La diplomazia al centro della nuova Tanzania

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Fonte Immagine: Foreign Ministry of Oman

Con il suo insediamento, a marzo 2021, la presidente Samia Suluhu Hassan ha avviato un ambizioso programma per ridisegnare l’immagine e la percezione della Tanzania al di fuori dei confini nazionali.

Il progetto di rebranding è stato lanciato nel giugno del 2021 al termine del 12th Tanzania National Business Council (TNBC) con l’obiettivo di diffondere una nuova immagine del Paese dopo anni di scelte economiche e politiche nazionaliste che avevano avuto come effetto l’isolamento dalla comunità internazionale, in particolar modo dai Paesi occidentali, condizione che è stata addirittura incrementata dalle scelte fatte per far fronte alla pandemia da Covid-19 dall’ex presidente Magufuli, deceduto a marzo 2021. 

La volontà di questa campagna è quello di proiettare la Tanzania nel sistema economico globale, attraverso l’avvio di grandi progetti infrastrutturali capaci di accrescere il flusso di investimenti diretti, sia interni che esteri, e di rendere il Paese più dinamico e competitivo a livello regionale.

I principali aspetti su cui il governo sta lavorando quindi, oltre al ripristino di un contesto nazionale, almeno all’apparenza, più democratico, sono: 

  • il rilancio degli investimenti;
  • la crescita del settore estrattivo e la commercializzazione delle risorse minerarie;
  • il rilancio del settore turistico.

Centrale per il raggiungimento degli obiettivi, in aggiunta all’avvio di diverse campagne marketing soprattutto in ambito turistico, è la ripresa della diplomazia. 

Il presidente Magufuli era stato l’unico capo di stato africano a non compiere, durante il suo mandato, viaggi istituzionali al di fuori del continente. Hassan nel suo primo anno di presidenza invece si è recata in diversi Paesi, sia in Africa che fuori, mostrando la volontà di una maggiore apertura al dialogo. La presidente ha anche rilanciato il proprio impegno nei consessi internazionali multilaterali. La Tanzania, infatti, è stata eletta alla vicepresidenza della 76a Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA 76) nel giugno 2021 e ha inoltre ottenuto la carica di membro del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) per un periodo di tre anni, dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2024. Il governo sta inoltre promuovendo attivamente l’agenda sui cambiamenti climatici, impegnandosi anche con la partecipazione della presidente Hassan agli incontri della COP 26, tenutasi tra ottobre e novembre 2021 a Glasgow. 

L’impegno assunto per ricostruire la fiducia internazionale nel Paese è pertanto quello di  presentare la Tanzania come Stato leader a livello regionale, ma anche come paese libero ed equidistante dalle posizioni di qualsiasi grande potenza. La Tanzania, infatti, ha buoni rapporti con la Cina, ma grazie al viaggio di stato della presidente Hassan a Washington lo scorso aprile, ha rilanciato le relazioni anche con gli Stati Uniti.

A sancire i ritrovati rapporti, la Tanzania ha ottenuto un investimento di 1 miliardo di dollari in diversi settori, dal turismo all’energia, da parte di imprese statunitensi. Inoltre in occasione del viaggio della presidente è stato presentato il documentario “Tanzania: The Royal Tour”, girato dal reporter statunitense Peter Greenberg, in cui Hassan, attraverso la visita alle principali attrazioni turistiche, racconta storia e cultura della Tanzania. 

Il turismo è uno dei principali settori produttivi della Tanzania, e sicuramente quello maggiormente colpito a causa della pandemia, ha forti legami con altri settori nazionali come i trasporti, gli alloggi e il commercio al dettaglio; crea posti di lavoro diretti e indiretti per lavoratori poco qualificati, rendendolo un importante motore di crescita economica e di lotta alla povertà. Inoltre, stimola gli investimenti nazionali ed esteri in nuove infrastrutture e nella gestione degli alberghi, dell’aviazione, della formazione e dei servizi di viaggio, delle imprese dei tour operator, marketing, e promozione delle attività turistiche. I guadagni in valuta estera derivanti dal turismo permettono l’importazione di beni capitali che sostengono la produzione interna. Motivi per cui il programma di rebranding voluto dalla presidente punta molto sul settore per attrarre nuovi investitori internazionali.

Oltre gli Stati Uniti, la Tanzania ha identificato la Cina come un Paese chiave in cui le iniziative di marketing potrebbero incrementare gli arrivi nei prossimi anni, sia rivolgendosi ai turisti stessi, che attirando gli investimenti delle aziende. La Cina infatti offre un enorme mercato potenziale per la Tanzania, e inoltre le sue aziende sono già coinvolte in grandi progetti infrastrutturali nel Paese e in tutta la regione dell’Africa Sub-sahariana. 

 L’obiettivo della nuova presidenza è quindi quello di far percepire all’estero la Tanzania come elemento di tranquillità e stabilità in un’area dominata dall’insicurezza dovuta alla lunga e persistente instabilità in Somalia e Etiopia, al recente colpo di stato in Sudan che ha aperto la strada a continue manifestazioni represse nel sangue, alle ricorrenti violenze in Sud Sudan e Mozambico e all’incertezza delle prossime elezioni in Kenya. 

Hassan ha colto quindi l’importanza, per il proprio Paese, di avere relazioni stabili con gli Stati vicini. Infatti ha compiuto visite ufficiali in Uganda, Kenya, Burundi e Mozambico. Quest’ultima in occasione della riunione di emergenza convocata dalla Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Meridionale (SADC), che ha aperto negli scorsi mesi un Centro regionale antiterrorismo proprio a Dar es Salaam, suggerendo una maggiore partecipazione della Tanzania nelle attività contro le insorgenze in Mozambico.

La dimostrazione del nuovo percorso di ridefinizione dell’immagine è anche la ripresa dei colloqui con la Cina e l’Oman per il rilancio del progetto, da 10 miliardi di dollari, di un porto a Bagamoyo, che possa diventare un hub commerciale concorrente a quello di Mombasa, in Kenya, e che possa sostituirlo come punto riferimento nella regione.

Proprio in Oman si è svolto l’ultimo viaggio della presidente, dove ha partecipato ad un forum economico congiunto Oman-Tanzania. In questa circostanza sono stati firmati accordi con aziende omanite impegnate nei settori delle infrastrutture, del turismo e dell’energia. Per l’occasione Hassan ha anche ricordato i forti legami storici che legano i due Paesi, infatti gli Arabi Omaniti riconquistarono Zanzibar all’inizio del XVIII secolo e nel 1840 il sultano Seyyid Said trasferì la sua capitale da Muscat a Zanzibar che rimase uno stato arabo indipendente fino a quando non divenne protettorato britannico alla fine del XIX secolo.

Ancora, per rilanciare i rapporti diplomatici ed economici con i Paesi occidentali, in occasione del vertice di febbraio scorso tra Unione Europea e Unione Africana, la presidente Hassan ha tenuto diversi incontri a margine per dimostrare la volontà della Tanzania, sesta per riserve di gas in Africa, ad offrirsi come partner energetico, soprattutto in un momento come quello attuale in cui l’Europa cerca soluzioni alternative alle fonti russe.

Sono ripresi anche i colloqui con le compagnie petrolifere internazionali, Shell e Equinor tra tutte, per investire in terminali per l’esportazione del gas naturale liquefatto (LNG). A questo stesso scopo è stato chiuso anche un accordo con il Kenya, i cui colloqui erano stati bloccati dalla precedente amministrazione, per consentire il trasporto del LNG da Mombasa a Dar es Salam. È stato inoltre organizzato un congresso sul settore energetico a cui prenderanno parte stakeholder locali e internazionali, per sponsorizzare le opportunità commerciali che il Paese offre. 

Le dimensioni del Paese e la sua posizione sull’Oceano Indiano hanno reso storicamente la Tanzania una destinazione favorevole per gli investimenti con forti prospettive di crescita. Oggi, però, deve affrontare non pochi ostacoli per convincere le compagnie petrolifere internazionali a sviluppare le sue risorse di gas offshore, nonostante gli attuali prezzi del LNG siano alle stelle.

Le riserve offshore della Tanzania infatti sono remote e ad alta intensità di emissioni, il che le rende più rischiose da sviluppare sia finanziariamente che dal punto di vista reputazionale, specialmente per le compagnie petrolifere occidentali che stanno affrontando la pressione degli impegni presi dai Paesi di appartenenza per ridurre il proprio impatto sull’ambiente. Gli investitori occidentali cercheranno opportunità in posti come Dar es Salaam, ma la Tanzania deve riuscire a convincerli pienamente che è e rimarrà un Paese affidabile, anche più dei sui concorrenti regionali. 

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