CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA: LA CONFERMA DI HUMAN RIGHTS WATCH

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Fonte Immagine: https://www.newyorker.com/news/dispatch/the-siege-of-chernihiv

Nel report pubblicato il 10 giugno 2022, l’Organizzazione non governativa Human Rights Watch ha documentato, attraverso numerose prove, crimini di guerra commessi dalle forze armate russe nel corso degli attacchi alla città ucraina di Chernihiv durante le prime fasi del conflitto. In particolare, è stato rivelato l’uso di armi esplosive illegali in aree popolate che, secondo l’Organizzazione, sarebbero state utilizzate almeno una volta anche dalle forze di difesa ucraine. 

Le Nazioni Unite hanno stimato che dal 24 febbraio, data di inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, e il 7 giugno, sono stati uccisi circa 4.266 civili e ne sono stati feriti circa 5.178. I danni più gravi riportati dalla popolazione civile sono stati causati dall’uso di armi esplosive con un’ampia area di impatto in aree popolate. 

L’uso delle armi nel contesto di un conflitto armato è regolato dal diritto internazionale umanitario, vale a dire quella branca del diritto internazionale pubblico che regola le relazioni tra Stati, Organizzazioni internazionali e altri soggetti di diritto internazionale durante un conflitto[1]

Nello specifico, il diritto internazionale umanitario impone alle parti in conflitto di distinguere tra beni civili e obiettivi militari, fissa il divieto di condurre attacchi indiscriminati, sancisce l’obbligo di rispettare il principio della proporzionalità e l’obbligo di prendere le precauzioni necessarie per limitare il più possibile gli effetti di un attacco sulla popolazione civile. Inoltre, vieta o limita lo sviluppo, la detenzione e l’uso delle armi che portano inevitabilmente alla morte, quelle che provocano ferite o sofferenze inutili, quelle che non possono essere dirette contro un obiettivo militare determinato o il cui effetto non può essere limitato conformemente alle disposizioni del diritto internazionale umanitario e armi che causano danni gravi, estesi e persistenti all’ambiente naturale. 

Il report di Human Rights Watch

Le indagini condotte da Human Rights Watch hanno rivelato che quattro degli otto attacchi sferrati dalle forze armate russe contro la città di Chernihiv sono stati condotti in violazione del diritto umanitario internazionale. Nello specifico, il report fa riferimento ad un attacco che ha distrutto un complesso residenziale, provocando 47 morti; ad un attacco che ha ucciso almeno 17 persone in coda per rifornirsi di generi alimentari; a due attacchi separati che hanno danneggiato due ospedali, di cui uno condotto con l’utilizzo di munizioni a grappolo. Anche le forze di difesa ucraine sono state accusate di aver usato almeno una volta munizioni a grappolo e di non aver adeguatamente protetto i civili, fissando la propria base militare nei pressi di una scuola[2]

Human Rights Watch ha pertanto rivolto a Russia e Ucraina l’invito ad evitare l’uso di armi esplosive con effetti ad ampio raggio nelle aree popolate e ha invitato agli altri Paesi in merito alla necessità di sostenere una forte dichiarazione politica internazionale per proteggere i civili dall’uso di armi vietate.  

Quali possibili conseguenze?

La violazione diretta e/o indiretta (vale a dire il favoreggiamento, l’assistenza e l’agevolazione) del diritto internazionale umanitario si configura come crimine di guerra, per il quale dovrebbero essere perseguiti i leader civili e militari, o perché autori degli ordini o perché non avrebbero adottato misure sufficienti per prevenire ed evitare la commissione di tale violazione. 

A livello internazionale, esistono due organi giurisdizionali chiamati a giudicare i casi di cui sopra: la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale. 

La Corte internazionale di giustizia è un organo delle Nazioni Unite, istituita nel 1993. Ha la funzione di giudicare gli Stati sui crimini di guerra, sui crimini contro l’umanità e sul genocidio. La Corte penale internazionale, invece, è un organo istituito nel 1998 con lo Statuto di Roma, che giudica le singole persone fisiche ritenute responsabili di crimini sovranazionali, quali genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione.  

Nel caso dei crimini commessi dalla Russia in Ucraina l’operatività di entrambe le Corti appare limitata. Abbiamo, infatti, visto che la Corte internazionale di giustizia è un organo giurisdizionale interno alle Nazioni Unite; ciò significa che in caso di verdetto contro la Federazione russa spetterebbe al Consiglio di sicurezza farlo rispettare. La Russia, tuttavia, è un membro permanente del Consiglio di sicurezza e pertanto potrebbe avvalersi del suo diritto di veto per evitare eventuali misure punitive. 

La Corte penale internazionale, invece, esercita la sua giurisdizione nel caso di crimini commessi sul territorio di uno Stato parte dello Statuto di Roma o commessi da un cittadino di uno Stato parte dello Statuto di Roma. Il problema nasce perché né la Russia né l’Ucraina sono parte dello Statuto, sebbene l’Ucraina ne abbia parzialmente accettato la giurisdizione su determinati crimini a seguito della crisi in Crimea nel 2015. La Corte penale internazionale potrebbe, quindi, perseguire i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra, mentre si configurerebbe difetto di giurisdizione in merito al crimine di aggressione, per il quale lo Statuto di Roma prevede l’esenzione totale degli Stati che non lo hanno ratificato. 

Qualora fossero raccolte prove sufficienti per accertare la responsabilità dei vertici russi, la Corte penale internazionale potrebbe emettere dei mandati di cattura internazionali e processare i presunti colpevoli. La Corte, però, non possiede una propria forza di polizia e quindi dovrebbe fare affidamento sulle forze di polizia di ogni singolo Stato parte dello Statuto. La Russia non essendo parte dello Statuto potrebbe rifiutarsi di estradare i suoi cittadini. L’unico effetto di un ipotetico mandato di cattura internazionale sarebbe quello di limitare gli spostamenti dei presunti colpevoli, in particolare del Presidente russo Vladimir Putin. Tuttavia, appare improbabile che, anche nella remota ipotesi di un mutamento di vertice al Cremlino, la Federazione russa decida di consegnare l’attuale Presidente (come anche i suoi vertici militari e civili) alla giustizia internazionale. 


[1] La base normativa del diritto internazionale umanitario è rappresentata dalle Quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai Protocolli aggiuntivi del 1997 e 2004, nonché da regole consuetudinarie e da una serie di Trattati applicabili nei conflitti armati internazionali e non internazionali. Le norme del diritto internazionale umanitario si propongono di proteggere le persone che non prendono o non prendono più parte al conflitto, nonché i beni civili e infrastrutture, limitando le parti in conflitto nella scelta dei mezzi e metodi di combattimento.

[2] L’uso delle scuole per scopi militari è contrario alla Dichiarazione sulle scuole sicure, firmata dall’Ucraina nel 2019.

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