DRAGHI IN ISRAELE: LA STRATEGIA ITALIANA NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

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Il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, vola a Gerusalemme per la prima visita istituzionale italiana nello Stato ebraico dal 2015. Sul tavolo la cooperazione bilaterale tra Roma e Tel Aviv, la sicurezza alimentare nel contesto del conflitto in Ucraina, temi politici e culturali, ma soprattutto il gas. La bussola della politica estera italiana sembra finalmente essere orientata verso una maggiore presenza nell’area del Mediterraneo allargato.

Il 13 ed il 14 giugno il Primo Ministro italiano Mario Draghi si è recato in Israele in visita istituzionale, dove ha incontrato il Primo Ministro israeliano Naftali Bennett, il Ministro degli esteri Yair Lapid ed il Presidente Isaac Herzog. Draghi si è poi spostato in Cisgiordania, dove ha incontrato il Primo Ministro palestinese Mohammad Shtayyeh.     
L’iniziativa italiana in Medio Oriente è di particolare rilevanza strategica: l’ultima visita a Gerusalemme da parte di un Capo di governo italiano è datata al lontano 2015, ben sette anni fa.
L’importanza della visita è evidenziata, inoltre, dal numero e dal peso dei temi trattati durante gli incontri con le massime istituzioni dell’area, soprattutto con quelle israeliane: relazioni bilaterali, cooperazione in diversi campi e, soprattutto, la partnership energetica. Sul tavolo, poi, anche il dossier sul conflitto in Ucraina, questione su cui Draghi ha sottolineato lo sforzo di mediazione prodotto da Israele, ed ha rilanciato l’impegno comune per scongiurare la catastrofe alimentare a causa del blocco dei porti nel Mar Nero.        

COMUNITÀ DI INTENTI

Sul piano della cooperazione economica, Italia e Israele hanno un proficuo partenariato commerciale, in particolare nel comparto dell’innovazione e dell’Ict. Gli scambi sono addirittura cresciuti del +25,6% nel 2021, attestandosi a 4 miliardi di euro, con esportazioni italiane pari a 3,1 miliardi e importazioni pari a 910 milioni. L’opportunità per il rafforzamento delle relazioni economico-commerciali sono offerte dai comparti dei trasporti, della mobilità sostenibile, dell’aerospazio e della sicurezza cibernetica, settori in cui Israele si configura come leader. Roma e Tel Aviv, inoltre, hanno mostrato forte interesse a collaborare in campo sanitario, nello specifico nell’ambito della salute digitale, del molecular healt, del Med Tech e della medicina di precisione. 

Dal punto di vista politico e culturale, la missione di Draghi ha toccato temi importanti, quali l’antisemitismo ed il rilancio del processo di pace israelo-palestinese.     
Dunque, il Presidente italiano ha visitato lo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme, dove ha riaffermato l’impegno italiano nella lotta all’antisemitismo in ambito nazionale ed internazionale.    
Draghi si è poi recato Ramallah, in Cisgiordania, dove ha incontrato il Primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, con il quale hanno concluso sei accordi di sviluppo dal valore di 17 milioni di euro. Gli accordi coprono settori in cui la cooperazione bilaterale era già avviata, come la chirurgia pediatrica, l’occupazione giovanile, l’agricoltura e la promozione del patrimonio culturale. Shtayyeh, per parte sua, ha sottolineato la necessità di lavorare a livello internazionale per rilanciare la soluzione a due Stati, come mezzo per raggiungere una pace duratura e definitiva con lo Stato ebraico; intenzione fortemente sostenuta dal Presidente italiano che ha garantito il fermo impegno dell’Italia nel processo di pace tra Israele e Palestina.  

L’ENERGIA NEL MEDITERRANEO ALLARGATO: OPPORTUNITÀ E DIFFICOLTÀ

La bussola diplomatica italiana, oltre che dal tentativo di Roma di ritagliarsi un ruolo strategico nell’area del Mediterraneo allargato, è orientata dagli effetti dell’invasione russa in Ucraina: l’obiettivo di Palazzo Chigi, infatti, è quello di ridurre la dipendenza energetica italiana dalla Russia, diversificando nel minor tempo possibile le fonti di approvvigionamento.            
Ciò è dimostrato dalle numerose visite che il Presidente Draghi ed il Ministro degli esteri Luigi Di Maio hanno compiuto precedentemente in Algeria, in Repubblica Democratica del Congo, in Angola, Efitto, Qatar e Kazakistan, in cui il comune denominatore è rappresentato dalla presenza di idrocarburi. 
Questo è anche il caso di Israele che in tempi recenti, grazie alla scoperta di importanti giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, si è trasformato in un importante importatore. Infatti, se storicamente il Paese ha fatto affidamento sulle importazioni dall’estero per soddisfare gran parte del proprio fabbisogno energetico, l’accesso al gas naturale ha dotato Tel Aviv di un’importante fonte di sicurezza energetica e di conseguente proiezione strategica. Si tratta dei giacimenti di Tamar, divenuto operativo dal 2013, e del Leviathan, che ha iniziato la produzione nel 2019, le cui riserve complessive sono stimate a circa 900 miliardi di metri cubi.

In questo contesto, la soluzione più immediata per l’Italia, è quella di implementare il cosiddetto “gasdotto della pace”,che collega la città di Ashkelon con quella egiziana di Al-Arish sulla costa del Sinai e di cui il 25% è stato acquistato dall’italiana Snam nel 2021 : occorre utilizzare il flusso di gas che da Israele scorre in Egitto alimentato dal giacimento Leviathan, il quale sarà reso liquido, spedito in Italia via nave e infine rigassificato in loco.   
Il sistema appare particolarmente concretizzabile in quanto non prevede la realizzazione di una nuova infrastruttura, considerata anche la volontà condivisa di Roma e Tel Aviv di accelerare la trasformazione dei sistemi energetici verso fonti rinnovabili.      
Non a caso, il giorno dopo la visita di Draghi, l’Unione Europea- nella figura della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen- Egitto ed Israele, hanno firmato un memorandum d’intesa sulla cooperazione in materiadi commercio, trasporto ed esportazione di gas naturale verso i Paesi dell’Unione proprio attraverso il “gasdotto della pace”  

Tuttavia, la soluzione più vantaggiosa per portare il gas israeliano in Italia è rappresentata dal progetto del gasdotto EastMed avviato nel 2008, il quale consentirebbe la gestione del flusso senza alcuna intermediazione. 
Il gasdotto EastMed, progettato per estendersi tra la terraferma ed il mare su una lunghezza di 1900 km tra Cipro e la Grecia, si presterebbe ad importare in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, fino ad arrivare a 20 miliardi nel tempo. Il costo dell’infrastruttura è stimato a circa 6 miliardi di euro, cui bisogna aggiungere i costi per il tratto denominato Poseidon, atto a collegare la Grecia con la Puglia, e quindi di estremo interesse per l’Italia.      
Il progetto, per lungo tempo osteggiato dalla Turchia e gli Stati Uniti, è stato inserito tra i progetti di interesse comune dalla Commissione Europea, e si prepara quindi a ricevere ingenti finanziamenti sia pubblici che privati.         
Tale soluzione, però, presenta il problema relativo alla tempistica di costruzione dell’infrastruttura: serviranno tre-quattro anni per completare l’opera ed i lavori di costruzione dovrebbero cominciare solo a ottobre 2023.

Bisogna, infine, considerare l’opzione di sfruttare lo snodo della Turchia per portare il flusso in Italia attraverso il gasdotto Tap. Si tratterebbe di una svolta perché diminuirebbe i timori di Ankara di essere tagliata fuori da EastMed, in quanto parteciperebbe attivamente in progetti che vedono coinvolte nazioni percepite come ostili come Grecia e Cipro. Tuttavia questa iniziativa è fortemente influenzata dalle difficili relazioni tra Turchia ed Israele.

La cooperazione in campo energetico tra l’Italia ed Israele risulta quindi agevolata dalle diverse vie percorribili in materia e dalle manifestazioni d’intento comuni ai due Paesi che, tra l’altro, sono membri fondatori dell’East Mediterranean Gas Forum, nel quale continuano a collaborare per l’utilizzo comune delle risorse di gas del Mediterraneo orientale, nonché per lo sviluppo di energie rinnovabili, come l’idrogeno, e la loro commercializzazione.

NUOVI SCENARI

È chiaro che i temi dell’antisemitismo, della pace e del conflitto in Ucraina rappresentano il frame della missione di Draghi in Medio Oriente, il cui trema centrale è espresso dalla volontà di realizzare una via mediterranea dell’energia. Ciò consentirebbe all’Italia, e più in generale all’Europa, di svincolarsi dalla dipendenza del gas russo. Le missioni di Draghi e von der Leyen nell’area compiono un passo significativo in tal senso, soprattutto dal punto di vista della cooperazione in materia. Infatti, non solo l’accordo concluso al Cairo consentirà di aumentare la vendita di gas naturale liquido ai Paesi membri dell’Unione Europea, bensì è proprio l’Unione che aiuterà Israele e l’Egitto nell’incremento della produzione di gas e nell’esplorazione nelle loro acque territoriali. 
In tale contesto evolutivo, non è da escludere una più stretta cooperazione tra i membri dell’East Mediterranean Gas Forum, in cui siedono Giordania, Israele, Cipro, Grecia, Egitto, l’Autorità Palestinese, Francia ed Italia. 

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