Il bilanciamento neozelandese tra Australia e Stati Uniti

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Fonte Immagine: https://www.rnz.co.nz/news/political/468252/jacinda-ardern-meets-us-president-joe-biden-at-the-white-house

Con l’aumentare delle sfide strategiche nel Pacifico, la Nuova Zelanda potrebbe esser chiamata a rivedere alcune delle sue posizioni nel lungo periodo.

Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, gli Stati Uniti hanno sostituito il Regno Unito come principale garante della sicurezza di Australia e Nuova Zelanda tramite il trattato ANZUS, un patto di difesa trilaterale tra i Paesi in questione. Nonostante il trattato sia ancora in piedi, dagli anni Ottanta questo non è più efficace tra Stati Uniti e Nuova Zelanda in seguito a uno scontro diplomatico sul diritto di visita di navi a propulsione nucleare o equipaggiate con armamenti atomici.

Da allora la Nuova Zelanda ha perseguito una politica estera sì coerente con la direttrice strategica statunitense, ma anche molto più indipendente rispetto ad altri Paesi in situazioni simili. Favorita anche dall’isolamento geografico, la Nuova Zelanda ha coltivato le proprie relazioni internazionali in modo assolutamente pragmatico, avviando anche dei floridi rapporti con la Cina che perdurano anche oggi. 

All’alba della sfida per la supremazia globale nel XXI secolo la posizione neozelandese è quindi atipica rispetto ai Paesi politicamente più vicini, in primis l’Australia che sta invece intraprendendo un percorso di rafforzamento strategico e militare in linea con gli obiettivi statunitensi. La Nuova Zelanda continua ad avere una solida partnership commerciale con Pechino, con i cinesi che acquistano circa il 25% dell’export neozelandese. A differenza dell’Australia, qui negli ultimi dieci anni non c’è stato il cambio di percezione del ruolo della Cina nella regione, aspetto anche qua favorito dall’isolamento geografico del Paese.

Tuttavia, il trattato di sicurezza tra Isole Salomone e Cina ha fatto suonare qualche campanello d’allarme a Wellington, poiché è andato a toccare direttamente le periferie più immediate della Nuova Zelanda. La reazione di Wellington è stata in realtà molto pacata, nonostante il capo del governo Jacinda Ardern durante una visita a Washington abbia sottolineato la sua preoccupazione per la vicenda, impegnandosi al tempo stesso ad approfondire la partnership con gli Stati Uniti.

Il deterioramento dell’ambiente strategico sarà quindi un fattore importante per plasmare il corso d’azione della Nuova Zelanda, un Paese molto meno preoccupato dell’assertività cinese rispetto ai Paesi limitrofi: è altresì vero che la Cina con la sua influenza esporta un modello di sviluppo valorialmente molto lontano da quelli che sono i valori neozelandesi.

Ciononostante, dal punto di vista strettamente strategico è difficile che Wellington prenda una posizione strategica diversa da quella attuale, considerati i grandi vantaggi che trae dalla partnership con Pechino. Tuttavia, con l’imporsi delle tematiche ambientali (sulle quali i Paesi del Pacifico necessitano di risposte in tempi rapidissimi) la Nuova Zelanda potrebbe ad un certo punto effettuare una scelta di campo davanti a una situazione in rapido peggioramento, soprattutto se queste risposte non dovessero arrivare dalla Cina.

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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