Il Mediterraneo Allargato: una sfida per l’Italia 

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Fonte: Marina Militare Italiana

La sicurezza della Regione mediterranea è cruciale per l’Italia, e richiede che il Paese svolga un ruolo da protagonista, quale media potenza regionale a forte connotazione marittima, in grado tutelare i propri interessi strategici, nonché svolgere un ruolo di riferimento per i principali Alleati in ambito NATO e UE.

Il Ministero della difesa italiano, ha pubblicato, lo scorso 7 giugno 2022, la nuova strategia di difesa e sicurezza per il Mediterraneo. In realtà, il documento prende in considerazione il Mediterraneo Allargato, si tratta di una macro-area geopolitica che tange gli interessi strategici dell’Italia. Gli eventi geopolitici che scaturiscono in questo quadrante, innescano processi che si riverberano inevitabilmente sul continente europeo, in particolare sull’Italia, in quanto penisola posta al centro dello scacchiere Mediterraneo, la cui area racchiude anche il Medio Oriente, il Golfo di Guinea, il Corno d’Africa e la fascia sub-Sahariana. 

Nel procedere con l’analisi, sarebbe opportuno, comprendere che cosa si intende quando ci riferiamo al concetto di “Mediterraneo Allargato”. Lo storico Scipione Guarracino, afferma, che il significato primordiale della parola Mediterraneo, potrebbe essere: “Mare di Dio”. Senza alcun dubbio, il volto del Mediterraneo è cambiato continuamente nel corso dei suoi cinque mila anni di storia, ma guardando al presente, attraverso il raddoppio del canale di Suez questo mare nostrum è tornato ad essere un nuovo spazio, dove si incontrano i traffici globali di tre oceani: il Pacifico, l’Atlantico e l’Indiano. Città del Mediterraneo come Roma, Barcellona, Atene, oppure Algeri, Alessandria d’Egitto e Istanbul, sono il volto di città che ormai competono in uno spazio globalizzato. Tuttavia, il Mediterraneo è prima di ogni altra cosa, un mare. Un mare di transito, un corridoio di continui flussi commerciali ed economici. È un bacino caratterizzato da incontri e scontri, di scambi e confronti, dall’alternarsi di continue forze centrifughe e centripete.  

Il concetto di Mediterraneo allargato per l’Italia assume un valore e un significato particolare, dato che, l’accezione “allargato” è stata attribuita per la prima volta nella storia, dalla Marina Militare Italiana, per poi essere ripresa dal Ministero degli affari esteri italiano e dal Ministero della difesa, nel documento programmatico pluriennale di difesa 2021-2023, identificando l’area del Mediterraneo come strategica per la sicurezza e l’interesse nazionale.   

Il Mediterraneo allargato può considerarsi come l’area ove con maggiore evidenza emergono linee di frattura, indicate da Samuel Huntington nelle sue riflessioni sullo scontro di civiltà. Infatti, visti i rapporti e i frizionamenti tra la parte settentrionale e meridionale, possiamo intendere il Mediterraneo come un bacino collegato solo dalla contiguità geografica, ma non come un sistema politico e culturale coerente. La divisione nord-sud del Mediterraneo è anche una divisione culturale e religiosa, cristianesimo vs islamismo, ma anche etnica e linguistica oltre ad una politica divisa tra paesi democratici appartenenti all’Unione Europea, e quelli non democratici situati nella sponda sud e nella penisola arabica.

In questo contesto e quadrante geografico, l’Italia è chiamata ad operare sempre di più, le circostanze internazionali esigono un cambio di passo. La nuova strategia di difesa e sicurezza, si configura come il tentativo italiano di attuare una politica estera e di sicurezza ancorata alla Nato e all’Ue, ma allo stesso tempo sciolta dai vincoli delle alleanze. In altre parole, bisogna essere pronti ad andare anche da soli, se le circostanze lo richiedono. Il Mediterraneo allargato è il cortile o se preferiamo il giardino, su cui si affaccia Roma. Una media potenza come l’Italia, con risorse economiche assai limitate, non può permettersi di perseguire velleità su scala globale, mancherebbe di strumenti adeguati. Al contrario, invece, deve necessariamente concentrare i propri sforzi nel Mediterraneo allargato, per tutelare gli interessi strategici nazionali. Quella italiana è un’economia di trasformazione, ovvero, importa materie prime o semilavorati per poi esportare prodotti finiti, ad alto valore aggiunto, con la dicitura made in Italy. Il Paese è fortemente dipendente dai trasporti e traffici marittimi. Per esempio, lo Stretto di Sicilia rappresenta lo snodo delle principali rotte marittime che collegano due aree, quella orientale a quella occidentale, si tratta dunque di un choke point ad altro valore strategico per l’Italia, ovvero un punto di passaggio obbligato. 

Inoltre, considerato il fatto che l’Italia importa la quasi totalità del fabbisogno energetico, questa situazione, anche in previsione di una progressiva transizione verde verso l’uso di fonti rinnovabili, determina la necessità di una riflessione in merito alla sicurezza e stabilità dei Paesi fornitori di combustibili fossili o gas naturale, che interessano necessariamente le aree di transito di gasdotti ed oleodotti e le vie di comunicazioni marittime. Infatti, sia il petrolio che il gas arrivano quasi interamente con navi specializzate dal Golfo Persico, dal Mediterraneo orientale e dal Mar Nero che sono collegati per mezzo di passaggi nevralgici, come quello di Suez, Hormuz e Bab El Mandeb.

Il Mediterraneo allargato deve essere il teatro operativo delle forze armate italiane, che conducono in varie forme e modalità nell’ambito della proiezione esterna del Paese, missioni e operazioni di stabilizzazione e pacificazione, oltre ad attività di cooperazione bilaterale e multilaterale. Negli ultimi anni l’Italia ha avviato una serie di importanti missioni bilaterali funzionali a svolgere attività di Confidence building, Capacity ma anche Institution building. A tutto questo va aggiunta anche la qualificata partecipazione italiana ad operazioni sotto egida ONU, NATO ed UE. Infatti, bisogna sottolineare il fatto che la proiezione esterna dell’Italia si esplica in una sinergia con i paesi alleati e partner, ma anche e soprattutto con le Organizzazioni Internazionali di cui il Paese è membro.

Per quanto concerne la componente militare, la Marina italiana risulta al vertice tra i paesi dell’Unione Europea, con capacità di proiezione di portaerei dotata di modernissimi velivoli di quinta generazione F-35B. La Marina è la forza armata deputata alla difesa dal mare, sul mare e nel mare, dei confini nazionali marittimi da potenziali aggressioni militari. Grazie alla capacità delle forze aeronavali, si possono attuare attività di prevenzione di conflitti e sviluppo della sicurezza e stabilità della regione mediterranea, per esempio, attraverso la costruzione di una muta fiducia tra le capacità marittime dei vari partner, con scambio informativo, interoperabilità e intercambiabilità. Si tratta di attività fondamentali per l’interesse e la sicurezza cosiddetta a distanza, soprattutto in quei teatri dove non è possibile dispiegare forze sul terreno. Inoltre, le forze aeronavali sono anche un importante strumento a supporto della politica estera del Paese, potendo esprimere il concetto di naval diplomacy, con la quale è possibile ottenere importanti risultati per gli interessi nazionali marittimi.

La dimensione mediterranea per l’Italia è di cruciale importanza, lo è sempre stata nel corso della sua Storia. Tuttavia, nonostante la collocazione geografica ponga il paese perfettamente al centro del Mediterraneo, l’Italia non si è mai percepita come una penisola marittima, ma ha preferito sposare una visione mitteleuropea di sé stessa, guardando al nord Europa, prediligendo una visione italiana di tipo continentale. Le regioni del nord Italia, perfettamente integrate nel sistema economico del continente europeo, hanno ritenuto più opportuno spingere l’Italia verso una maggiore integrazione economica e commerciale con stati quali Francia e Germania. 

Possiamo comunque ritenere, che la dimensione eurocentrica adottata da Roma, non è assolutamente da contrapporre ad una visione mediterranea dell’Italia, i due elementi non sono da considerare in antitesi, al contrario, sono perfettamente integrabili. In una visione lungimirante di politica estera, di sicurezza, ma anche economica dell’Italia, sarebbe auspicabile che le istituzioni rendessero l’Italia protagonista all’interno di alcune organizzazioni internazionali, in primis, l’Unione Europea e Nato. L’Italia all’interno di queste cornici regionali, per la sua naturale posizione geografica, ma anche per un’innata predisposizione al dialogo e alla cooperazione, potrebbe porsi quale attore sostenitore di una maggiore integrazione intra-mediterranea. Roma potrebbe diventare un polo attrattivo ed un interlocutore credibile per gli Stati terzi, che intendono dialogare e cooperare con l’Unione Europea, e con la Nato, l’Italia potrebbe essere il punto di riferimento del fianco sud dell’alleanza per i paesi del Mediterraneo allargato. 

Come analizzato fin qui, l’Italia vanta una serie di asset strategici a proprio favore, in primis la posizione geografica, seguita dallo strumento diplomatico e navale, ma anche industriale. Tuttavia, affinché l’Italia possa essere percepita come una delle colonne d’ercole, del Mediterraneo Allargato, dovrà dotarsi prima di tutto, di strumenti politici in grado di assicurare al Paese una maggiore stabilità. La recente crisi di governo fa riflettere, sul fatto che, l’instabilità politica sia uno dei mali atavici e storici dell’Italia, che affonda le proprie radici nella cosiddetta seconda repubblica. Senza uno stabile indirizzo politico, in grado di mostrare l’Italia quale interlocutore serio e credibile agli alleati Nato, e ai partner europei, ma anche a tutti gli Stati che abitano il Mediterraneo, difficilmente qualunque strategia individuata in qualsivoglia documento programmatico, potrà mai realizzarsi pienamente. 

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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