LA STRATEGIA ITALIANA PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA RUSSA

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Gazpom continua a consegnare volumi di gas in linea con i tagli dei mesi scorsi. Eni aveva già denunciato l’intenzione della società russa di dimezzare le forniture verso l’Italia. Diventa, quindi, prioritario l’obiettivo dell’indipendenza poiché la Russia sta sfruttando il gas e il petrolio come arma politica.

La strategia italiana

Da quando le forze armate russe hanno invaso l’Ucraina, il problema principale per l’Italia e per l’Europa è quello di cercare di diversificare, in poco tempo, le fonti di approvvigionamento. L’Unione Europea ha, infatti, una forte dipendenza energetica che viene soddisfatta, per la maggior parte, da Paesi extra-UE. Questa situazione pone di fronte la necessità di una nuova politica, in prospettiva dell’indipendenza energetica, tagli alle emissioni di gas e per fronteggiare l’emergenza del cambiamento climatico. Entro l’inverno bisognerà infatti riempire gli stoccaggi per far fronte ai mesi freddi e nell’arco di 2 o 3 anni liberarsi dalla dipendenza russa. In questa prospettiva i nuovi accordi di fornitura siglati recentemente dal governo italiano hanno una valenza strategica.

Dall’inizio della guerra il governo di Roma è impegnato a diversificare i paesi produttori di gas e petrolio per evitare in futuro di trovarsi nella situazione attuale, cioè essere troppo dipendente da un paese per il fabbisogno energetico. L’Italia si sta rivolgendo ad Algeria, Egitto, Congo, Angola, Mozambico per diversificare le importazioni e tale politica risulta inevitabile. 

L’ondata di caldo degli ultimi giorni ha portato ad un forte aumento dei consumi energetici e a molti blackout, che rendono sempre più concreta la possibilità di un razionamento dell’energia.

La situazione di emergenza è stata già prevista dalle autorità, tant’è vero che Eni sta acquistando carbone, in modo tale da non trovarsi impreparati nel caso in cui la situazione precipitasse.  

Per l’Italia la sfida non è solo quella di trovare altre fonti alternative al gas e al petrolio russo, ma anche la ricerca di una via unitaria in Europa. Questo è quello che crede anche la Presidentessa del Parlamento Europeo, la quale sottolinea che “dobbiamo usare questa crisi, per creare finalmente l’Unione dell’energia di cui parliamo da anni: connettere i Paesi oggi staccati dal punto di vista energetico, trovare Paesi terzi affidabili e non ultimo, come ha suggerito il presidente Draghi, stipulare contratti d’acquisto e avere riserve comuni”. Per farlo, aggiunge, “ci vogliono leadership e decisioni difficili”, e l’Italia potrebbe essere leader in questo. In questa sfida i Paesi del Mediterraneo possono giocare un ruolo fondamentale. Il riorientamento geopolitico che è in atto in questi mesi potrebbe spostare il suo asse strategico verso i paesi del sud Europa e mediterranei, creando così dei collegamenti diretti con i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.

Eni, intesa sul gas in Qatar. Il progetto NFE.

Il 19 giugno Eni è entrato nel più grande progetto al mondo di gas naturale liquefatto in Qatar. La società italiana è stata selezionata da Qatar Energy come nuovo partner internazionale per l’espansione del progetto NFE (North Field East). La notizia è stata divulgata dalla stessa società italiana in una nota sul proprio sito. Il ministro degli affari energetici Saad Sherida Al Kaabi, presidente e amministratore delegato di Qatar Energy, e l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, hanno firmato l’accordo di partnership per la creazione di una nuova Joint Venture durante una cerimonia ufficiale. Qatar energy deterrà una quota del 75% ed Eni il restante 25%.

Con un investimento di 28,75 miliardi di dollari il progetto NFE consentirà di aumentare la capacità di esportazione di GNL del Qatar dagli attuali 77 MTPA a 110 MTPA, e dovrebbe entrare in funzione entro il 2025; impiegherà tecnologie e processi all’avanguardia per minimizzare l’impronta carbonica, tra cui la cattura e lo stoccaggio di CO2. Con questo accordo Eni rileverà il 12,5% dell’intero progetto e deterrà una quota superiore al 3% di quelle del NFE. 

Grazie a questa partnership Eni rafforzerà la sua presenza in Medio Oriente collaborando con uno dei leader globali nella produzione di gas naturale, con riserve tra le più grandi al mondo, attuando cosi anche una mossa strategica dell’azienda di diversificare le fonti energetiche più pulite e affidabili. L’accordo segna il completamento di un processo competitivo iniziato nel 2019, con una durata di 27 anni.

Gazprom taglia le forniture all’Europa. Ritorno al carbone?

Secondo quanto riportato da Business Insider il 14 giugno 2022, il gigante russo, Gazprom, ha tagliato oltre la metà le forniture dirette in Europa attraverso il gasdotto Nord Stream1.  La diminuzione delle forniture di gas russo segue quella dei mesi scorsi, cioè da quando è scoppiata la guerra, ed in linea con quella di ieri del 40% verso la Germania attraverso il gasdotto Nord Stream1.

I tagli riguardano anche l’Italia. Mosca, senza dare troppe spiegazioni, diminuisce del 15% il flusso di gas dichiarando problemi tecnici dovuti alle sanzioni; il risultato è che il prezzo del gas continua a salire. Tra i primi effetti dei tagli alle forniture da parte della Russia all’Europa è l’alzarsi del prezzo del metano: +43% in una settimana, da 82,5 a 117,74 euro.  Se il taglio dei flussi di gas continuerà, il Ministro della Transizione ecologica potrebbe alzare il livello di crisi dei sistemi gasiero nazionale, da preallarme ad allarme. La valutazione sarà fatta a breve dopo una attenta analisi di ciò che sta accadendo in questi giorni. Alzare il livello di emergenza, comunque, per adesso, non comporterebbe misure eccezionali, come tagli di forniture.

A fronte di una richiesta giornaliera di gas italiana pari a 63 mln metri cubi, Gazprom comunica che fornirà solo il 50% di quanto richiesto.

La situazione del mercato del gas precipita ora in ora. Il combustibile è arrivato a costare 150 euro a Megawattora al tifo, con rialzi in alcune fasi vicino al 25%. La guerra del gas fa emergere con più chiarezza la strategia di Mosca: intrappolare l’Europa in una spirale fatta di prezzi alti e approvvigionamenti a singhiozzo. Per i governi europei la scelta della Russia è chiara: usare il gas come arma politica.

Il consiglio UE e il Parlamento europeo si trovano davanti ad una situazione delicata. La transizione verso le rinnovabili sta mostrando crepe e indecisioni. La Presidentessa della Commissione Europea si sta muovendo per trovare altri Paesi per l’approvvigionamento, ma l’accordo con Israele ed Egitto potrebbe non bastare.

Alcuni Paesi del vecchio continente, come Paesi Bassi e Danimarca, stanno attivando piani di emergenza per affrontare le interruzioni energetiche. Le autorità degli stati prima citati hanno già avvertito i propri cittadini di prepararsi a futuri razionamenti per garantire il funzionamento dei riscaldamenti durante la stagione invernale. Germania e Austria, invece, stanno adottando altre strategie per l’emergenza del gas, cioè la riattivazione di alcune centrali a carbone per compensare la mancanza del gas.

Tale azione però è in contrasto con i piani per fronteggiare il cambiamento climatico e, inoltre, il prezzo del carbone è aumentato del 150% visto i preparativi dei diversi paesi per fronteggiare l’emergenza gas. Il ritorno ad una politica energetica incentrata sul carbone, però, mette in pericolo la possibilità di raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica fissati dopo la conferenza Cop26.

Per questo, la Presidentessa Von der Leyen ha dichiarato che i paesi dell’Unione devono restare concentrati sulle energie rinnovabili. L’intento dell’UE è di utilizzare la crisi del gas per progredire e usare fonti alternative e rinnovabili. 

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