L’ECUADOR IN CRISI, TRA GANG, PROTESTE E DEBITO PUBBLICO

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Fonte Immagine: BBC News

L’Ecuador sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia contemporanea. La ripresa dalla pandemia è stata infatti rallentata da una serie di problematiche, che spaziano da disastri naturali a questioni di debito pubblico, passando per difficoltà legate alla criminalità organizzata e a contrasti con le importanti comunità indigene. 

Il 2022, anno che per molti paesi ha segnato la fine della pandemia da COVID-19 e l’inizio di una – seppur incerta – ripresa, è stato invece particolarmente difficile per l’Ecuador. La piccola nazione sudamericana ha infatti dovuto affrontare una serie pressoché ininterrotta di situazioni di difficile gestione, a partire dalle piogge torrenziali che nel mese di Gennaio hanno devastato la capitale Quito, risultando in alluvioni e slavine che hanno portato ad un tragico bilancio di almeno 24 morti. 

Nel mese di Aprile, invece, la criminalità organizzata ha orchestrato una serie di rivolte all’interno delle maggiori carceri del paese, arrivando in alcuni casi a sottrarre il controllo delle stesse alle autorità competenti. Solo l’invio di oltre un migliaio di appartenenti alle forze di sicurezza ha garantito un (parziale) ritorno all’ordine, anche se la situazione rimane potenzialmente esplosiva. Questa prova di forza ha dimostrato come le gang più importanti rappresentino ad oggi ancora una delle minacce più concrete per la stabilità del paese, data la loro capacità di dominare non solo la scena criminale ma la vita quotidiana di milioni di cittadini nelle aree dove la presenza dello stato è più incerta. Le stesse possono contare su nutrite schiere di membri spesso pesantemente armati, e in molti temono le possibili infiltrazioni di elementi provenienti da cartelli della droga di portata internazionale, lasciando presagire un ulteriore aumento della violenza che accompagna questi traffici.

Tale situazione ha indotto, nel mese di Maggio, il Presidente Guillermo Lasso a dichiarare lo stato di emergenza in 3 delle 24 province del paese, in modo da poter contare su poteri più ampi per far fronte ad una situazione da molti ritenuta insostenibile: nelle aree interessate è stato infatti imposto un coprifuoco notturno e più di 9000 tra poliziotti e militari sono stati schierati in pattuglia. Non sono mancate, tuttavia, voci preoccupate che hanno visto un tentativo di accentramento del potere preoccupante da parte del Presidente, a scapito della legislatura – la Corte Costituzionale, ad esempio, aveva già dimezzato la durata di un precedente decreto simile, aggiungendo che l’esercito potesse agire solo in supporto alle forze di polizia e non in maniera autonoma. 

Infine, le conseguenze del conflitto Russo-Ucraino – nella fattispecie l’aumento del prezzo del petrolio e di alcuni beni alimentari di prima necessità – sono andate ad aggiungersi e ad aggravare i problemi interni del paese. L’incremento dei prezzi della benzina ha infatti portato a proteste su vastissima scala, che hanno paralizzato la capitale ed i centri più importanti del paese per giorni. Il blocco delle vie di comunicazione ha portato all’arresto forzato di molte attività commerciali, dato preoccupante nel quadro di una economia già piuttosto debole. 

A capeggiare le proteste sono state soprattutto figure di primo piano della importante comunità indigena del paese – ad esempio Leonidas Iza, il presidente della Confederazione delle Nazioni Indigene dell’Ecuador (CONAIE), il quale ha di recente raggiunto un accordo con il Presidente Lasso, promettendo di sospendere le attività di protesta e negoziando un periodo di 90 giorni con il governo per l’implementazione dei tagli al prezzo del carburante. 

I costi di questo abbassamento forzato dei prezzi sono stimati nell’ordine di 350 milioni di dollari statunitensi, cifra ragguardevole per un paese il cui PIL totale ammontava, nel 2021, a circa 100 miliardi di dollari – e ancor di più difficile da sostenere alla vigilia della scadenza per il rimborso di un prestito di oltre 6 miliardi negoziato con il Fondo Monetario Internazionale per far fronte all’emergenza causata dalla pandemia. 

La concomitanza e l’intersezione di queste crisi rappresenta senza dubbio una sfida epocale per l’Ecuador, i cui leader dovranno usare ogni risorsa a loro disposizione per destreggiarsi tra le varie problematiche e raggiungere un punto di equilibrio nel contesto di una America Latina in profondo cambiamento. 

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