. Germania, Francia e Paesi Bassi sono tra i paesi che stanno pianificando di riattivare centrali elettriche a carbone a causa della carenza di energia. La scorsa settimana l’Unione Europea ha deciso di ridurre la domanda di gas del 15%, alimentando la speculazione che potrebbe far aumentare ulteriormente la domanda di carbone.

Nel frattempo la fornitura globale di carbone è diventata più imprevedibile. A gennaio, l’Indonesia ha interrotto le esportazioni per dare priorità all’approvvigionamento interno. Sebbene il divieto sia stato revocato entro la fine del mese, ha esposto i rischi alla fornitura stabile di fonti di energia.

La guerra alla Russia e delle sanzioni sta creando nuovi mercati e nuove rotte commerciali per entrambi gli schieramenti, di fronte a questo cambiamento però bisogna riconoscere che non è sempre la Russia a farne le spese, anzi, forse l’Europa è stato il continente che ha maggiormente subito perdite dalla guerre delle sanzioni.

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