IL NUOVO TRAGITTO DEL NARCOTRAFFICO IN SUD AMERICA

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Fonte Immagine: https://agenciaajn.com/noticia/paraguay-incautaron-mas-de-2300-kilos-de-cocaina-con-destino-a-israel-154326

L’omicidio di Marcelo Pecci, magistrato nella maxi operazione antidroga svolta in Paraguay, riaccende le luci sul problema del narcotraffico. Lo Stato latinoamericano è divenuto negli anni principale attore nel traffico di droga, con tutte le conseguenze e problematiche del caso.

L’America Latina da decenni gioca un ruolo fondamentale nel consumo ma soprattutto produzione e traffico di stupefacenti, con la cocaina come primario prodotto di introiti. 
I Paesi baluardo di queste azioni criminose sono stati e sono il Messico, la Colombia ed il Perù per svariati anni. Subito dietro nella classifica d’importanza hanno avuto un ruolo la Bolivia ed il Venezuela, con lo sfondo per Argentina e Brasile.

Il primato per Messico, Colombia e Perù è molto semplice da spiegare, in quanto l’arbusto della coca (Erythroxylon coca) – da cui si estrae il potente principio attivo chiamato cocaina – cresce spontaneamente nei climi caldi e umidi tropicali dell’America meridionale ad un’altitudine compresa tra i 700 e i 2000 metri. 

Da quando nel primo dopoguerra, l’uso di sostanze stupefacenti ha preso il largo, l’area latinoamericana ha via via preso il sopravvento su questa tematica e la criminalità dedita al narcotraffico è, senz’altro, diventato un problema serio.

Il fenomeno criminoso si è insediato in modo sempre più pernicioso nelle economie in crescita, le ha corrotte e le ha destabilizzate esponendole alle mire egemoniche delle potenze extra-regionali e, conseguentemente, alterando gli equilibri geopolitici futuri. Il narcotraffico è diventato una forma di potere geopolitico vero e proprio, e in grado di incidere in modo sostanziale tanto sull’economia quanto nella sfera politica. In grado di lacerare il tessuto sociale e di generare un rischioso circolo vizioso dove l’economia illegale finisce per diventare indispensabile all’economia nazionale, il traffico di droga sposta ingenti quantità di denaro. Inevitabilmente il peso economico accentua tutta quanta la situazione e tematica, che ha intrinseche dentro di sé svariate sfumature ed argomenti da poter trattare ed analizzare.

Un tema però che nell’arco di due anni, dal 2020 al 2022 è preponderante è l’ingresso nella scena delle traffico della droga, e nello specifico della cocaina, del Paraguay. 

Lo scorso 11 maggio, il procuratore antimafia paraguayano Marcelo Pecci è stato ucciso da una banda di uomini armati sulla spiaggia dell’isola di Barù in Colombia, dove si trovava in luna di miele con la moglie.

Il procuratore Pecci è stato l’attore più importante degli ultimi anni nella lotta al narcotraffico in Sud America e sopratutto sul Paraguay, membro della maxi inchiesta ‘A Ultranza PY’ sul quale torneremo dopo.

Questo omicidio è il segnale cristallino che il Paraguay, e le bande dedite al narcotraffico della cocaina, siano maggiormente attori principali. Cerchiamo quindi di capire come un Paese senza sbocchi sul mare sia divenuto uno dei maggiori centri di commercio di droghe dell’America Latina.

Negli anni addietro la cocaina veniva spedita tradizionalmente dai porti del Brasile verso l’Europa, dopo la produzione e primo tragitto dai già citati Messico, Colombia e in primis il Perù. Ma nel tempo le autorità hanno attuato una politica ben più ferrea e fatta di maggiori controlli. Insight Crime ha riportato infatti notizie di sequestri record nel Paese verdeoro, assecondando la tesi di maggiori controlli antidroga.

Ovvia conseguenza è stato il cambio di strategia e traffico delle bande criminali. Svariati fattori hanno fatto si che il Paraguay, già attivo nello smercio e produzione di sostanze illecite anche se in misura minore, divenisse un territorio ottimale per l’insediamento di attività di questo genere. A sostegno di ciò basti sapere che nel 2019 la produzione totale di marijuana ha toccato le 40.000 tonnellate.

Oltre a concause ottimale al Paraguay per diventare attore centrale sull’argomento droga, il resto l’ha fatto la geografia del Paese. Nonostante non ci siano sbocchi sul mare, vi sono ottime strutture di porti fluviali. Il porto di Villetainaugurato nel 2018 per le grandi navi container è manna dal cielo per il narcotraffico. Dal porto di Asuncion, ovvero la capitale, la droga viaggia per il fiume Paranà per arrivare in Argentina, dove sarà spedita oltreoceano. Altra via alternativa a quella fluviale è quella che passa da ben quattro Paesi latinoamericani. Le sostanze per la cocaina vengono comprate in Perù, per poi essere lavorate in Bolivia dove il valore arriva fino a $1600 al chilo. Dalla Bolivia la cocaina arriva via aerea nella zona dell’Alto Paraguay e del Chaco paraguayo, ovvero aree con scarsa densità abitativa e carente controllo aeree. Dopo gli aerei, dal Paraguay la droga arriva in Argentina con i camion, per essere spedita in tutto il mondo. Al termine di questo giro, che può essere sintetizzato in una struttura triangolare, un chilo di cocaina può valere dai $26.500 ai $28.000 sul mercato europeo. 

Infine vi è un altro elemento che ha permesso al Paraguay di ricoprire un ruolo di rilievo sullo smercio di droga, ovvero la corruzione, tutta a beneficio delle bande criminose organizzate. Sono tantissimi i casi in cui membri politici, impresari e militari sono finiti immischiati al narcotraffico, alcuni proprio smascherati da Marcelo Pecci. Il Real Instituto Elcano ha riportato nel maggio 2020, che vi sono intere aree del Paraguay in cui membri statali privatizzano intere zone, permettendo alle bande organizzate di prenderne il controllo.

Infine, per rendere l’idea del problema corruzione, basta consultare l’Indice di Percezione della Corruzione, che mette nel 2021 il Paraguay al 128 posto su 180 a livello mondiale, eleggendolo come uno dei più toccati dal fenomeno.

La somma di tutto questi fattori ha prodotto un Paraguay sempre più importante nel narcotraffico, sempre più importanza e violenza delle bande criminali paraguayane e l’insediamento di organizzazioni criminose internazionali, come il Primeiro Comando do Capital – l’organizzazione criminale più grande del Brasile – la quale detiene il controllo delle principali rotte di commercio della cocaina o il Red Command sempre brasiliano, i narcos colombiani ed anche la criminalità organizzata italiana come la ndrangheta e la mafia cinese.

Oltre a ciò il Paraguay ha incrementato sensibilmente la sua produzione, e quindi primato, di marijuana. Sostanzialmente si sta vivendo un doppio problema, sia per la cocaina sia per la marijuana. Le autorità paraguayane hanno certificato ed evidenziato un aumento dei sequestri che spaziano dalla pasta di coca, all’acido cloridrico e acetone – sostanze chimiche legate alla cristallizzazione del cloridrato di cocaina – ad intere piantagioni e quantità record di marijuana. Il ruolo nevralgico di smistamento del traffico ha portato con se anche altre tipologie di droghe come l’ecstasy e altre droghe sintetiche.

Una situazione del genere non può che produrre problemi su problemi, come il fatto che il Paraguay sia considerato ora anche terra di riciclaggio per il denaro.

In tanti temono ora che il Paese Sud Americano possa divenire nel breve tempo un vero e proprio narco-stato.

Tornado all’omicidio di Marcelo Pecci,il triste fatto è chiaramente un segnale forte e diretto alle istituzioni, che certifica ancora di più che il Paraguay è Paese di primo rilievo per il narcotraffico. 

Il procuratore era tra i magistrati appunto dell’operazione ‘A Ultranza PY’, ovvero dell’operazione avviata a febbraio 2022, con oltre 100 perquisizioni simultanee, e ordini di cattura nei confronti di 30 esponenti di una estesa rete dedita al traffico e al riciclaggio. Solo nei primi giorni dell’operazione sono stati sequestrati beni per oltre 100 milioni di dollari. Secondo la magistratura l’organizzazione smantellata era legata ai sequestri di due ingenti carichi di cocaina effettuati in Belgio, per un totale di oltre 12 tonnellate, e un terzo in Olanda per oltre 4 tonnellate.  La famiglia maggiormente indagata nell’operazione era quella del clan Insfran, della città i Curuguaty che inviava decine di partite di cocainadalla Bolivia al Belgio appunto attraverso il porto fluviale di Villeta.

Il 3 giugno scorso l’ormai ex presidente colombiano, Ivan Duque, postava su Twitter questa nota: “In un’operazione della polizia della Colombia, della procura colombiana e delle autorità paraguayane, abbiamo catturato tutti i presunti responsabili, compreso l’autore materiale del procuratore paraguayano Marcelo Pecci”. 

Qualche giorno più tardi, il 18 giungo, quattro persone sono state condannate a 23 anni di carcere per l’omicidio, mentre una quinta persona è stata dichiarata innocente ed una sesta sospettata resta in fuga.. Altri dettagli sono fuoriusciti sull’assassinio di Pecci, come il possibile coinvolgimento della gang brasiliana First Capital Command, mentre gli uomini del commando sono stati pagati 500mila dollari per l’aggressione. 

Era giusto e doveroso dare qualche notizia in più su Marcelo Pecci, uno che il problema del narcotraffico in Paraguay l’aveva già capito e voleva contrastarlo. Nello Stato latinoamericano c’è un nuovo vero e serio problema, radicato sì da anni in tutta l’America Latina ma non giustificabile da riuscire ad insediarsi in altre Nazioni.

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