Corsa Europea al Gas: L’Algeria non è più lo Sleeping Giant d’Africa

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Fonte: Transmed S.p.A.

La guerra nel vicinato orientale spinge l’Europa a adottare il piano REPowerEU: la necessità di fonti d’energia alternative mostra nuove dinamiche nel Mediterraneo, non solo per il partenariato energetico

Il 18 maggio la Commissione Europea ha presentato il piano REPowerEU, la nuova strategia di Bruxelles per svincolarsi dall’approvvigionamento energetico russo e rendere sempre più concreta la transizione verde inseguita dal Green Deal Europeo. Repower EU si presenta come un piano che, alla luce della situazione attuale in Ucraina, applica le linee guida del Consiglio Europeo in merito alla transizione energetica, facendo della diversificazione e della diplomazia energetica il suo cardine. Nell’ottica del Saving and Greening, diminuire la dipendenza dalle risorse fossili russe si tramuta nell’esternalizzazione delle politiche energetiche verso le sponde meridionali del Mediterraneo. 

Il piano integrativo per la cooperazione energetica prevede infatti un rafforzamento chiave della Mediterranean Green Hydrogen Partnership: Algeria e Egitto diventano protagonisti essenziali dell’import rinnovabile europeo. La prima, in quanto paese trainante del settore energetico africano, viene indicata in particolare come cardine fondamentale per riprendere il dialogo energetico in Nord Africa e per sopperire alle carenze produttive europee di gas e idrogeno verde. 

D’altronde, per un’Europa che guarda al gas, rafforzare la cooperazione energetica con l’Algeria diventa un imperativo strategico. Il paese Magrebino si posiziona al settimo posto mondiale in termini di esportazione di GPL, decimo in termini di produzione di gas naturale e terzo per riserva di gas scisto. Tale caratteristica ha reso stabilmente l’Algeria il terzo paese fornitore di gas naturale nel vecchio continente. 

Per tale ragione, la fondamentale presenza di Algeri nel mercato energetico ha supportato nel corso degli anni le mire rinnovabili di Bruxelles. In seguito alla creazione dell’Unione per il Mediterraneo, l’UE si è resa promotrice nel 2009 dell’iniziativa Desertec, un consorzio industriale euro-mediterraneo promotore dello sviluppo d’impianti solari rinnovabili alle porte del Sahara, poi precocemente abbandonato nel 2013.

Apparentemente, niente di nuovo sembra dunque sorgere sotto il sole sahariano: REPowerEU rappresenterebbe un nuovo piano europeo che, nel riconoscere l’interdipendenza energetica delle due sponde del Mediterraneo, si pone l’obiettivo di rinnovare infrastrutture e produzione locale per i fabbisogni regionali ed europei. 

In realtà, un’analisi approfondita dei recenti sviluppi evidenza come, parallelamente ai bisogni energetici dell’UE, si affianchino ragioni geopolitiche ben precise. Allo stesso tempo, la crisi energetica permetterebbe all’Algeria di consolidare il suo nuovo status sul piano internazionale e allontanare l’immagine di Sleeping Giant d’Africa. Nuove dinamiche euro-mediterranee sono infatti in corso di assestamento: il nuovo volto della politica estera algerina trova nella diplomazia energetica il suo banco di prova definitivo. 

Di fronte all’intricato equilibrio socio-economico interno, il presidente algerino Tebboune ha fatto di una politica estera dinamica e assertiva il suo cavallo di battaglia. Sul piano regionale, le tensioni con il vicino Marocco, riguardo all’indipendenza del Sahara Occidentale, sono risalite a livelli esponenziali, tanto da spingere Algeri a interrompereunilateralmente i rapporti diplomatici con Rabat nell’Agosto 2021. 

Relativamente alla questione sahariana, le posizioni neutrali di Tunisi hanno lacerato anche i rapporti tra Algeria e Tunisia, spiegando la decisione di Tebboune di ritardare nel mese scorso la riapertura dei confini nazionali. Le recenti dichiarazioni del presidente algerino riguardo alla disponibilità del governo ad intervenire per la restaurazione dell’ordine democratico nel paese confinante non hanno che confermato l’aria tesa che si respira tra Tunisi e Algeri.

Se regionalmente il paese nordafricano intrattiene dunque rapporti tesi, sul piano internazionale l’Algeria sta mostrando negli ultimi anni la sua capacità diplomatica derivante dal mercato degli idrocarburi. A Oriente, Algeri ha dimostrato grande sapienza nell’espandere il suo mercato di esportazione energetica. Cina e Algeria, i cui legami diplomatici sono cresciuti tramite la vaccine diplomacy, hanno firmato nel Maggio 2021 un accordo per rafforzare la cooperazione energetica tra i due paesi e incrementare gli investimenti cinesi nel paese magrebino, nell’ottica da parte di Pechino di consolidare la Belt and Road Initiative

Sul fronte russo, il sodalizio energetico tra Gazprom e Sonatrach (società energetica di stato in Algeria) si accompagna a un proficuo commercio tra i due paesi, facente della Russia il primo paese esportatore d’armi in Algeria. Quest’ultima si elegge dunque a importante alleato diplomatico di Mosca. Ad Aprile, il paese Mediterraneo si è infatti opposto alla sospensione della Federazione Russa dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, rinnovando il sostegno al partner russo tramite l’incontro Tebboune-Lavrov del mese scorso. 

È però nell’ottica euro-mediterranea che l’Algeria ha recentemente mostrato il maggior pugno di ferro in politica estera. Di fronte alla normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Spagna, in seguito al riconoscimento di Madrid della sovranità marocchina sul conteso Sahara Occidentale, Algeri ha reagito duramente, minacciando la Spagna d’ interrompere le forniture algerine che, al 2021, rappresentavano il 40% dell’import di gas spagnolo. Se sul fronte iberico le minacce dunque corrono, il recente contratto siglato tra ENI e Sonatrach segna un nuovo strategico sodalizio tra Italia e Algeria, capace di creare non poche tensioni tra Roma e Madrid. 

Al di là della necessità di trovare altre fonti di approvvigionamento energetico, è proprio in questa capacità dell’Algeria di usare il gas come arma geopolitica che si ritrovano le ragioni del ravvicinamento europeo. Considerando l’appoggiodi Bruxelles alle posizioni espresse da Madrid, è interesse europeo controbilanciare e mantenere stabili relazioni diplomatiche con la controparte algerina. 

Di fronte a un’Algeria che sapientemente si muove sullo scacchiere internazionale, la nuova agenda europea che riavvicinerebbe le due sponde del Mediterraneo diventa dunque un tentativo di moderare ed essere partecipi di questa campagna di rivitalizzazione della politica estera algerina. Sulla scia dei recenti tentativi francesi di raggiungere una distensione dei rapporti diplomatici tra Parigi e Algeri, dopo le tensioni post-colonialiste di ottobre 2021, il riavvicinamento europeo diventa inoltre un’azione strategica per ramificare la cooperazione con uno stato che, storicamente, non coopera. Figlia di una pluridecennale politica di bilanciamento e non allineamento, Algeri non ha mai mostrato interesse a piegarsi alle volontà europee, dalle politiche migratorie, alla recente decisione dei giorni scorsi di ostacolare il commercio extra-energetico con la Spagna. 

Considerata questa intricata partnership euro-mediterranea, è importante dunque sottolineare che, strutturalmente, l’Algeria avrebbe interessi opposti al rafforzamento della cooperazione energetica offerta dal REPowerEU. Dal 2020, il paese sta incentivando la diversificazione economica, promettendo una riduzione della dipendenza da idrocarburi dal 98% al 80%. La monopolizzazione energetica dell’economia algerina ha creato infatti nel tempo un rapporto di dipendenza tra la volubilità dei prezzi di gas naturale e la situazione finanziaria. In seguito alla caduta dirompente dei prezzi degli idrocarburi, il grande deficit algerino ha trascinato infatti il paese in una crisi economica sfociata nelle rivolte politiche dell’Hirak del 2019. Per un paese che si risveglia strategicamente, abbandonare questa sudditanza energetica è dunque vitale. Fonti ministeriali nel 2021 parlavano di un’Algeria “ex paese petrolifero”.

Le cronache recenti hanno però trasformato questo obiettivo di diversificazione da medio a lungo termine. In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, le esportazioni di grano verso l’Algeria, fonte essenziale per la sussistenza della regione intera, sono diminuite vertiginosamente, aggravando la crisi alimentare di cui soffre il paese da tempo. Considerando inoltre l’inflazione vicina al 10%, il governo algerino non può dunque che approfittare dei profitti derivanti dal settore energetico, fonte storica di sopravvivenza politica nel paese. 

Di fronte alla possibilità di un inasprimento della crisi socioeconomica, il governo algerino necessita delle disponibilità per continuare a governare tramite sussidi e politiche sociali ed evitare di conseguenza spill-over politici. In vista di tale obiettivo, i nuovi ricavi dall’export energetico rappresenterebbero inoltre una vera arma per rafforzare l’apparato militare su cui storicamente si basa la governance algerina, considerando anche che, in virtù della crisi diplomatica con il Marocco, la crescita in spese militari è stimata nel 2022 a $ 700 milioni

L’Algeria si ritrova dunque nelle condizioni di consolidare e sfruttare la sua natura di Rentier State. Nonostante la volontà di emanciparsi, a fine 2021 il paese ha infatti conseguito il maggior export d’idrocarburi nell’arco di 11 anni. Di conseguenza, gli introiti dall’esportazione sono stati senza precedenti, con Sonatrach stabile al 30% del prodotto nazionale lordo. 

In sintesi, l’Algeria si appresta dunque a compiere una scelta obbligata che preservi nel breve periodo l’esportazione energetica promossa dal REPowerEU. La necessità nel breve periodo delle revenues petrolifere ha spinto infatti il governo a instaurare nell’aprile scorso un consiglio nazionale, attuo al coordinamento del futuro energetico.

Considerando che l’80% dell’export idrocarburi è diretto verso le sponde settentrionali del Mediterraneo, assecondare le richieste d’import europee diventa dunque un imperativo per Algeri. Lo sfruttamento del suo potere energetico su scala mondiale tramite REPowerEU garantirebbe infatti all’Algeria il previsto tasso di crescita al 3,2% e la conseguente sopravvivenza della sua élite politica. In questo senso, consolidare la partnership energetica con l’UE diventa strumentale anche in ottica della protezione di altri settori economici. Metà dei flussi commerciali algerini nell’import\export di beni interessano l’Unione Europea. 

In conclusione, la politica assertiva di Algeri sembrerebbe subire una battuta di arresto a causa delle citate costrizioni interne. In realtà, nonostante il trade-off tra diversificazione economica e sopravvivenza del sistema politico, il riavvicinamento euro-algerino nell’ambito energetico rappresenta un’opportunità obbligata ma benefica per Algeri. Il REPowerEU si pone infatti l’intento di attirare investimenti per l’ammodernamento del sistema energetico dei paesi partner, nell’ottica di aumentarne le capacità di produzione ma diminuendone l’impatto ambientale: un elemento fondamentale per un’Algeria che, nell’ultimo decennio, ha incrementato esponenzialmente l’utilizzo energetico pro-capite a livello domestico.

Riconoscendo l’interdipendenza energetica tra le sponde del Mediterraneo, il REPowerEU, rappresenta dunque un terreno fertile per entrambi gli attori coinvolti.  La “nuova Algeri” può cogliere la possibilità d’implementare l’Equal Partnership tanto decantata dall’Agenda Mediterranea di Bruxelles.

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