L’OMICIDIO ABE SCUOTE IL GIAPPONE

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Fonte immagine: https://www.bbc.co.uk/news/world-asia-62074223

L’assassinio dell’ex Primo ministro ha tutto il potenziale per diventare un vero e proprio trauma nazionale per il Giappone.

La mattina dell’8 luglio 2022 la vita di Yamagami Tetsuya si annoda intrinsecamente alla vita di un Paese intero. Yamagami, con un breve passato nella Marina della Forza di Autodifesa, raggiunge il centro della città di Nara, anticamente capitale del Paese e centro della religione buddhista, portando con sé una pistola artigianale. Raggiunge il luogo dove Abe Shinzo, il Primo Ministro più longevo nella storia del Giappone postbellico, tiene un comizio a favore di un candidato locale. Yamagami Tetsuya esplode due colpi contro Abe Shinzo, che nonostante le quattro ore di rianimazione non sopravvive.

È ancora in dubbio il movente che ha portato Yamagami a eliminare fisicamente colui che, nonostante non fosse più in carica, rimaneva il politico più influente del Giappone. Ciò che invece è certo è che la politica – e soprattutto la società – del Giappone dovrà osservarsi con attenzione e trovare le ragioni di una tale insensatezza, ricondurre l’evento in una serie logica di cause ed effetto, nonostante l’apparente assenza di motivazioni politiche o terroristiche. Una fondamentale elaborazione del lutto, che a differenza del caso individuale diventa un ineluttabile processo collettivo.

Una profonda autoanalisi che inizia con il tema della sicurezza, in modo abbastanza paradossale considerando che il Giappone è uno dei Paesi non solo con il minor tasso di incidenti collegati all’uso di armi da fuoco, ma anche un Paese dove i crimini violenti sono più rari anche rispetto agli altri Paesi con livelli di benessere simili. Nonostante Abe fosse uno dei politici più prominenti del Giappone teneva il suo comizio con misure di sicurezza minime, aspetto che dimostra chiaramente quanto l’evento fosse totalmente inaspettato.

L’assassinio di Abe lascia anche un enorme vuoto di potere all’interno del Partito liberal-democratico. Le elezioni per il rinnovo della Camera alta della Dieta nazionale non saranno certamente un problema per il partito al governo, ma Abe era il leader dell’ala destra del partito, che tra le altre cose ha favorito l’ascesa a Primo Ministro del moderato Kishida Fumio: a quest’ultimo spetterà il difficile compito di rassicurare il Paese e di tenere insieme le diverse anime del partito.

A questo proposito è lecito aspettarsi che la morte di Abe possa favorire l’applicazione della sua agenda conservatrice, dove la riforma costituzionale volta al superamento della clausola pacifista dell’art. 9 riveste un ruolo centrale. L’eredità politica di Abe è condensata soprattutto nell’aver riportato il Giappone all’interno della politica internazionale con un ruolo di primo piano, ben conscio che la visione economicista propria del suo partito nella seconda metà del secolo non avrebbe retto all’urto dell’ascesa cinese e avrebbe richiesto un rafforzamento delle capacità difensive.

Questo in netto contrasto con la cosiddetta Abenomics, la cui ricetta ha mostrato i suoi limiti non solo durante gli anni in cui Abe era al governo, ma anche in seguito agli sconvolgimenti della pandemia e della guerra in Ucraina. Questo aspetto dovrebbe invece allargare gli spazi per la visione del “nuovo capitalismo” di Kishida, supportato in questo dalle parti più progressiste del partito.

Nonostante questo processo, resta il trauma centrale dell’assassinio del politico più in vista del Paese. Il sangue versato in una tranquilla mattina a Nara, in un Paese dove la vista del sangue è ormai considerata un fatto relativo a un difficile passato sconfitto con un pacifismo prima obbligato e poi abbracciato, rischia di innescare reazioni irrazionali che spazzano via con violenza le tesi e le ipotesi formulate dagli analisti, rimettendo con forza al centro un tema quasi filosofico: il rapporto tra potere politico e natura umana.

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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