RIAVVICINAMENTO TRA TURCHIA E ARABIA SAUDITA: PERCHÉ ADESSO?

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Fonte Immagine: Al-Jazeera

La normalizzazione tra Turchia e Arabia Saudita è il riflesso di necessità economiche e di una politica estera improntata alla stabilizzazione regionale per contrastare le minacce esterne.

Per la prima volta dal 2018 il principe saudita Mohammed Bin Salman (MBS) è volato in Turchia per favorire la normalizzazione diplomatica con il governo di Erdogan, dopo anni di tensioni per l’egemonia regionale tra i due paesi. Il nuovo accordo bilaterale prevede cooperazione in vari settori, tra cui il commercio e l’economia, la difesa, l’energia e il turismo.

Alla base dell’ostilità vi era l’assertività della politica estera turca nel Medio Oriente e in Africa così come il sostegno ai gruppi di stampo islamista nella regione che minacciavano gli interessi dell’Arabia Saudita nell’area e la stessa identità saudita come custode dei luoghi sacri dell’Islam.

La prima rottura era avvenuta in seguito al supporto della Turchia nei confronti del movimento islamista dei Fratelli Musulmani in Egitto nel 2011, con l’Arabia Saudita dietro il colpo di stato di al-Sisi nel 2013. Un’ulteriore complicanza nelle relazioni diplomatiche tra i due paesi si è delineata con la costituzione dell’asse turco-qatariano dopo l’espulsione del Qatar dal Gulf Cooperation Council (GCC) nel 2017, a causa degli stretti contatti di Doha con l’Iran.

Infine, l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi a Istanbul nel 2018, di cui MBS ha sempre negato il proprio coinvolgimento, ha esacerbato le tensioni fino a marzo 2022, quando il processo contro i mandanti è stato trasferito in Arabia Saudita, segnalando di fatto un’apertura verso rinnovate relazioni bilaterali. 

È importante sottolineare che i cambiamenti burrascosi del contesto internazionale negli ultimi anni, in primis la pandemia da Covid-19 e la guerra tra Russia e Ucraina, hanno avuto un impatto significativo nella relazioni tra Turchia e Arabia Saudita che rispondono a insicurezze domestiche e internazionali. Per la Turchia, ristabilire i legami economici con l’Arabia Saudita porterebbe a nuovi investimenti che aiuterebbero l’economia turca in difficoltà (l’inflazione in Turchia a maggio ha superato la soglia del 70%, il livello più alto dal 1998), con la speranza di far crescere il supporto domestico per il partito di Erdogan nelle elezioni previste nel 2023.

È per questo che il governo turco si è adoperato per ricostruire i rapporti anche con gli Emirati Arabi Uniti, che facevano parte della coalizione a trazione saudita contro il Qatar, a febbraio 2022. Dalla prospettiva saudita, questa mossa diplomatica si inserisce nel piano di stabilizzazione regionale voluto dal principe Bin Salman: viene portata avanti l’idea dell’Arabia Saudita come attore ed egemone di carattere regionale in grado di contenere e contrastare l’influenza iraniana e in previsione del disimpegno statunitense. Inoltre, come dimostrato dal caso Khashoggi, il regno saudita ha la capacità di oscurare le accuse di violazioni dei diritti umani attraverso l’uso della ricchezza nazionale derivante dalla produzione petrolifera, favorendo quindi il consenso verso l’Arabia Saudita su base regionale. 

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

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