La siccità in Ue: le azioni e gli effetti di una nuova “piaga” per l’economia europea

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Nuove sfide all’orizzonte neanche troppo lontano per l’Ue: la grave piaga denominata “siccità” si sta abbattendo sul territorio europeo, minandone la produttività. Quali azioni valide ha già adottato l’Ue fino ad ora?

Oggigiorno risulta sempre più difficile non notare gli effetti disastrosi e sempre più violenti dei cambiamenti climatici in atto sul Pianeta. Gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi mai registrati nella storia e la frequenza con cui si verificano gli eventi climatici e meteorologici estremi sono sempre più in aumento. Tra questi, c’è anche la siccità che a poco a poco sta colpendo gran parte delle regioni europee e, in particolar modo quest’anno, tutto il Nord Italia, tanto da costringere il Bel Paese a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.

Ma questa situazione non è una novità, purtroppo e l’Italia non è la sola a dover combattere con questi avvenimenti nel proprio territorio. Per esempio, come riporta “The Guardian”, l’estate 2018 è stata devastante per tutti gli agricoltori europei in quanto le precipitazioni registrate nell’Europa centrale sono state inferiori all’80% rispetto alla media e sono scoppiati molti incendi in Scandinavia. Purtroppo le estati successive non sono state da meno, aggravate anche dallo scoppio della pandemia. Basti pensare che «analizzando le registrazioni climatiche risalenti al 1766, i ricercatori hanno scoperto che la siccità europea dal 2018 al 2020 è stata di un’intensità senza precedenti, coprendo più di un terzo del continente per oltre due anni».

L’anno scorso la Commissione europea ha annunciato in un comunicato stampa una nuova strategia sull’adattamento ai cambiamenti climatici, al fine di rendere tutto il territorio resiliente e capace di affrontare le durissime conseguenze del riscaldamento globale. «La pandemia di COVID-19 ci ha ricordato con durezza che una preparazione insufficiente può avere conseguenze disastrose. Non esiste alcun vaccino contro la crisi climatica, ma possiamo ancora combatterla e prepararci ai suoi effetti inevitabili» aveva affermato il Vicepresidente esecutivo responsabile per il Green Deal europeo, Frans Timmermanns.

In tale ambito, l’Ue aveva già messo in atto delle iniziative legislative straordinarie come l’approvazione della direttiva quadro in materia di acque, considerato il più ambizioso testo legislativo mai approvato in tale ambito sul territorio europeo, il quale tentò di riunire tutti gli attori coinvolti nella gestione delle risorse idriche promuovendo la salvaguardia delle acque sotterranee e di superficie. Prima nel 2007 e successivamente nel 2009, erano stati pubblicati due diversi documenti strategici in materia, tra cui il Libro Bianco, aventi lo scopo di affrontare tutte le minacce legate alla siccità come quella della carenza idrica, seguiti dal lancio della piattaforma europea per l’adattamento climatico (Climate-ADAPT) nel 2012 e dall’adozione di una vera e propria strategia dell’Ue di adattamento ai cambiamenti climatici l’anno successivo.

Qualche anno più tardi, nel 2018, la Commissione, in una sua comunicazione ufficiale, aveva anche evidenziato i gravi effetti dei cambiamenti climatici sulle relazioni con i partner commerciali dell’Ue: «Se a causa dei cambiamenti climatici si riduce la produzione di un partner commerciale dell’UE nel settore agricolo, calerà̀ anche il suo PIL, il che significa (tra le altre conseguenze) che ridurrà̀ le importazioni di prodotti (anche) dall’UE. Questa situazione determinerà̀ a sua volta un calo del PIL dell’UE.»

Si stima che il 25 % dei terreni dell’Europa meridionale, centrale e orientale è a rischio elevato o molto elevato di desertificazione e che degrado dei suoli nell’UE costa più di 50 miliardi di euro l’anno.

Infatti, le conseguenze della siccità hanno delle ricadute anche in termini di costi per le economie nazionali e soprattutto locali situate in zone rurali. La produttività dei terreni agricoli è strettamente connessa all’ambiente di cui fa parte e all’azione dell’uomo su di esso. Se uno di questi fattori agisce in modo anomalo e drastico, il terreno subisce delle serie ripercussioni. 

Secondo uno studio condotto dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) pubblicato lo scorso gennaio, nel periodo tra 2000 e il 2019 la perdita di produttività della vegetazione dovuta alla siccità è stata pari ad una media annuale del 3%. Gli impatti sulle foreste sono stati i peggiori, con una perdita di produttività media annua del 5%, mentre nei terreni coltivati la produttività della vegetazione è diminuita in media del 4% all’anno. Stessi dati preoccupanti sulle coltivazioni e sulle praterie.

Dal punto di vista puramente economico, in generale si stima che le perdite finanziarie dovute all’impatto dell’effetto serra sul territorio dell’Ue superano i 12 miliardi di euro l’anno.

Lo scorso settembre la Commissione europea aveva varato cinque nuove missioni dell’Ue, atte ad affrontare le grandi sfide in materia di salute, clima ed ambiente e sostenute dal programma Horizon Europe. Tra di esse, c’è anche quella dedicata all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla garanzia della salubrità dei suoli. In particolar modo quest’ultima, è dedicata alla salute dei suoli e insieme alla Strategia dell’UE per il suolo, all’Osservatorio del suolo dell’UE (EUSO) e alla nuova Politica agricola comune (PAC) con le sue ambizioni ambientali e climatiche rafforzate, tenterà di entrare a far parte di un quadro potente per guidare i cambiamenti sistemici che devono avvenire in tutti i settori della società per raccogliere i benefici di un suolo sano e resiliente.

Le nuove missioni tenteranno di “salvare il salvabile” creando partenariati efficaci tra attori locali e istituzioni europee, compresi gli istituti di ricerca, al fine di poter creare laboratori progettuali atti a trovare soluzioni ai problemi del climat change, concorrendo a raggiungere le ambizioni contenute anche nel Green Deal e negli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile.Sicuramente le buone intenzioni ci sono. Tuttavia non si può dire lo stesso del tempismo con cui sono state concretizzate.

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