L’importanza del Quadrilateral Security Dialogue (Quad)

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Fonte Immagine: https://warroom.armywarcollege.edu/articles/the-quad/

Per Quadrilateral Security Dialogue (Quad) si intende un’alleanza strategica che trova il suo comun denominatore nell’interesse, da parte dei Paesi aderenti, di contenere l’espansione cinese sia su scala regionale che globale. 

Lo scorso maggio, a Tokyo, si è tenuto l’ultimo incontro del Quadrilateral Security Dialogue (Quad). Si tratta del quarto incontro tra i leader dei Paesi aderenti, che si sono riuniti per affermare, ancora una volta, la loro volontà di una regione indo-pacifica libera, stabile e sicura. Il summit di Tokyo è stato anche il primo dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, di cui i leader hanno discusso riguardo le possibili implicazioni che il conflitto può avere nell’area dell’Indo-Pacifico. 

Ma cosa è il Quad e quale è la sua importanza nel panorama di sicurezza internazionale?

Il Quadrilateral Security Dialogue è un’alleanza strategica informale composta da Australia, Giappone, India e Stati Uniti. La sua funzione principale è quella di contenere l’espansione della Cina nella regione dell’Asia-Pacifico attraverso l’attuazione di una cooperazione interstatale, l’organizzazione di incontri periodici tra le parti e lo svolgimento di esercitazioni militari congiunte.

Nato nel 2007 dalle ceneri dello Tsunami Core Group (un gruppo di lavoro costituito per dare una risposta coordinata ed efficace alla catastrofe umanitaria in seguito allo tsunami che colpì alcune nazioni affacciate sull’Oceano Indiano nel 2004, che vedeva la partecipazione di australiani, giapponesi, indiani e americani), il Quad vide inizialmente la luce grazie all’iniziativa dell’ex Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, trovando in poco tempo anche l’interesse di Washington.

Tuttavia, non erano tempi maturi per un’alleanza di questo tipo. La Cina rispose immediatamente con ostilità alla prospettiva di un suo contenimento, l’Australia presto ridimensionò il proprio impegno, dato che il premier dell’epoca Kevin Rudd era aperto ad un dialogo con Pechino, e dopo poco anche Abe rassegnò le sue dimissioni. 

Servì una pausa di dieci anni prima che degli accordi potessero essere ripresi. La nascita e lo sviluppo di dialoghi e rapporti diplomatici, sia a livello bilaterale che multilaterale, riuscirono a creare un terreno fertile. Fu però nel 2017 che si superarono tutte le difficoltà, quando l’Amministrazione Trump decise di coinvolgere Australia e Giappone in occasione del summit dell’ASEAN svoltosi nell’agosto di quell’anno.

L’India venne resa partecipe immediatamente dopo e un primo incontro del nuovo Quad si tenne subito per discutere delle strategie al fine affrontare le minacce comuni. Successivamente, si svolsero due incontri per anno, nel 2018 e 2019 in cui si vide un rafforzamento della cooperazione tra i Paesi e si discussero le priorità e gli obiettivi da raggiungere. Ci fu anche lo sviluppo della parte militare attraverso delle esercitazioni congiunte, delle quali si svolse in India nel 2019 la prima esercitazione collettiva antiterrorismo. 

L’idea di sicurezza del Quad è però andata anche oltre il concetto legato alla parte militare. Nel 2020, in mezzo ad una piena crisi pandemica, i rappresentanti dei Paesi si sono riuniti in videoconferenza per discutere delle problematiche securitarie legate alla diffusione della pandemia di Covid-19, in una riunione a cui hanno preso parte anche Corea del Sud, Nuova Zelanda e Vietnam. Diverse altre proposte sono state fatte anche a livello infrastrutturale e di innovazione tecnologica.   

Quello che realmente unisce i quattro Paesi, tuttavia, è e rimane l’ostilità nei confronti della Cina ed il suo contenimento, anche se durante i ripetuti incontri i rappresentanti in riunione hanno affermato che non si trattava dell’unico obiettivo. Nei fatti, sia nelle riunioni del 2021 che in quella di maggio 2022, i riferimenti alla Cina, anche se velati, sono stati sempre presenti.

Un Indo-Pacifico libero e aperto è l’ambizione che fa da collante ad Australia, India, Giappone e Stati Uniti. Diversi progetti sono stati avviati in questa direzione: la Blue Dot Network (un meccanismo per certificare progetti infrastrutturali che soddisfano solidi standard di qualità internazionali, lanciato da Stati Uniti, Giappone e Australia per promuovere i principi dello sviluppo sostenibile delle infrastrutture in tutto il mondo) e la promessa, nell’ultimo incontro di maggio, di “estendere oltre 50 miliardi di dollari di assistenza infrastrutturale e investimenti nell’Indo-Pacifico“.

Questi progetti possono essere visti sia come un’opera in divenire per creare legami più stretti a livello multilaterale, ma senza dubbio in essi rientra anche l’idea di competere con la forte influenza economica cinese a livello regionale. Questi sembrano essere le più dichiarate intenzioni indirizzate al contenimento cinese e tuttavia non si possono considerare le uniche.

Le aspirazioni sia a livello tecnologico che il sostegno all’unità dell’ASEAN possono essere considerati come dei velati richiami, o se non altro tentativi, per limitare l’influenza della Cina, dato il suo indubbio e incontestato potere di innovazione tecnologica e di influenza politica ed economica nella regione. Un’influenza, quest’ultima, che chiaramente è molto più facile da estendere nel caso di un ASEAN poco coeso. 

La strada del Quad, tuttavia, potrebbe non essere solo in discesa da qui in avanti. Le differenze che hanno allontanato i quattro Paese in un primo momento della sua creazione non solo potrebbero ripresentarsi, ma manifestarsi sotto una forma diversa. Oltre che i dissapori atavici che sono presenti nella regione e che sul lungo periodo potrebbero portare ad una visione d’insieme conflittuale, venendo ad una questione più recente, i differenti approcci tra i quattro membri riguardo la guerra tra Russia e Ucraina, scoppiata il 24 febbraio scorso, potrebbero portare a delle tensioni nel breve periodo. Non solo, la competizione soprattutto a livello economico, con la Cina potrebbe non giovare a tutti e quattro i Paesi alla stessa maniera, essendoci dei forti rapporti tra la Cina ed alcuni Paesi nella regione.    

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