MENTRE XI E’ A HONG KONG, I SUOI ABITANTI SCAPPANO

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Xi Jinping ha presenziato a Hong Kong in occasione del 25° anniversario del passaggio del Porto Profumato da protettorato britannico a regione amministrativa speciale cinese. In compenso, l’isola sta vivendo un notevole esodo di residenti.

Il 1° luglio 1997, Hong Kong cessava ufficialmente di essere un protettorato dell’ex Impero britannico e ritornava idealmente alla madrepatria cinese divenendo una regione ad amministrazione speciale. Questo status, stando alla Dichiarazione congiuntafirmata nel 1984 dal “Grande Timoniere” Deng Xiaoping e dalla premier britannica Margaret Thatcher, sarebbe risultato valido per cinquant’anni, fino al 2047.[1]

La regione amministrativa di Hong Kong, come si sa, è retta dalla Basic Law, una costituzione ad hoc il cui obiettivo era la concretizzazione della formula “Un paese, due sistemi”: Pechino amministra formalmente la sovranità e le decisioni in materia di politica estera e difesa militare, mentre Hong Kong mantiene lo status di provincia “speciale”, conservando un regime economico capitalista e godendo del mantenimento di proprie istituzioni politiche e amministrative differenti da quelle delle altre province cinesi.

Tuttavia, dopo  la protesta degli ombrelli del 2014, e le successive ondate di disordini del 2019 e 2020, provocate da una contestata riforma elettorale e dalla sempre maggior ingerenza del governo cinese sul Porto Profumato, nel 2020 il parlamento cinese ha varato una legge sulla sicurezza nazionale che prevede il carcere a vita per la sedizione e la repressione per ogni forma di dissenso. La normativa ha portato a un’ondata di arresti tra gli attivisti e allo scioglimento del Demosistō, il più noto movimento per la democrazia di Hong Kong. 

«La vera democrazia di Hong Kong è iniziata 25 anni fa, con il ritorno dei territori alla madrepatria che ha aperto una nuova epoca nella sua storia». Queste sono state le parole pronunciate da Xi Jinping durante la cerimonia in occasione dei 25 anni del passaggio di consegne di Hong Kong dalla Gran Bretagna alla Repubblica Popolare cinese.

Per i cittadini di Hong Kong, però, la situazione è differente: nel 2021, la popolazione hongkonghese è diminuita di ben 23.600 unità, sommate alle 90mila del 2020. Le mete più ambite per i trasferimenti sono Dubai, il Giappone, la Thailandia, la Corea del Sud e Singapore, insieme al Regno Unito e al Canada che stanno varato nuovi programmi di visto.

Oltre agli stranieri e agli operatori finanziari che stanno abbandonando il porto Profumato, ci sono anche molti docenti universitari, che stanno lasciando la regione per mancanza di libertà accademica e il timore di essere incarcerati per le proprie attività di ricerca e insegnamento, senza contare gli atenei locali che hanno licenziato i professori non allineati o non hanno rinnovato loro il contratto. Secondo Nikkei Asia, nell’ultimo anno accademico la quota di professori universitari che vengono dalla Cina continentale è arrivata a quasi il 25% del totale, quando pochi anni fa era del 19,6. Nello stesso periodo, la percentuale di docenti stranieri è scesa al 28,5%. 

In conclusione: l’esperimento “Un paese, due sistemi” si sta trasformando in “Un paese, un sistema”, rimodellato a immagine e somiglianza di Pechino. Xi, con questa visita, sta cantando vittoria sull’opposizione democratica hongkonghese. 


[1] Cfr Samarani G., La Cina contemporanea. Dalla fine dell’impero a oggi, Torino, Einaudi, 2017, pagg.500-501

Nata sotto il segno del Toro, è barlettana di origine ma romana di adozione. Dopo aver acquisito il diploma di laurea triennale in Mediazione Linguistica alla SSML “Carlo Bo” di Bari, nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi Internazionali di Roma con una tesi in geopolitica, incentrata sul profilo identitario di Hong Kong e sul ruolo che ricopre nel rapporto antagonistico tra Cina e Stati Uniti.
Appassionata di Estremo Oriente da tempo immemore, dal 2019 studia il cinese e si interessa alla strategia di ascesa politica ed economica della Cina a livello internazionale e alle dinamiche di potere che intrattiene con le altre nazioni; un giorno, spera di riuscire a metterci piede fisicamente. Incuriosita dall’ambiente giovanile, stimolante e professionale dello IARI, è entrata a farne parte nell’aprile del 2021 in qualità di membro della redazione “Asia e Oceania”.

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