I Paesi cambiano nome, perché?

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Non sarà più Turchia? L’ONU ha accettato la richiesta di Ankara di essere ufficialmente conosciuta come Türkiye anche in inglese, così come lo è in turco. La Turchia può avere optato per una scelta insolita e forse anche stravagante ma di certo non è stato l’unico Paese a farlo. 

Perché i paesi cambiano nome?

Il motivo più comune per cui i Paesi decidono di cambiare il proprio nome è quello di liberarsi dalle catene del colonialismo. Dopo la seconda guerra mondiale, decine di paesi sono diventati indipendenti, e poi hanno ribattezzato città, istituzioni e persino se stessi, per riflettere le culture native, abbandonando spesso i nomi imposti dalle nazioni europee che risultavano ancora essere fortemente legati ad un passato coloniale. 

La Rhodesia, che portava il soprannome del rapace Cecil Rhodes, un colonizzatore britannico, cambiò il suo nome in Zimbabwe; oppure Thomas Sankara ha cambiato l’Alto Volta in Burkina Faso nel 1984. Joseph-Desiré Mobutu aveva un debole per i nomi. Cambiò il suo in Mobutu Sese Seko e obbligò i suoi connazionali ad abbandonare anche i nomi cristiani secondo una politica di “autenticità”. Ha anche cambiato il nome del suo paese da Repubblica del Congo a Zaire nel 1971. (Ironia della sorte, Zaire era il nome portoghese del fiume Congo, derivato da una parola Kikongo.) Dopo la fine del suo disastroso governo nel 1997, il paese è tornato ad essere noto come Repubblica Democratica del Congo.

Altri paesi sono stati motivati ​​dalla brevità. La Repubblica Ceca ha una forma abbreviata “Česko”, in ceco, e quindi ha chiesto ad altri paesi di utilizzare un equivalente inglese, Cechia, per lo più senza successo. La Bielorussia – come la chiamiamo noi in italiano – in inglese attualmente viene definita come “Belorus” ma quando era una Repubblica sovietica veniva chiamata Belorussia. Dopo l’indipendenza ha optato per un nome più breve, Belorus per l’appunto, rifacendosi alla Rus’ di Kyivan , un proto-stato slavo situato nell’attuale Ucraina e da cui sono emerse sia la Bielorussia che la Russia contemporanea.

Altrove in Europa, la Macedonia del Nord era una volta l’ingombrante “ex Repubblica jugoslava di Macedonia”, o FYROM tra i diplomatici. Ha adottato “Nord” per risolvere un lungo battibecco con la Grecia, che ha insistito sul fatto che l’uso del nome Macedonia implicasse una pretesa sul territorio della regione greca con lo stesso nome. Il bunfight variava da insulti e ridenominazione degli aeroporti a questioni più serie. La Grecia ha bloccato l’adesione del suo vicino alla NATO a causa della controversia.

Se c’è una ragione generale per tutto ciò, è che i paesi e i loro leader vogliono controllare le storie nazionali tramite un “restyling” del proprio nome; nell’era dove tutto è marketing, del resto, anche questo approccio viene incorporato in quell’azione di “national branding“. Ad esempio, il caso ultimo della Turchia,  ridefinita “Türkiye”, mostra come l’autocratico presidente Recep Tayyip Erdogan , vuole che gli altri vedano il suo Paese, ridefinendo tale immagine nella stessa maniera in cui lo vede lui. Cambiare nome è un messaggio forte che, in un mondo sempre più multipolare, ridefinisce tanto l’identità culturale e politica di un popolo quanto la propria posizione in politica estera.

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