Il gas Azero e le prospettive future in un’ottica del tutto italiana

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L’Azerbaigian è uno dei cinque paesi – insieme ad Iran, Russia, Kazakistan e Turkmenistan- che si affaccia sul Mar Caspio e che si divide l’enorme quantità di gas stivato nei suoi fondali (il 46 per cento delle riserve mondiali).

Nel 2020, la produzione di petrolio e altri liquidi dell’Azerbaigian è stata stimata in 716.000 barili al giorno (b/g), di cui l’uso domestico è stato in media di circa 92.000 b/g. La maggior parte della produzione di petrolio avviene al largo del Mar Caspio e viene esportata in Occidente, nel gennaio del 2021 le riserve accertate di petrolio greggio erano stimate a 7 miliardi di barili.

Il paese spedisce la maggior parte delle sue esportazioni di gas naturale dal Caspio, attraverso la Georgia, alla Turchia e all’Europa meridionale attraverso un enorme gasdotto composto da tre tronconi: Baku–Tbilisi–Erzurum (BTE) che si collega al Trans–Anatolian Pipeline (TANAP), che attraversa la Turchia, e al Trans Adriatic Pipeline (TAP) che va dal confine turco sotto il Mar Adriatico all’Europa sudorientale e Italia.

Il TANAP costituisce il tratto più lungo del corridoio meridionale del gas, trasportando il gas dal giacimento di Shah Deniz II dell’Azerbaigian all’Europa. Nel 2020, la maggior parte del gas naturale dell’Azerbaigian è stata esportata in Turchia e Georgia con un volume minore esportato in Iran e Grecia. Il completamento del TAP nell’ottobre 2020 ha consentito alle esportazionidi gas naturale di fluire dall’Azerbaigian alla Bulgaria e all’Italia nel 2021.

Il Gasdotto Trans-Adriatico è entrato in funzione a fine 2020 sollevando non poche polemiche fra cittadini eamministrazioni pubbliche per motivi legati all’impatto ambientale. Il gasdotto, lungo 878 km, di cui 773 onshore e 105 offshore, distribuisce all’Europa gas naturale, estratto in Azerbaigian, attraversando Grecia (550), Albania (215) e il Mar Adriatico (105) per trovare approdo in Puglia e connettersi alla rete di distribuzione del gas italiano (8). In unanno l’Europa ha ricevuto 8,1 miliardi di metricubi ed oltre il 6,8 ha raggiunto l’Italia nell’entry point pugliese. Al Tap è stato assegnato lo status di ’Progetto di Interesse Comune’ (Pci) pertanto il gasdotto è stato ritenuto uno dei 12cosiddetti ’corridoi energetici’ prioritari dall’Unione europea per il conseguimento degli obiettivi di politicaenergetica.

Le attuali condizioni della guerra in Ucraina hanno visto vacillare le sicurezze italiane di importazione di gas che dipendono per oltre il 40 per cento dalla Russia (2021). Tale condizione di dipendenza rende il nostro paesevulnerabile ad un’interruzione dei flussi di combustibile possibile a seguito delle dure sanzioni imposte alla Russia dall’Europa, dagli Stati Uniti e dagli alleati. La partita a scacchi che gioca l’Italia è fondamentale e decisiva per l’inverno 22/23 che prevede una quota di dipendenza diminuita al 25 percento del gas russo sostituita dai 2.5 miliardidi metri cubi importati dall’Azerbaigian attraverso il TAP (Trans Adriatic Pipeline).

Per far fronte alla crisi energetica l’obiettivo italiano è quello di un possibile raddoppio della capacità del gasdotto Tap che attualmente è pari a 10 miliardi di metri cubi l’anno. Grazie all’aggiunta di due stazioni e di modifiche alle unità esistenti l’operatività arriverebbe a 20 miliardi di metri cubi l’anno pari all’approvvigionamento di 14 milioni diutenze domestiche in Europa.

La scelta italiana, diversa da quella statunitense, di importare gas da altri paesi non è stata solo una scelta geopolitica ma di prezzi. Fino allo scoppio della guerra tra Russia ed Ucraina non era conveniente estrarre o aprire altri pozzi perché per lungo tempo i prezzi di gas ed energia sono stati stabili.

Alla luce dei recenti avvenimenti l’unica domanda da porsi è se riprendere a trivellare o meno. Non si parla più di una scelta economica ma strategica, saremo ancora dipendenti da altri paesi o aumenteremo le nostre capacità di produzione e di stoccaggio? I giacimenti attivi sono circa 1.300, anche se quelli che vengono realmente utilizzati concontinuità superano di poco quota 500, proprio

per questo la ricerca di approvvigionamenti esteri è determinata dalla necessità di maggiori investimenti italiani senza dimenticare che sfruttare alcuni giacimenti come quelli davanti a Venezia comporterebbe diversi rischi. Investire nell’espansione dei siti per lo stoccaggio del gas ci farà affrontare con più serenità le possibili ritorsioni russe a fronte delle sanzioni e sopperire a eventuali e future crisi. Indipendenza energetica significa investimenti e dunque costi, l’unica alternativa è il ricorso al carbone che però ci farebbe tornare indietro anni luce nelle politiche dirispetto ambientale.

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