UE E LA STRATEGIC FORESIGHT: IL FUTURO NELLE MANI DELL’UE

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Il futuro nelle mani dell’Ue: la Commissione europea nel 2020 ha iniziato le pubblicazioni della propria Strategic Foresight, un’analisi basata sugli scenari futuri che potrebbero anticipare certi contesti, soprattutto quelli ricchi di insidie.

«Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato» sosteneva il filosofo tedesco Nietzsche. L’idea di esplorare, studiare ed eventualmente prevedere gli sviluppi futuri di alcuni contesti geopolitici (e non solo) stuzzica anche Bruxelles, che già da qualche anno pubblica dei report di previsioni strategiche atti a definire dei programmi di lavoro pluriennali, su cui basa l’elaborazione di molte delle politiche europee.

Ma in cosa consiste la previsione strategica e perché potrebbe essere un esercizio utile per tutti?

La Strategic Foresight: cos’è?

La Strategic Foresight (in italiano, “previsione strategica”) consiste in quell’insieme di attività ed esercizi che costruiscono e utilizzano «l’intelligenza collettiva in maniera strutturata e sistemica così da pronosticare gli sviluppi futuri». In poche parole, consiste nello stimolare le idee e le coscienze della collettività europea in modo tale da rendere l’Unione Europea più preparata ad affrontare le sfide future e ad orientare le azioni presenti verso scenari sostenibili nel lungo periodo.

La cultura della Strategic Foresight in Ue nasce e si consolida proprio con l’esplosione della pandemia, che ha scosso il mondo, facendo vacillare tutte le certezze di un mondo che già stava cominciando a mostrare qualche segno di debolezza. Infatti, già in occasione del tema sul riscaldamento globale, l’Ue aveva già cominciato a impostare diverse politiche in un’ottica di transizione e di visione a lungo termine, come avvenuto con il Green Deal o il rapporto sulle aree rurali entro il 2040.

In entrambi i casi, si tratta di elaborare e presentare piani di azione concreti per promuovere iniziative, politiche, attività e condotte atte ad uno sviluppo futuro più sostenibile, coeso, integrato ed equilibrato. Così facendo, si preparano i territori ad essere più sensibili alle tematiche che oggigiorno consistono nelle sfide più impegnative della Storia dell’uomo.

La transizione verde e quella digitale sono solo un esempio di quel percorso che potrebbe portare tutta la comunità europea verso uno scenario futuro completamente diverso da quello che già si sta percependo ed in parte avverando.

Condurre degli esercizi di futuro, come vengono definiti, in modo approfondito e del tutto partecipativo con le istituzioni europee e con tutti gli altri stakeholder, è sicuramente un’attività con grandi potenzialità perché «la previsione orientata all’azione stimolerà il pensiero strategico e darà forma alle politiche ed iniziative dell’Ue, tra cui i programmi di lavoro futuri della Commissione», citava la prima relazione 2020 in materia di previsione.

Come sostenuto anche da una prima pubblicazione dell’European Political Strategy Centre (EPSC), in occasione della Conferenza annuale sui Global Trend 2030, «la previsione strategica offre un modo per utilizzare le nostre intrinseche capacità di narrazione al fine di coinvolgere la conoscenza tattica, rendere esplicite le ipotesi, forgiare una nuova comprensione condivisa (cioè creare significato) e anticipare e prepararsi per ciò che deve ancora accadere.»

I report pubblicati

La Commissione europea ha pubblicato tre report dedicati alla Strategic Foresight.

Il primo pubblicato proprio nel 2020, in piena emergenza Covid-19, centrato sulla «resilienza come nuova bussola per le politiche dell’Ue». La pandemia, come è stato ampiamente dimostrato in diversi campi, ha messo in evidenza le fragilità che erano già presenti nei sistemi politici e socioeconomici dell’Ue e degli Stati membri, risvegliando così le coscienze di ciascuno e cambiando in modo brusco e repentino tutte le priorità.

In quel contesto, la Commissione aveva deciso di sviluppare una serie di scenari futuri di riferimento al fine di individuare i potenziali percorsi previsti principalmente per le transizioni (green e digitale), approfondendo così il nesso tra le due e individuando i potenziali investimenti in probabili progetti strategici. In questo modo, si leggeva nel rapporto, «essi costituiranno un quadro di riferimento per permettere ai leader di discutere visioni condivise o alternative di scenari futuri, aiuteranno a garantire la coerenza tra le politiche e costituiranno un quadro prospettico comune per mettere alla prova le proposte politiche o per avviare valutazioni d’impatto ex ante.»

Tra gli obiettivi vi era l’attuazione di un’agenda di previsione strategica, allo scopo di rendere l’attività di strategic foresight una vera e propria attività programmatoria per l’Ue.

La visione a lungo termine è stata posta al centro dell’attenzione soprattutto con il report pubblicato nel 2021, il cui periodo di riferimento finale era stato posto al 2050, anno in cui era stato posto l’obiettivo per il continente europeo della neutralità climatica. Uno dei nodi fondamentali trattati nella relazione è proprio l’analisi delle tendenze strutturai a livello mondiale, i cosiddetti mega-trend, che con tutta probabilità incideranno in maniera significativa sulle attività e sulle libertà di azione dell’Ue. Tra questi, sono stati individuati: il cambiamento climatico, le trasformazioni tecnologiche, le pressioni sulla democrazia e sui valori e la situazione demografica mondiale. Un report sicuramente anticipatorio di quanto poi sarebbe avvenuto, per alcuni di questi trend, proprio nell’arco dei primi mesi del 2022 come, ad esempio, lo scoppio della guerra in Ucraina e la crisi energetica.

Nell’ultimo report, pubblicato qualche giorno fa dalla Commissione, si pone nuovamente l’accento sulle transizioni verde e digitale, perni fondamentali su cui l’Ue sta cercando di puntare tutto quel che ha. Come sostenuto anche dal Vicepresidente per le Relazioni interistituzionali e per la Strategic Foresight, Maroš Šefčovič, «il presente Rapporto di previsione strategica analizza in modo più approfondito come allineare al meglio i nostri due obiettivi, soprattutto perché assumono una dimensione di sicurezza significativa a causa degli attuali cambiamenti geopolitici». All’interno del report, è posta maggiore attenzione alla trasversalità della digitalizzazione e della sostenibilità ambientale in settori particolarmente strategici, fragili e allo stesso tempo i più potenzialmente inquinanti come l’energia, l’industria, l’edilizia e l’agricoltura.

I rischi dell’analisi strategica

Lo studio del futuro, basato sui dati del passato e del presente, svolto secondo un certo tipo di approccio sistematico potrebbe essere definitivamente utile per riuscire ad intercettare eventuali sfide o semplici difficoltà che potrebbero ostacolare lo sviluppo di un territorio.

Lo sviluppo di pensieri alternativi e la considerazione di vari fattori che sono interdipendenti tra loro è sicuramente un esercizio di elasticità e apertura mentale molto importante. È anche vero però che questo tipo di attività potrebbe essere fraintesa come vera e propria previsione del futuro, come faceva la Sibilla per intenderci.

Lo studio di analisi e previsione strategica è sicuramente difficile da comprendere, soprattutto in certi territori, in cui la cultura della programmazione e della preparazione ai possibili shock futuri è ancora troppo poco diffusa ma con gli avvenimenti degli ultimi anni (pandemia, guerra, crisi energetica e altamente probabile crisi alimentare), l’attività dei futurologi (gli studiosi della futurologia) sta diventando sempre più importante anche per le politiche pubbliche nazionali ed internazionali.

Cosa ci riserverà il futuro è sempre difficile da anticipare con certezza ma, forse, incanalare questa incertezza verso una visione più aperta di quanto potrà succedere potrebbe essere una delle chiavi di salvezza a cui dovremmo appigliarci.

Bruxelles sta investendo e puntando su questo, con grande e grave ritardo, sia ben chiaro ammetterlo. Ma, se con una certa disciplina e consapevolezza, si potesse utilizzare questo tipo di metodologia anticipatoria, probabilmente si potrebbe creare una società più elastica e pronta ad affrontare avversità anche non così facilmente prevedibili, rendendo l’Europa una possibile terra di grande e compatta resilienza sociale.

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