Per la Tunisia si avvicina la data del referendum sulla Costituzione

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Fonte Immagine: https://www.agenzianova.com/news/tunisia-pubblicata-in-gazzetta-ufficiale-la-bozza-della-nuova-costituzione/

A tre settimane dal referendum, il presidente tunisino Kais Saied ha pubblicato la bozza della nuova Costituzione su cui i cittadini sono chiamati a pronunciarsi

Il 25 luglio rappresenta un punto di svolta per la storia del Paese nordafricano: i cittadini tunisini, nel giorno della festa della Repubblica – nonché anniversario della sospensione della Costituzione e del congelamento del Parlamento da parte del presidente in carica –, sono chiamati al voto: lo scopo è pronunciarsi sulla nuova Carta costituzionale che, se approvata, legittimerebbe l’instaurazione di una Repubblica presidenziale.

Redatto in poche settimane da una commissione nominata direttamente dal conservatore Saied e da cui i partiti sono stati esclusi, mentre sia l’Unione generale dei lavoratori tunisini – il principale sindacato del Paese – che altri esperti hanno deciso di boicottare i lavori perché ritenuti dipendenti dalle volontà del presidente, il nuovo testosostituirebbe la Costituzione approvata nel 2014, all’indomani delle rivolte che avevano portato alla destituzione del ventennale dittatore Zine El-Abidine Ben Ali, e di fatto riproporrebbe un equilibrio dei poteri simile a quello che c’era in Tunisia prima della Primavera araba. 

Dell’attuale Carta costituzionale, che prevede una limitazione ai poteri presidenziali e sancisce il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali come la libertà di espressione o di riunione pacifica – nonostante nel Paese non fosse mai stata nominata una Corte costituzionale a vegliare sul loro rispetto –, verrebbero soprattutto modificate le clausole relative ai poteri del presidente e, di conseguenza, del parlamento e della magistratura, fornendo maggiori spazi di manovra al primo a discapito degli altri.

Il presidente, infatti, eserciterebbe la funzione esecutiva, compresa la nomina del primo ministro e la capacità di proporre leggi o respingere quelle approvate dal parlamento e di assegnare alti incarichi civili e militari, affiancato da un governo nominato dal presidente stesso su proposta del primo ministro. Sarebbe inoltre tra i poteri del presidente sciogliere il parlamento, oltre al privilegio di firmare i trattati internazionali e scrivere la legge di bilancio. Tuttavia, non esistono meccanismi di impeachment per rimuoverlo: il presidente, al massimo, potrebbe rimanere in carica per due mandati da cinque anni, di cui però si prevede un’estensione in caso di imminente pericolo. 

Infine, contrariamente alla Costituzione del 2014, l’indipendenza degli organi giudiziari non sarebbe garantita, mentre il nuovo testo costituzionale mette anche fine al monocameralismo istituendo due camere aventi funzione legislativa: l’Assemblea dei rappresentanti del popolo e il Consiglio nazionale delle regioni, i cui deputati dovrebbero essere eletti durante le elezioni previste per dicembre.

Il referendum, se dovesse passare – come ci si aspetta accadrà, dal momento che il presidente Saied ha preso il controllo delle autorità elettorali, mentre non è previsto un quorum minimo da raggiungere per far approvare la bozza – rischierebbe di minare definitivamente il processo democratico del Paese nordafricano, mentre i rischi di proteste e rivolte, come verificatesi regolarmente nell’ultimo anno, sono elevati, così come un aumento della repressione.

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