Luci e ombre della nuova strategia USA per il Medio Oriente

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Fonte Immagine: LaRepubblica

Il ritorno dell’impegno statunitense in Medio Oriente si svolge in un mutato contesto internazionale ed esacerba le linee di conflitto regionale.

Il viaggio di Joe Biden in Medio Oriente, tra Israele, territori palestinesi e Arabia Saudita, ci permette di capire la nuova strategia di sicurezza mediorientale, anche alla luce delle divergenze attuali tra Mosca e Washington e in un’ottica di contenimento dell’Iran. Inoltre, le accuse mosse dall’Iran evidenziano gli effetti della penetrazione di una potenza esterna nel sistema regionale, confermando la visione del Medio Oriente di L. Carl Brown come “sistema penetrato”[1].

Con gli Accordi di Abramo nel 2020 sotto l’egida degli Stati Uniti, Israele ha avviato una stagione di normalizzazioni con gli stati arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan e Marocco) nel tentativo di isolare l’Iran nella regione e riparare al futuro disimpegno statunitense. Fino allo scoppio della guerra russo-ucraina, sembrava che anche l’amministrazione Biden seguisse il percorso tracciato da Trump in Medio Oriente, cercando di arrivare a una condanna unanime contro Bin Salman per l’omicidio di Khashoggi e rivolgendosi verso altri scenari. 

Nel summit del Gulf Cooperation Council (GCC) appena tenutosi a Jeddah, invece, il presidente statunitense ha rilanciato la presenza americana nella regione in appoggio ai due “pilastri” anti-Iran, Israele e Arabia Saudita, consapevole che il vacuum politico lasciato dagli Stati Uniti verrebbe colmato da un’altra potenza esterna ostile agli interessi degli USA (Cina, Russia o Iran). Non è un caso che questa presa di posizione arrivi nel momento in cui Russia e Stati Uniti siano ai ferri corti per la questione ucraina e i prezzi dei mercati energetici e l’inflazione siano fuori controllo, richiedendo l’intervento della ricchezza dei paesi del Golfo e un aumento della loro produzione di petrolio.

Infatti, il cambio di strategia USA potrebbe essere inteso come solo per tutelare gli interessi occidentali e quindi venire letto come una mancanza di consistenza e coerenza della politica estera mediorientale statunitense, piuttosto che come una vera convinzione nel partecipare diplomaticamente alle questioni di distensione regionale.

L. Carl Brown intendeva le relazioni internazionali dell’area mediorientale come sottomesse all’ingerenza di una potenza esterna dominante che ne condiziona i comportamenti e le posizioni inter-statali. Di conseguenza, le accuse mosse dagli iraniani contro gli Stati Uniti, ovvero la diffusione dell’ “Iranofobia” creando tensioni nella regione e supportando la militarizzazione di Israele allo scopo di indebolire l’Iran, evidenziano la penetrazione politica esterna del Medio Oriente ricollegandosi agli assetti regionali in opposizione.

Se la politica statunitense in Medio Oriente continua a concentrarsi principalmente su due pilastri nel mantenimento di uno status quo favorevole alla presenza esterna, le linee di conflitto regionali non possono che risentirne allontanando sempre di più la visione congiunta di una distensione regionale e aumentando il senso di insicurezza dei vari attori dell’area. 


[1] L. Carl Brown, International Politics and the Middle East. Old Rules, Dangerous Games, Princeton, Princeton University Press, 1984.

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

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