I Balcani occidentali e il processo di integrazione

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Lo scorso maggio, l’Alto Commissario dell’Unione Europea Josep Borrell, ha dichiarato che alla luce degli attacchi russi all’Ucraina, è più importante che mai rafforzare l’impegno dell’UE con i sei Paesi dei Balcani occidentali e progredire verso un futuro europeo comunitario. Tuttavia, sebbene le premesse fossero buone, in questi anni l’Unione Europea ha commesso una serie di errori, con ritardi sistemici e voluti, che hanno allontano molte realtà balcaniche da una reale prospettiva d’integrazione europea.

Il difficile processo di integrazione

Il 23 giugno, i leader di sei Paesi balcanici hanno lamentato la mancanza di progressi nelle loro richieste di adesione all’Unione Europea, in vista della decisione del blocco di concedere lo status di candidato a Ucraina e Moldavia. Tuttavia, l’Alto Commissario Borrell, ha commentato che anche se lento, l’allargamento rimane uno degli strumenti più efficaci per estendere l’influenza dell’Unione Europea. Secondo lo spagnolo, i fatti dimostrano che l’allargamento è stato il modo principale per organizzare un sicuro e prospero continente europeo, con l’UE che è passata da 6 Stati membri negli anni ’50 a 27 Stati membri oggi nel 2022.

La guerra della Russia contro l’Ucraina ha accelerato una serie di processi già in atto. Per molti Paesi, a cominciare dall’Ucraina, questo è un momento strategico per affermare le proprie aspirazioni per entrare nell’UE e in tutto ciò che essa rappresenta. I leader ucraini hanno dichiarato esplicitamente che, insieme al sostegno militare per difendersi dall’aggressione russa, l’ottenimento dello status di candidato all’UE è la loro priorità assoluta.

Un ragionamento simile è stato fatto dal governo della Moldavia e infine, lo si vede nella richiesta del governo della Georgia e nelle decine di migliaia di manifestanti georgiani che questa settimana sono scesi in piazza a Tbilisi con le bandiere dell’UE. Allo stesso tempo, i Paesi dei Balcani occidentali hanno giustamente chiesto che il loro processo di adesione sia giudicato in base ai propri meriti. Sono passati quasi 20 anni da quando l’UE ha dichiarato a Salonicco nel 2003 che il futuro dei Balcani occidentali è all’interno dell’UE, quindi è comprensibile un certo grado di impazienza da parte loro.

Infatti i Paesi balcanici sono profondamente frustrati per lo stallo delle loro richieste di adesione. Particolarmente frustrante per l’Albania e la Macedonia del Nord è il veto della Bulgaria, membro dell’UE. Nonostante negli ultimi anni fossero stati fatti dei progressi grazie ai finanziamenti europei, le missioni di peacekeeping e il conseguente processo di riavvicinamento e d’integrazione economica chiamato Jugosfera, già qualche mese fa Borrell aveva espresso delle preoccupazioni per le tensioni in Bosnia Erzegovina, dopo che un gruppo di nazionalisti croato-bosniaci hanno minacciato di boicottare le prossime elezioni e di formare una propria regione indipendente nel travagliato Stato balcanico. Le elezioni nazionali previste per ottobre rendono ancora più urgenti gli sforzi, anche da parte di funzionari statunitensi e dell’UE, per cercare compromessi che permettano lo svolgimento delle votazioni senza ulteriori boicottaggi che hanno paralizzato le istituzioni bosniache per anni.

L’integrazione europea come alternativa all’influenza turca nei Balcani

L’emergere di potenze non-occidentali sulla scena globale e soprattutto regionale sta riducendo l’influenza occidentale nei Balcani. La debolezza o l’insicurezza delle istituzioni nei confronti delle sfide reali, da un lato, e l’indebolimento del ruolo dell’Unione Europea nei processi di integrazione con i Paesi dei Balcani occidentali, dall’altro, offrono agli attori non occidentali la possibilità di estendere ulteriormente la propria influenza nella regione. Russia, Turchia e Cina stanno creando un triangolo strategico che in alcuni casi sfida apertamente gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali, in termini geopolitici e geoeconomici.

In particolare da quando il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi – AKP) è arrivato al potere in Turchia nel 2002, l’interesse e il coinvolgimento politico nei Balcani è sicuramente aumentato. Gli Ottomani hanno governato su gran parte Balcani occidentali per cinque secoli. Un periodo che ha lasciato tracce importanti e la più grande popolazione musulmana in Europa. Il governo turco a guida AKP ha avuto un coinvolgimento attivo nella politica balcanica negli ultimi anni, intensificando le relazioni della Turchia con i Paesi di quest’area, influenzando e rallentando il processo di integrazione europea.

L’ultimo impegno di Ankara nella regione dimostra che la politica balcanica della Turchia è in grado di adattarsi ai cambiamenti ed è guidata dal pragmatismo piuttosto che dai concetti ideologici del neo-ottomanismo, una scuola di pensiero che presume che la Turchia moderna debba ripristinare la propria influenza geopolitica nei territori ex ottomani. Ankara sta cercando di non essere più solo un baluardo per i musulmani dei Balcani, ma di agire come mediatore tra i vari gruppi etnici della regione. Questo è diventato evidente durante la visita di Erdogan in Bosnia e di Dodik in Turchia, quando Dodik ed Erdogan sono diventati partner politici.

L’Unione Europea dovrebbe cominciare a considerare questa zona non più come una polveriera ma come una macroregione con tanti Paesi in via di sviluppo che potrebbero convertirsi in potenziali partner commerciali strategici. L’Italia potrebbe avere un ruolo centrale nell’estendere l’influenza europea nei Balcani. Il Belpaese potrebbe estendere l’influenza su Albania, Montenegro e Bosnia Erzegovina, diminuendo l’influenza turca nell’area, creando istituzioni trasversali ed efficaci con la collaborazione dell’Unione Europea.

Se stimolassimo di più la cooperazione economica tramite ferrovie e porti dalla sponda dello Ionio, l’Italia potrebbe sperimentare un aumento delle esportazioni ed il conseguente aumento dei consumi e delle esportazioni al Sud tramite infrastrutture costruite ad hoc, farebbe beneficiare anche la parte settentrionale del paese. Favorire la cooperazione regionale è l’unico modo per estendere l’influenza europea: sono tanti gli esperimenti su scala regionale che hanno beneficiato dell’integrazione europea e dei suoi finanziamenti: come il gruppo Visegrad, i Paesi Baltici e quelli del Benelux, i Balcani potrebbero essere il prossimo. 

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