FALKLAND-MALVINAS: UN FUTURO PROBLEMA DELLA NUOVA GUERRA FREDDA?

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A quarant’anni dalla guerra, le Falkland-Malvinas sono tutt’ora contese e la Cina ha espresso una chiara posizione a riguardo. Che cosa accadrà?

Da quando sono state scoperte, le Falkland-Malvinas sono state oggetto di contesa da parte di Spagna, Francia, Argentina e Regno Unito. Quest’ultimo dal 1833 ne detiene il dominio. In particolare modo sono gli argentini che hanno continuato a rivendicare la sovranità delle isole.[1]

Il punto più drammatico della questione avvenne il 2 aprile 1982 quando l’esercito argentino si impossessò delle isole con “l’Operazione Rosario”, ordinata dal Capo di Stato dell’epoca: il Generale Leopoldo Galtieri

Quest’ultimo pensò che l’azione della conquista delle Falkland-Malvinas avrebbe unito l’intera nazione argentina e giustificato le azioni dei militari, cioè la “guerra sporca” avvenuta durante il periodo della dittatura. 

Galtieri, inoltre, pensò che la Gran Bretagna, in ogni caso, non avrebbe potuto riprendersi le isole e che gli Stati Uniti sarebbero rimasti neutrali di fronte alla questione. Questi “calcoli” si rivelarono erronei poiché quest’ultimi citati “abbandonarono” il loro “piccolo alleato” argentino, mentre i britannici, guidati dal Governo di Margaret Thatcher, spedirono la flotta nell’Atlantico del sud in quanto fu deciso di scendere in guerra per riprendersi le isole.

Il conflitto armato nelle Falkland-Malvinas incominciò il 1° maggio. Inizialmente fu di carattere aereo-navale e qui bisogna segnalare due eventi emblematici per le due parti in causa: il 2 maggio venne affondato l’Incrociatore argentino “General Belgrano”; mentre il 4 maggio lo stesso destino toccò al cacciatorpediniere della Gran Bretagna “HMS Sheffield”.  

Il 21 maggio le forze britanniche sbarcarono a San Carlos, dando così avvio anche alla guerra terrestre. Con l’impiego di elicotteri e dell’esercito specializzato, in contrapposizione alle forze di coscritti schierati dall’Argentina, i soldati del Regno Unito avanzarono inesorabilmente verso Port Stanley, la città più importante delle Falkland-Malvinas.

Il 14 giugno, costatando l’impossibilità di difendersi, le forze argentine si arresero e la guerra finì.[2] Il “costo” finale recita 649 morti tra le forze argentine, 255 tra quelle britanniche e 3 civili delle isole.

Successivamente, nel 1983 il Regno Unito emendò il British Nationality (Falkland Island) Act secondo cui concesse la cittadinanza britannica a tutte le persone connesse con le isole in questione. I requisiti richiesti vennero dettati in base al diritto di nascita, alla registrazione dell’individuo presso le Falkland-Malvinas prima del 1983 e per discendenza britannica

Per quanto riguarda la possibilità da parte degli argentini di accedere a queste isole, solo nel 1999 il Regno Unito lo acconsentì con un accordo frutto del lungo lavoro tra i Governi di Londra e Buenos Aires. 

Nonostante tali aperture, la questione della sovranità delle Falkland-Malvinas rimane tutt’oggi aperta. Fattore ulteriormente sottolineato in questo quarantesimo anniversario della guerra, in cui i britannici hanno ricordato il coraggio e il sacrificio di tutte le loro forze armate e le persone direttamente coinvolte nel conflitto

Al contrario, gli argentini ricordano questa data come qualcosa che rappresenta più di una sconfitta, poiché le isole rappresenterebbero il loro raggiungimento dell’unificazione nazionale e tutt’ora sono in mano ai britannici. Ciò rappresenta un punto focale del pensiero argentino, secondo cui, come ribadito dal Presidente Alberto Fernandez, esse sono ancora una colonia del Regno Unito. 

L’Argentina si sente in una posizione belligerante con i britannici, poiché quest’ultimi mantengono una forza militare considerevole nelle Falkland-Malvinas, e non considerata alla pari dal Regno Unito, in quanto a detta del Governo di Buenos Aires quest’ultimi li trattano ancora come se fossero una dittatura. Inoltre, la decisione del Governo di Londra di non trattare il futuro delle isole rende l’Argentina “furiosa”.  

Il Regno Unito, come risposta, ha rifiutato categoricamente qualsiasi discussione sulla sovranità delle Falkland-Malvinas in quanto esse sono parte della Gran Bretagna. Tale concetto viene giustificato pure dall’autodeterminazione dei popoli, espresso con il referendum del 2013 in cui gli abitanti delle isole hanno deciso il loro destino. Infatti, il risultato finale fu quello di rimanere nella Gran Bretagna (vittoria raggiunta con il 99,8%). Ciò dovette rappresentare un chiaro messaggio all’Argentina, che bollò questo referendum come una farsa, al mondo e agli stessi Stati Uniti, i quali, secondo i britannici, non possono più rimanere neutrali di fronte alla questione

Al giorno d’oggi, a spaventare maggiormente gli Stati Uniti sono le “infiltrazioni” della Russia e della Cina nell’America Latina e l’Argentina ne è una protagonista. 

Il Presidente argentino Alberto Fernandez ha espresso la sua volontà che il suo Paese diventi “la porta d’entrata” della Russia nel Continente latino americano.

Mentre con la Cina, l’Argentina, già a partire dalla Presidenza di Nestor Kirchner, ha incominciato a stringere rapporti molto stretti, dimostrati dai seguenti accordi: la Partnership Strategica Integrale (in materia di economia, geopolitica e cooperazione multilaterale); la costruzione e gestione della Stazione Radar cinese sul suolo argentino; l’introduzione dei finanziamenti privati cinesi in Argentina e il cambio di valute swap(operazione finanziaria mirante allo scambio di flussi monetari, sia in entrata che in uscita, tra due controparti) fino a 9 miliardi di dollari.

Al giorno d’oggi, con la Presidenza di Alberto Fernandez, l’Argentina ambisce ad entrare nel progetto della “Nuova Via della Seta” cinese. Con questa azione il Governo di Buenos Aires mira ad ottenere finanziamenti esteri, quello di 23,7 miliardi di dollari dalla Cina e una maggiore collaborazione con il Governo di Pechino nei seguenti settori: sviluppo verde; economia digitale; 5G; cooperazione spaziale ed energetica

Sostanzialmente, l’Argentina stringe alleanze con la Russia e la Cina per diversificare i propri partner commerciali, in modo da non dipendere totalmente dagli Stati Uniti e dal Fondo Monetario Internazionale, e per risolvere la sua situazione economica precaria. Dopo il default del 2001, l’Argentina si trovò nella medesima situazione nel 2014 quando non fu in grado di pagare il debito di 1,33 miliardi di dollari agli “Hedge Fund” americani (fondi speculativi). Quest’ultimi avevano acquistato i titoli di Stato argentini a un prezzo stracciato e pretesero un rimborso pari al 100% del loro valore. Recentemente, invece, l’Argentina si è trovata a dover trattare con il Fondo Monetario Internazionale sul debito di 44 miliardi di dollari lasciato dal Governo Macri, non citando gli Stati Uniti come mediatori per le suddette trattative.  

Seguendo questo spirito di collaborazione tra Argentina e Cina, nel febbraio 2022 il Governo di Buenos Aires ha ribadito il suo supporto alle pretese cinesi su Taiwan, mentre quello di Pechino alle rivendicazioni argentine sulle Falkland-Malvinas. Tali dichiarazioni ha portato il Regno Unito a dover “ammonire” la Cina per quel che riguarda i principi di sovranità delle isole e l’autodeterminazione dei popoli (come fatto con l’Argentina). Di conseguenza la contro-risposta alle affermazioni britanniche, espressa dalla testata giornalistica “China Daily” di proprietà del Partito Comunista cinese, non si fece attendere. Essa sottolineò che nessuna nave di Pechino è stata mandata attorno alle Falkland-Malvinas, mentre per la Gran Bretagna è giusto sfidare la sovranità della Cina nel Mar Cinese Meridionale con navi da guerra

Bisogna tenere in considerazione che il Regno Unito è un membro, insieme agli Stati Uniti e l’Australia, di AUKUS (acronimo delle tre nazioni partecipanti), cioè un patto di sicurezza trilaterale per “contenere” le mire cinesi nell’Indo-Pacifico. Il Piano è quello di fornire sottomarini nucleari all’Australia, mentre il Governo di Londra ambisce pure di implementare altre aree riguardanti la sua sicurezza: quella cyber, tecnologica e dell’intelligenza artificiale.

Infine, sono presenti altri elementi che potrebbero alimentare la questione della sovranità delle Falkland-Malvinas: la possibilità che ci sia petrolio attorno le isole; la loro posizione geografica prossima all’Antartide. Quest’ultimo Continente contiene enormi quantità di uranio, gas naturale, petrolio, ferro, nichel, zinco, piombo, stagno, carbone, oro e diamanti. Sono presenti dei trattati che impediscono lo sfruttamento dell’Antartide, tuttavia varie Nazioni si sono già spartite le aree geografiche per le possibili future estrazioni.   

In conclusione, si escluderebbe che la questione riguardante la sovranità delle Falkland-Malvinas possa essere un futuro problema della “Nuova Guerra Fredda”, poiché non sono presenti elementi che indicano un necessario coinvolgimento diretto delle Superpotenze (Cina e Stati Uniti). Il Governo cinese sostiene le rivendicazioni argentine in quanto, oltre per motivazioni di partenariati economici, desidera “avere alleati” nelle sue discussioni riguardanti la sovranità di Taiwan. Mentre gli Stati Uniti, nonostante le loro preoccupazioni riguardanti le relazioni tra l’Argentina con la Russia e la Cina, al momento vorrebbero vigilare attentamente la situazione d’influenza da parte dei Governi di Mosca e Pechino in America Latina cercando, pure, di disincentivarne. 

Per cui la questione della sovranità delle Falkland-Malvinas rimarrebbe unicamente un problema riguardante l’Argentina e il Regno Unito. 

Tuttavia, il fattore del possibile futuro sfruttamento delle risorse antartiche rappresenterebbe un’incognita. Infatti, se dovesse essere decretato il “via libera” alle estrazioni, la questione delle Falkland-Malvinas si potrebbe trasformare in una di livello internazionale, con le Superpotenze che entrerebbero in competizione per, in ogni caso, garantirsi le isole come “base d’appoggio”. 


[1] Cfr. Max Hastings, Simon Jenkins, The battle for the Falklands, Pan Macmillan, Londra, 2010, pp. 2-9

[2] Ivi, pp. 56-396

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