Tutte le strade portano a Riad: Biden alla vigilia del viaggio in Medio Oriente

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Fonte Immagine: Financial Times

Criticato per la sua tappa in Arabia Saudita, Biden si trova dinanzi ad un bivio: allentare la relazione con i sauditi significherebbe fornire libertà di manovra a Pechino nel Golfo ed abbandonare gli alleati al loro destino mentre si trovano alla ricerca affannosa di nuove catene di approvvigionamento, dopo i ricatti sul gas di Putin. Uno scenario che toglie il sonno alla Casa Bianca.

La visita di Biden in Medio Oriente

Il Capo della Casa Bianca Joe Biden ha dato il via il 13 luglio a un viaggio di quattro giorni che prevede tappe in IsraeleCisgiordania e Arabia Saudita, giungendo, tra le altre cose, in terra israeliana in un momento confuso per la leadership del Paese: l’ex primo ministro Naftali Bennett e Yair Lapid il mese scorso hanno sciolto la Camera quando la loro coalizione è venuta meno. Lapid, l’ex ministro degli Esteri, ha assunto la carica di premier ad interim. Biden ha tenuto a precisare che il viaggio in Arabia Saudita ha l’obiettivo di rafforzare una “partnership strategica” che “rispetti i valori fondamentali americani”.

All’inizio del suo mandato il leader democratico aveva prospettato di occuparsi molto di Asia, un po’ di Europa e poco o niente di Medio Oriente: il Capo della Casa Bianca poteva “permettersi” di prospettare un simile atteggiamento anche in ragione della ritrovata autosufficienza energetica americana, raggiunta grazie alle oil sands, le sabbie bituminose.

L’aggressione sferrata da Vladimir Putin in Ucraina ha scombinato le carte nello Studio Ovale: l’offensiva dei russi e la «sfida sistemica» della Cina di Xi Jinping, per usare le parole di Biden all’ultimo vertice Nato di Madrid, hanno di fatto rimescolato le carte, costringendo la Casa Bianca ad un repentino cambio di strategia in corsa. Le vicende geopolitiche stanno infatti portando Biden ad occuparsi allo stesso di Europa, di Asia e di Medio oriente: uno scenario da incubo per il Pentagono che ha sempre cercato di evitare la contemporaneità di tre fronti di potenziali conflitti.

L’ambivalenza di Washington nei confronti dei sauditi

Durante la corsa alla Casa Bianca, Biden aveva promesso che i sauditi avrebbero «pagato il prezzo» per le loro violazioni sui diritti umani. Il presidente statunitense ha spiegato che l’imminente viaggio in Arabia Saudita e in Israele ha l’obiettivo di rafforzare una «partnership strategica» con i sauditi che «rispetti i valori fondamentali americani». In poche parole, in un ottica di realpolitik,  prima viene la ragion di stato, poi i diritti umani.

In un intervento pubblicato dal Washington Post, lo stesso in cui il giornalista dissidente Khashoggi scrisse gran parte delle sue critiche al governo saudita prima della sua uccisione avvenuta a Istanbul, il Capo della Casa Bianca ha dettato quattro punti fondamentali da raggiungere e preservare in questa fase del suo mandato: mantenimento della sicurezzanegli Stati Uniti; contrasto all’aggressione della Russia; sfida economica lanciata dalla Cina; proteggere la stabilità nell’area mediorientale.

Per raggiungere questi obiettivi la Casa Bianca punta tutto anche sull’alleanza con l’Arabia Saudita pur essendo consapevole che, come ha dichiarato lo stesso Biden, in tanti non sono d’accordo con la sua decisione di andare a fare visita ai sauditi, precisando comunque come le libertà fondamentali sono “sempre sul tavolo quando viaggia all’estero e lo saranno anche durante questo viaggio”. Ma su questo tema che sono in molti a dissentire.

Una volta giunto a Riyadh questa settimana il presidente Biden è pronto a rifornire di linfa la relazione tra Stati Uniti e Arabia Saudita: molti americani giudicano poco opportuno impegnarsi significativamente con il governo saudita, data la pesante escalation della guerra in Yemen da parte dell’Arabia Saudita e il brutale omicidio dell’editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi, che hanno entrambi generato una rara condanna bipartisan.

Tuttavia l’amministrazione Biden deve affrontare un dilemma: per gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita rimane un alleato chiave per garantirsi la propria sicurezza economica e nazionale, al centro di una serie di interessi vitali per l’America, tra cui la sicurezza marittima nel Mar Rosso e nel Golfo Arabo; il contrasto al terrorismo; la risposta alle minacce iraniane e dei suoi delegati regionali.

Mentre gli Stati Uniti non dipendono più dal petrolio del Medio Oriente, avendo raggiunto l’ autosufficienza energetica, lo stesso non può dirsi per alcuni alleati europei degli americani, costretti a dover trovare nuove catene di approvvigionamento dopo l’invasione russa dell’Ucraina e che prospettano ora di fare affidamento proprio su Riad.

Su queste basi riuscire a ristabilire una partnership efficace tra Riad e Washington diverrà la priorità di Biden. La competizione strategica  che l’amministrazione statunitense ha ingaggiato con Pechino appare essere una ragione sufficiente per ripristinare le relazioni con i sauditi: i crescenti sforzi economici, diplomatici e militari condotti dalla Cina in Medio Oriente hanno fatto scattare il campanello d’allarme a Washington, chiarendo come  Xi Jinping ambisca ad estendere la propria rete di influenza anche in area Mena: il declassamento delle relazioni tra USA e Arabia Sauditi lascerebbe di fatto alla Cina il dominio delle sfere economiche e di sicurezza del Golfo. Scenario ovviamente non desiderato dagli americani.

La buona notizia per Washington è che MBS mantiene una forte preferenza per le attrezzature e le garanzie di sicurezza offerte dagli statunitensi in un momento in cui Washington rimane di gran lunga il più grande fornitore militaredell’Arabia Saudita, rappresentando circa l’80% delle acquisizioni della difesa dei sauditi, sapendo bene come gli Stati Uniti siano disposti a difendere il regno mentre la Cina non ha fornito rassicurazioni se intenderà fare altrettanto, specie nel caso di un’offensiva lanciata dall’Iran, con il quale Pechino, tra le altre cose, intrattiene ottimi rapporti economici.

Ciò fornisce a Washington una leva sufficiente per modificare alcuni dei contorni della sua relazione con i sauditi e ricostruirla in modo più stabile. Gli sforzi dell’amministrazione statunitense per generare un accordo tra Egitto, Israele e Arabia Saudita che consegnerebbe al regno le isole strategicamente importanti di Tiran e Sanafir nel Golfo di Aqaba rappresentano un punto di partenza significativo per migliorare la sicurezza regionale. Durante il suo viaggio, Biden dovrebbe sfruttare questo slancio per generare una serie più ampia di accordi.

Il rilancio della relazione tra Washington e Riad: le richieste di Biden e quelle saudite

In primo luogo, Biden vorrebbe ottenere l’accordo esplicito di MBS secondo cui l’Arabia Saudita non ospiterà alcuna base militare cinese o porto a duplice uso, simile a quello che Pechino è stata accusata di voler creare negli Emirati Arabi Uniti. In secondo luogo, Riad dovrà coordinarsi con gli Stati Uniti prima di concludere qualsiasi tipo di accordo bilaterale con l’Iran. In terzo luogo, Biden metterà in chiaro che gli omicidi di dissidenti sauditi comporteranno la cancellazione da parte degli Stati Uniti dei contratti per i sistemi d’arma.

In cambio Biden dovrebbe fornire all’Arabia Saudita nuove garanzie di sicurezza nel caso in cui il regno dovesse affrontare un attacco significativo da parte dell’Iran. Secondariamente il Capo della Casa Bianca su esplicita richiesta saudita dovrà impegnarsi a non rimuovere alcuna batteria di missili PATRIOT per i prossimi tre anni: Washington è frustrata dal fatto che il punto di vista di Riad sull’impegno per la sicurezza offerto dagli Stati Uniti sia in gran parte basato sulla fornitura di missili PATRIOT, che sono sì un importante strumento difensivo ma rappresentano soltanto una minima parte del supporto fornito dagli americani. Infine la Casa Bianca intende sviluppare la partnership tra società statunitensi e saudite, in particolare in settori come la green economy.

Ci vorrà del tempo per stabilizzare il rapporto tra sauditi e statunitensi. Ma alla fine entrambi i paesi hanno più da guadagnare lavorando insieme che andando per strade separate.

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