L’ALLARME DEI PAESI NATO: TROPPE ARMI IN UCRAINA SENZA CONTROLLO

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La NATO e gli Stati membri dell’UE stanno spingendo per un migliore monitoraggio delle armi fornite all’Ucraina in risposta ai timori che i gruppi criminali le contrabbandino fuori dal Paese e alimentino il mercato nero europeo di armi. 

Il dubbio che dietro alle ingenti forniture si fosse sviluppato un mercato nero parallelo di acquisto e vendita di armi era una circostanza molto realistica e probabile di cui avevo già trattato lo scorso maggio. In quel periodo avevo redatto un’analisi anticipando, di quasi due mesi, quanto attualmente molti quotidiani di rilevanza internazionale, tra cui il Finacial Times, stanno trattando.

Citando quanto dichiarato da due funzionari occidentali al Financial Times, la situazione ad oggi sembra essere diventata talmente critica che, addirittura un certo numero di Stati membri della NATO, stanno cercando di creare insieme al governo di Kiev una qualche forma di sistema di tracciamento che elenchi dettagliatamente gli inventari delle armi fornite all’Ucraina.

Perché è stato facile per il sottoscritto, anticipare le preoccupazioni esposte dal quotidiano di fama mondiale e approfondire fin da subito la problematica del mercato nero delle armi in Ucraina?

La questione è semplice da spiegare, per capirla bisogna utilizzare un punto di vista analitico e privo di qualsiasi faziosità. 

Occorre specificare che dall’inizio della guerra russo – ucraina si è assistito ad una proliferazione esorbitante e ad una diffusione notevole di armi da fuoco ed esplosivi tra la popolazione civile. I funzionari ucraini, inizialmente, mantenevano dei registri delle armi distribuite, con il progredire della guerra però, questa prassi è stata totalmente abbandonata  e le armi sono state distribuite senza documenti a chiunque ne facesse richiesta. Questo è il primo tassello per capire quanto in Ucraina non si abbia attualmente contezza di quante armi stiano effettivamente circolando all’interno del Paese.

Inoltre, quando è iniziata la guerra, gli stati occidentali hanno promesso oltre 10 miliardi di dollari di sostegno militare: lanciarazzi portatili, veicoli blindati, fucili e ingenti quantità di munizionamento di diverso calibro. 

Il punto focale della questione è che le armi non entrano direttamente sul suolo ucraino, ma atterrano nel sud della Polonia, vengono spedite al confine ed infine vengono  caricate e suddivise in veicoli che attraverseranno il confine su camion, furgoni, e spesso anche auto private. Da quel momento in poi si perde ogni traccia dell’equipaggiamento. 

A maggio scrivevo che il mancato tracciamento del materiale bellico, oltre a non garantire l’effettivo arrivo a destinazione dei contingenti militare, nasconde un ulteriore insidia, ovvero che quest’ultimo venga piazzato e rivenduto a soggetto non statali, come milizie private o gruppi terroristici in mercati vicini, oppure anche non troppo lontani, come ad esempio nel Caucaso o nel Medio Oriente; si ipotizza anche che possano essere vendute o scambiate addirittura alle stesse milizie filo-russe o ai membri delle due Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugnaks in cambio di protezione o salvacondotti da cittadini ucraini in fuga.

A confermare tali dubbi è lo stesso Bonnie Denise Jenkins, sottosegretario agli Stati Uniti per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale. 

“Potenzialmente le armi statunitensi inviate in Ucraina potrebbero cadere nelle mani sbagliate, questa è tra una delle considerazioni che abbiamo già tratto. Restiamo fiduciosi nell’impegno del governo ucraino a salvaguardare e rendere conto in modo appropriato delle [armi] degli Stati Uniti”.

Nonostante però le rassicurazioni di circostanza la questione del traffico di armi in Ucraina è stata discussa in una riunione dei ministri degli Interni dell’UE a metà luglio mentre lunedì 11 luglio, la Commissione Europea ha lanciato un “hub di sostegno dell’UE” nella vicina Moldavia per fornire competenze e cooperazione per il contrasto al contrabbando di armi; questo è il segnale tangibile e preoccupante che esiste un’emorragia non più facilmente trascurabile.

Forse anche per questo motivo, Jana Černochová, Ministro della Difesa della Repubblica Ceca, ha deciso di rompere con la linea della neutralità dichiarando “È difficile evitare il traffico o il contrabbando – non l’abbiamo raggiunto nell’ex Jugoslavia e probabilmente non lo eviteremo in Ucraina”

La questione del traffico d’armi non concerne solamente la difesa dell’Ucraina e i soldati che non ricevono i loro equipaggiamenti, ma inizia ad essere un problema anche per la sicurezza interna della stessa Unione. A tal proposito si è interessata anche l’Europol, l’agenzia di contrasto dell’UE alle criminalità organizzate presenti sul continente, che da aprile concentra le sue indagini sull’acquisto da parte di gruppi criminali che si trovano nei paesi dell’Unione di materiale militare proveniente da Kiev. 

La questione è da tenere sotto controllo e non va per nulla sottovalutata, in quanto, già come accaduto con il crollo dell’URSS, quando si è assistito ad afflusso incontrollato di armi contrabbandate nelle regioni limitrofe all’Unione Sovietica, con un conflitto duraturo e prolungato in Ucraina, il continuo arrivo incontrollato di armi potrebbe ricreare la medesima dinamica post ’91; soltanto che questa volta a fare incetta di armamenti non sarebbero i Paesi del Caucaso e del Medio Oriente, ma gruppi sovversivi, terroristici o organizzazioni criminali presenti sul suolo europeo.

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