Camerun: sempre di più i bambini nelle miniere 

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Fonte immagine: https://observers.france24.com/en/africa/20210318-dr-congo-child-labor-gold-mines-kamituga-south-kivu

Nell’ultimo decennio il governo del Camerun ha cercato di attrarre investitori stranieri per i suoi minerali, sempre più richiesti in quanto utili alla transizione energetica occidentale). A pagarne le spese è la parte più povera della popolazione e soprattutto i bambini, oltre alla biodiversità naturale. 

L’impatto delle politiche climatiche si sta facendo sentire sull’estrazione delle materie prime, tanto che la Banca Mondiale stima che la produzione di metalli dovrà aumentare del 500% entro il 2050 per soddisfare le previsioni di domanda di Occidente e Sud-Est Asiatico.

Questa richiesta sta generando danni insanabili per il territorio, con deforestazioni e inquinamento fluviale, ma soprattutto sta avendo conseguenze mortali per la popolazione più povera e instabile.  

Da ultima, a inizio luglio, è arrivata la netta denuncia di Foder, un’organizzazione non governativa camerunense, che ha portato alla luce come le zone fluviali nei pressi di Batouri, nell’est del Paese, abbiano ormai raggiunto un livello di inquinamento difficilmente sanabile.

Quell’area è particolarmente famosa per le miniere artigianali, ovvero grossi buchi scavati nei campi e riempiti con acqua piovana o portata dal fiume da cui poi si estraggono vari minerali, principalmente oro.

Dopo aver scavato con pale e piccozze, i pezzi di terra vengono trasportati in ceste e carriole alle macinatrici, spesso di proprietà di alcuni capi villaggio che richiedono in cambio cospicui affitti con un modus operandi spesso feudale. Qui la terra viene macinata, lavata e filtrata, nella speranza di avere qualche risultato.

Questi siti artigianali, tuttavia, sono solo la punta dell’iceberg di un problema ben più profondo, quello degli investimenti minerari africani. Per essere risolto questo avrà bisogno di un deciso cambiamento politico nel breve periodo e soprattutto di una maggiore presa di consapevolezza da parte dei paesi più ricchi.

Perdita di biodiversità, povertà, sfollamento

L’inquinamento del Kadei River e delle sue piccole ramificazioni ha portato alla perdita di biodiversità animale e vegetale e sfollamento umano. La moria di molte specie ittiche impedisce ai pescatori di pescare, la mancanza di acqua potabile non permette agli agricoltori di irrigare, agli allevatori di nutrire il proprio bestiame e alla gente comune, senza corrente in casa, di poter bere e mangiare.       

In questa situazione chi ha la peggio è ovviamente la parte più povera della popolazione e dalle ricerche accademiche si nota come sia sempre più in pericolo la condizione dei bambini.

I bambini, che quasi sempre provengono da famiglie analfabete e che vivono sotto la soglia minima di povertà, vengono sfruttati nelle miniere a causa della loro minuta struttura fisica. Lavorando tutto il giorno, non possono andare a scuola e spesso sono colpiti da malattie polmonari o da gravi danni fisici. 

Inoltre, tra i principali responsabili del loro “lavoro” ci sono proprio i loro genitori: dove il costo-opportunità di avere un figlio è zero, per le famiglie povere un figlio rappresenta due braccia in più per lavorare e portare a casa uno stipendio. Motivo per cui la popolazione del Paese è in aumento, mentre l’età media si abbassa. 

Inoltre, ogni anno per scappare dalle violente e armate persecuzioni etniche anti-Bakala arrivano migliaia di rifugiati dalla vicina Repubblica Centro Africana, che contribuiscono a formare manodopera a costo zero. 

Secondo l’Unione Europea in questo momento nel solo Camerun ci sono circa un milione di bambini che lavorano nelle miniere e molti di questi muoiono sul posto di lavoro. 

Il ruolo del governo locale è pressoché insignificante nella risoluzione del problema, così come le campagne mediatiche. Nell’ultimo decennio, il Camerun ha lanciato diverse politiche come l’età minima per lavorare (14 anni) e la legge del 2011 sulla lotta al traffico e alla tratta delle persone (genitori compresi), ma l’effetto reale è stato totalmente nullo. Anzi, dati alla mano, il fenomeno dei bimbi nelle miniere è in aumento.

Investimenti da tutto il mondo, Africa compresa

Gli investimenti cinesi rappresentano la fetta di torta principale, ma anche l’Europa sta guardando l’Africa con attenzione. Restando nella zona di analisi, nel 2019 il gruppo industriale e minerario francese Eramet ha iniziato i lavori per una seconda esplorazione del giacimento di rutilo di Akonolinga, con il consenso del Segretario di Stato del ministero delle miniere Fuh Calistus Gentry, che durante una visita al sito ha confessato al Camerun Tribune che le specifiche fossero state rispettate.

Ma il Camerun stesso non è da meno: il 14 dicembre 2020 con un documento governativo del presidente Paul Biya ha intensificato il settore minerario del Paese, mentre nel 2021 è stato varato un progetto per l’estrazione di ferro presso il Monte Nabemba e Mbalam, al confine con la Repubblica Democratica del Congo, per lo sviluppo economico congiunto dei due stati.

L’allontanamento di Medici Senza Frontiere

La zona est del Camerun è molto ricca di minerali e, a livello geopolitico, questo ha generato una grossa instabilità nella zona. Protagonisti degli attacchi sono le forze di sicurezza nazionale e i gruppi separatisti armati anglofoni, in lotta da decenni contro il centralismo francofono. Una guerra civile che negli anni ha provocato migliaia di morti e sfollati: allo stato attuale oltre quattro milioni di camerunensi riescono a vivere solo grazie agli aiuti umanitari.

L’anno scorso persino Medici Senza Frontiere è stata costretta a ritirare i propri operatori dalla regione nord-occidentale del Paese, a causa dei conflitti armati.

Riportiamo una parte dell’intervista rilasciata a LaRepubblica a Laura Martinelli, dal 2018 capomissione di MSF nell’area interessata, che spera di riprendere le attività mediche in loco quanto prima. In quella zona geografica MSF rappresentava l’unica vera fonte d’aiuto, fornendo assistenza sanitaria gratuita e gestendo l’unico servizio di ambulanze per tutti. Da quando presta servizio in Camerun (2018) Martinelli ha ammesso di aver visto numerosi attacchi da parte dei gruppi armati contro le strutture sanitarie, i propri operatori e i propri pazienti.

Nell’intervista si legge come nel solo 2020 Medici Senza Frontiere “ha curato 180 sopravvissuti a violenza sessuale, effettuato 1.725 sedute psicologiche, eseguito 3.272 interventi chirurgici e assicurato il trasporto in ambulanza di 4.407 pazienti (più di 1.000 erano donne in travaglio). Gli operatori sanitari comunitari hanno fornito 42.578 consultazioni, principalmente per malattie come malaria, diarrea e infezioni del tratto respiratorio”.

Per sanare la situazione in Camerun il problema andrà affrontato dalle fondamenta e serviranno politiche umanitarie solide, oltre alla consapevolezza che un pezzo d’oro non può più valere la vita di un bambino.

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