Il tour regionale di Mohammad Bin Salman: “preparativi” per la visita di Biden

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La scorsa settimana si è concluso il tour regionale di Mohammad Bin Salman, in occasione del suo quinto anniversario come principe ereditario dell’Arabia Saudita. La visita in Egitto, Giordania e Turchia riflette la volontà di rafforzare la cooperazione con alleati regionali, segnare nuove partenze, ma soprattutto prepara il terreno per l’atteso viaggio di Joe Biden nel Regno delle due sacre moschee. 

La componente economica e politica della visita

Il tour regionale del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MBS) ha avuto inizio in Egitto lo scorso 20 giugno, seguito da Giordania e Turchia. Durante il suo tour regionale, ha tenuto incontri bilaterali con i leader di ogni paese con lo scopo di esaminare aspetti del commercio, dell’economia, dell’energia, della difesa e dei recenti eventi regionali e internazionali. Inoltre, secondo quanto riferito, l’obiettivo di questo tour è “coordinare gli sforzi per opporsi all’Iran e discutere di questioni politiche”. La visita regionale di MBS era prevista da tempo, ma l’occasione  potrebbe essere legata alla salute precaria del re ottantaseienne Salman bin Abdulaziz.

Al Cairo, il principe ereditario è stato accolto dal presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi. Sappiamo bene che Riyadh è una della maggiori sostenitrici finanziarie del governo egiziano. Infatti, l’Arabia Saudita e altri stati arabi del Golfo hanno promesso più di 20 miliardi di dollari per sostenere l’economia egiziana, la quale è stata duramente colpita dai prezzi record dei cerealiinnescati dall’invasione russa dell’Ucraina. Secondo l’agenzia di stampa saudita, i due leader hanno firmato 14 accordi per un valore di 7,7 miliardi di dollari che includono infrastrutture, progetti di energia rinnovabile, idrogeno verde, medicine ed e-commerce. Alfanar Global Development, con sede in Arabia Saudita, ha firmato accordi per 2 miliardi di SAR (532 milioni di dollari) con l’Arab Organisation for Industrialisation e il gruppo Benya Holding, col fine di avviare progetti di sviluppo ed investimenti in Egitto.  

Come gran parte del mondo, anche la Giordania è stata scossa dall’aumento dei prezzi del carburante e dei generi alimentari, esacerbato dalla guerra in Ucraina, oltre al peso economico della pandemia di Covid-19 . Di conseguenza, molti analisti vedono la visita del principe ereditario saudita come un’opportunità per migliorare la situazione economica nazionale.  

Ci si aspetta dunque che MBS sblocchi almeno 3 miliardi di dollari in progetti di investimento che l’Arabia Saudita ha promesso negli ultimi anni ma che devono ancora concretizzarsi. In effetti, un alto funzionario giordano ha rivelato all’agenzia di stampa che il Fondo per gli investimenti pubblici di Riyadh sta valutando di investire miliardi di dollari in mega progetti infrastrutturali in Giordania, incluso un progetto ferroviario di 2,5 miliardi di dollari che andrebbe a collegare la città giordana di Aqaba con la nuova città saudita di Neom. 

Khaled Shneikat, il capo della Jordanian Political Science Society, afferma che l’Arabia Saudita è consapevole dell’importanza della Giordania e della necessità della sua stabilità in una regione così instabile. La Giordania è per i sauditi un “cuscinetto dalla Siria e da Israele” ed è per questo che è fondamentale per Riyadh garantire la sicurezza in Giordania su vari fronti.

Il tour del leader saudita de facto ha quindi una componente economica importante, ovvero il sostegno a importanti alleati regionali attraverso investimenti, ma, come afferma Jawad Al-Hamad, direttore del Center for Middle East Studies in Giordania, è chiaro anche  l’aspetto politico della visita. L’obiettivo è la mobilitazione del fronte arabo in vista della visita del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il quale parteciperà al prossimo Vertice di Jeddah (previsto a metà luglio) con i leader del Consiglio di cooperazione del Golfo, oltre a Iraq, Giordania ed Egitto. 

La strada verso la normalizzazione dei rapporti con Ankara

Un’attenzione particolare possiamo rivolgere all’ultima destinazione del principe saudita: la Turchia. Si tratta della prima visita saudita ad Ankara dopo anni di crisi, con l’obiettivo di normalizzare i legami profondamente deteriorati dopo l’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi presso il consolato saudita a Istanbul nel 2018. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva accusato il principe saudita di aver orchestrato l’omicidio, cosa che lui e il suo governo hanno fortemente negato. Da ormai due anni è in atto un boicottaggio informale delle merci turche in Arabia Saudita e il Regno ha vietato viaggi e voli in Turchia. Adesso, però, il principe ereditario ed Erdogan mirano a normalizzare la loro relazione.

La riconciliazione è iniziata all’inizio di quest’anno quando Ankara ha ridotto le sue critiche sulla posizione dell’Arabia Saudita sui diritti umani , nonché sull’omicidio di Khashoggi. Il passo successivo è avvenuto lo scorso aprile, quando la Turchia ha spostato il processo contro 26 sospetti sauditi in relazione al caso Khashoggi dall’Alta corte penale di Istanbul a Riyadh. Alla fine dello stesso mese, Erdogan si è recato in Arabia Saudita e ha incontrato di persona il principe ereditario.

A maggio, il regno ha ripreso i voli per la Turchia dopo una pausa di due anni. Oggi, in una dichiarazione congiunta a seguito dei colloqui tra il principe ereditario saudita e il presidente turco, i due paesi hanno affermato di avviare una nuova era di cooperazione nelle relazioni bilaterali, inclusa la rimozione delle restrizioni commerciali, oltre alla ripresa di relazioni politiche, militari, di sicurezza e culturali. La dichiarazione indica che Ankara ha seppellito l’ascia di guerra sull’uccisione di Jamal Khashoggi ed è ora principalmente interessata a migliorare i legami economici con l’Arabia Saudita.

Essa, infatti, è un mercato importante per le merci e il turismo turchi e la fine del divieto al commercio tra i paesi aiuterà ad alleviare la pressione economica sulla Turchia.  Infatti, Ankara sta affrontando una dura crisi economica, con un’inflazione ai massimi storici di oltre il 70% e una valuta gravemente deprezzata, poiché la lira turca ha perso più della metà del suo valore nell’ultimo anno. 

Da “pària” ad alleato?

“Ciò che guida il cambiamento turco non è molto diverso da ciò che guida la futura visita di Biden nel Regno Saudita” ha affermato Kemal Kirisci, membro del Brookings Institution.  Durante la sua campagna elettorale, Biden aveva definito la monarchia saudita un “pària” per quanto riguarda i diritti umani. Una volta alla Casa Bianca, il presidente americano aveva temporaneamente  congelato le vendite di armi al Regno durante la guerra in Yemen.

Aveva anche delineato un programma per rendere gli Stati Uniti una centrale elettrica di energia rinnovabile, meno dipendente da un mercato petrolifero in cui i sauditi hanno così tanto potere. Ma oggi, con la più grande interruzione delle forniture energetiche degli ultimi decenni, le mosse americane nello scacchiere del Golfo Persico cambiano. Si legge nella dichiarazione della Royal Court: “Su invito del Custode delle Due Sacre Moschee Re Salman bin Abdulaziz Al Saud, per rafforzare le relazioni storiche bilaterali e la partnership strategica tra Arabia Saudita e Stati Uniti e riflettendo il desiderio condiviso di sviluppare la partnership in tutti i campi, Joseph R. Biden, presidente degli Stati Uniti, effettuerà una visita ufficiale in Arabia Saudita dal 15 al 16 luglio 2022”.

Con il mercato petrolifero in subbuglio, il più grande esportatore mondiale di greggio ha ancora una volta il potere per avanzare richieste. Il Regno delle Due Moschee sta attualmente ricavando 1 miliardo di dollari al giorno grazie al petrolio e si prevede che l’economia dell’Arabia Saudita crescerà più velocemente di qualsiasi nazione del G-20. Nonostante il presunto spostamento politico di Biden verso l’Arabia Saudita, si può ancora sentire una certa esitazione nel formulare il vero obbiettivo del viaggio. Infatti, Biden non ha reso esplicito l’incontro con il principe ereditario, bensì descrive la visita come parte di un più ampio “incontro internazionale” che includerà altri leader degli stati arabi del Golfo, Giordania, Egitto e Iraq (il Vertice di Jeddah). 

L’atteso tour regionale di Biden avrà come destinazione, oltre l’Arabia Saudita, Israele e Cisgiordania. I leader israeliani hanno fiducia nella possibilità di migliorare le relazioni con l’Arabia Saudita. Anche se attualmente i due paesi non hanno relazioni ufficiali, condividono legami taciti di sicurezza a causa della presenza regionale di un nemico comune: l’Iran. Nel 2020 i cosiddetti “Accordi di Abramo” hanno stabilito la normalizzazione delle relazioni tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Ci si aspetta, dunque, che l’attesa visita del Presidente americano porti la monarchia saudita ad avvicinarsi e finalmente normalizzare i rapporti con Israele.

Conclusione 

È chiaro come il tour regionale in Egitto, Giordania e Turchia abbia avuto diversi scopi per il principe saudita: rafforzare le relazioni e raggiungere intese in vari campi, analizzare le prospettive politiche ed economiche regionali e globali, ma soprattutto prepararsi al prossimo vertice di Jeddah, in cui sarà presente anche il Presidente degli Stati Uniti. Il prossimo vertice di Jeddah sarà di vitale importanza data la spaccatura politica tra gli Stati Uniti e i paesi del Medio Oriente come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi, infatti, hanno criticato l’atteggiamento americano poiché negli ultimi anni maggiormente concentrato sull’Asia.

Interessante, infine, appare il commento di F. Gregory Gause, III, professore presso la Texas A&M ed esperto delle relazioni tra Arabia Saudita e Stati Uniti. Alla domanda: “i due paesi possono definirsi nemici?” risponde: “Beh, non c’è una buona traduzione di frenemy (amico-nemico) in arabo. Non userei il termine frenemy, ma penso anche che sia un errore usare la parola ally poiché gli alleati sono persone per cui combatterai, di riflesso. Ed è chiaro che non lo siamo mai stati”.

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