L’agenda mediorientale di Biden tra Arabia Saudita, Israele e Palestina 

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Fonte immagine: Huffingtonpost

Il 13 luglio il Presidente americano Joe Biden si imbarcherà in un tour che toccherà in quattro giorni prima il suolo dell’alleato israeliano sotto la neoguida del premier Lapiz, poi i territori palestinesi e infine l’Arabia Saudita.

Tanta è l’attesa per il tour mediorientale del numero uno della Casa Bianca, in un clima al cardiopalma per un viaggio che attraverserà i confini di territori che si preannunciano diplomaticamente molto insidiosi. Infatti, formalmente Riyadh e Gerusalemme non beneficiano di alcuna relazione diplomatica. Però, la comunanza di intenti nell’affossare Teheran li sta rendendo sentimentalmente sempre più prossimi contro il nemico persiano.

 In programma c’è anche la visita nei territori palestinesi, dove il clima non sarà verosimilmente dei più ospitali, soprattutto in seguito alla mancata condanna di Washington nei confronti di Israele per l’assassinio della giornalista di Al-Jazeera Shireen Abu Akleh. 

La geopolitica a stelle e strisce 

Sono molteplici le ragioni che porteranno Biden nel cuore del Medio Oriente. Tra le tante, svetta l’offensiva russa in Ucraina, che ha plasmato crisi multidimensionali, tra cui su tutte torreggia quella energetica. Infatti, l’invasione di Putin ha determinano vari sconvolgimenti, portando vigorosamente a galla il tema della sicurezza energetica, che tocca al cuore gli Stati Uniti.

Così, viste le incombenze, il Presidente americano si recherà in terra saudita per rafforzare i rapporti con un partner “strategico” con cui, però, bisognerà scrivere i termini degli accordi e rinsaldare l’intesa geopolitica. L’obiettivo di Biden è quello di convincere Riyadh a innalzare la produzione petrolifera al fine di calmierare l’aumento dei prezzi e ridurre l’inflazione, ormai galoppante.

Quest’ultima storicamente assurta dai cittadini americani quale uno dei principali parametri per determinare il livello di benestare popolare dell’amministrazione in carica. In altre parole, vista l’imminenza delle elezioni per il rinnovo del Congresso, Biden necessita di un abbassamento inflazionistico per recuperare un consenso al momento assai zoppicante.

Politica interna a parte, la visita servirà anche per riaffermare la presenza americana in Medio Oriente. Se negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno adottato una postura di disengagement sottraendosi dal più dei teatri di conflitto dell’area – si veda la débâcle in Afghanistan – ora Washington si ripropone con ritrovata assertività. Il dietro front è da incastonare in un quadro più ampio in cui l’espansionismo di Mosca gioca un ruolo fondamentale per il rilancio mediorientale a stelle e strisce.

Infatti, le mire imperiali di Putin rappresentano una sfida diretta a Biden e all’egemonia americana. In più, non va dimenticato l’Iran di Raisi: nonostante la significatività altalenante nell’agenda americana, la Repubblica Islamica resta sempre e comunque una minaccia per gli Stati Uniti. Declassata o meno, la postura di Teheran va arginata mediante la costruzione di un fronte saldo che si regge su un obiettivo comune: annientare il nemico iraniano.

Di rilievo nella tappa saudita sarà l’incontro con il re Salman bin Abdulaziz e con il contestato principe ereditario Mohammed bin Salman (Mbs). Quest’ultimo, in seguito all’uccisione del giornalista saudita Khashoggi di cui fu ritenuto il regista, si era aggiudicato una promessa di dipartita da parte di Biden, che oltre ad ostracizzare il principe, però, aveva anche raffreddato le relazioni con Riyadh. 

Anche le altre mete risultano assai dense di enigmi.  Quanto ad Israele, l’equilibrio politico interno non è il biglietto da visita in Terra Santa. Al momento alla guida del paese c’è Yair Lapiz, che ha ereditato l’incarico di Naftali Bennett fino alle elezioni di novembre prossimo. Le fila della politica interna israeliana, però, non possono non passare anche da Benjamin Netanyahu, che tutto farebbe per tornare al vertice. In patria israeliana, l’agenda verterà su temi di sicurezza oltre che sull’Iran. Nel dettaglio, pare che l’inquilino della Casa Bianca annuncerà il lascia passare per l’inizio dei colloqui per l’acquisto dell’Iron Beam da Israele, ovvero un sistema di difesa laser pensato per abbattere obiettivi di piccole dimensioni come missili anticarro, razzi o droni. Altro dossier che è già sul tavolo negoziale è poi quello della “Middle East Air Defense Alliance”, parzialmente già operativa e concepita per rafforzare il sistema di difesa degli stati arabi contro l’Iran. C’è da attendere per capire se con la missione di Biden si compiranno passi in avanti su questo.

Anche i territori palestinesi ospiteranno il presidente statunitense. È cosa nota che tra Ramallah e Washington non sia un idillio, ma ad incrinare ulteriormente la già debole relazione si è ora aggiunta l’indagine sulla morte della giornalista uccisa a Jenin, Shireen Abu Akleh. La ferma condanna americana all’alleato israeliano che si aspettavano i palestinesi non è arrivata, con la Casa Bianca che ha attribuito la responsabilità ai soldati ma senza riconoscerne l’intenzionalità. 

Dichiarazioni, queste, che hanno scontentato entrambe le parti. Altra patata bollente è quella della riapertura del Consolato statunitense a Gerusalemme, promessa da tempo ma tuttora rimasta tale. La questione non è vista sicuramente di buon occhio dall’autorità Nazionale Palestinese (Anp) guidata da Abu Mazen, tanto irritata che la delegazione americana ha incluso nelle tappe dell’imminente viaggio una visita all’Augusta Victoria hospital, situato a Gerusalemme est, per quietare gli animi. La rilevanza simbolica di questo evento sarà indubbiamente grande visto che Biden sarà il primo presidente americano a recarsi nel territorio che i palestinesi rivendicano come futura capitale del Paese. 

Conclusione: 

La missione americana che vedrà Joe Biden impegnato in quattro giorni di colloqui e scambi con i leader arabi e israeliani a partire dal prossimo 13 luglio si preannuncia densa di pathos. In Israele, l’inquilino della Casa Bianca dovrà confrontarsi con un clima domestico bollente e intriso di rivalità non esattamente celate che lo porteranno al dialogo con molti esponenti politici. In primis, l’attuale premier Lapiz e il ministro della difesa Benny Gantz. A seguire, l’ex primo ministro Naftali Bennett, il Presidente Herzog e infine Nethanyau. L’incontro con quest’ultimo è stato voluto dalla dirigenza americana per evitare eventuali rumors circa un’eventuale preferenza di Washington per un candidato rispetto a un altro. La quinta tornata elettorale in un anno e mezzo che si terrà nel prossimo novembre è imminente e il longevo premier israeliano correrà nuovamente. 

Anche nei territori palestinesi si prospetta una missione non propriamente ordinaria, che vedrà Biden per la prima volta nella storia delle amministrazioni americane fare visita a una struttura situata a Gerusalemme Est, capitale palestinese prescelta. Infine, in territorio saudita il presidente incontrerà il principe bin Salman in un faccia a faccia che sta già facendo discutere molto in patria.

Se Biden aveva mostrato in un primo momento una postura di aperta e ferma condanna dell’omicidio di Khashoggi e del suo ideatore, riconosciuto dall’intelligence statunitense essere il principe ereditario saudita, l’incontro a venire rappresenta un cambio di rotta piuttosto evidente che a Washington fa storcere il naso a più di qualcuno. Ma c’è un disegno chiaro dietro alle mosse bideniane: ergersi a facilitatore della normalizzazione decisa dagli Accordi di Abramo.

Arabia Saudita ed Israele sono attori culturalmente e storicamente agli antipodi, difficilmente avvicinabili. Serve un processo lungo e paziente affinché convergano, ma Biden sembra pronto a farsene carico. Si muove su più fronti la mediazione americana, dal riconoscimento della sovranità saudita sulle isole di Tritan e Sanifar nel Mar Rosso all’attivazione di voli diretti tra Riyadh e Gerusalemme per i pellegrini. Ciononostante, c’è ancora molto da fare e il termine “missione” pare più che azzeccato per l’imminente tour mediorientale. 

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