QUALE PROSPETTIVA PER IL PIANO ECONOMICO PER L’AMERICA LATINA PROPOSTO DA BIDEN?

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Fonte Immagine: the intercept

Dal 6 al 10 giugno scorso nella città di Los Angeles alcuni leader dei Paesi americani si sono dati appuntamento per il nono vertice delle Americhe, 9th Summit of the Americas, occasione durante la quale Biden ha presentato il “Partenariato delle Americhe per la prosperità economica”, piano che cercherà di offrire una nuova visione economica per l’intera regione.

USA-America Latina: un rapporto incrinatosi durante l’amministrazione Trump?

Negli intenti del presidente statunitense Joe Biden il vertice regionale delle Americhe sarebbe dovuto servire a ricucire i rapporti con l’America Latina, incrinatisi dopo alcune politiche dalla precedente amministrazione Trump: il tycoon, sebbene inizialmente nominò in alcune posizioni chiave del suo governo alcune personalità con una forte esperienza alle spalle nelle tematiche regionali dell’America Latina, decise poi di ritirare gli Stati Uniti dal Partenariato Trans-Pacifico (TPP), accordo multilaterale di libero scambio che includeva anche tre Paesi dell’America-Latina (Cile, Messico, Cuba) prediligendo l’instaurazione di rapporti bilaterali.

Non solo. A finir ridimensionata fu anche l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), fondata nel 1961 per promuovere lo sviluppo economico e i programmi sociali attraverso l’assistenza internazionale, che rivolse la sua attenzione in particolar modo durante gli anni Novanta proprio all’America Latina per promuovere la democrazia con programmi che andarono a interessare il Messico, l’America Centrale, i Caraibi, la regione andina. L’amministrazione Trump, permeata dalla visione dell’ “America First”, procedette con il taglio del 32% ai fondi riservati all‘USAID, riducendo gli aiuti per l’America Latina del 36%.

I tagli hanno inficiato anche il contrasto ai fenomeni della criminalità e la lotta al narcotraffico messicano; la crescente violenza da parte di gang operanti  nel “Triangolo del Nord”, comprendente Guatemala, El Salvador e Honduras ha facilitato le rotte del traffico di droga verso gli Stati Uniti e ha innescato un imponente ondata migratoria verso il confine statunitense. Nel corso degli ultimi dieci anni di particolare rilevanza ha assunto la decisione di almeno 150 persone che dall’America Latina ha deciso di unirsi alla causa del gruppo terroristico Isis, in Siria.

Il cambio di passo promosso da Biden

Durante la campagna elettorale per la corsa alla Casa Bianca, Biden promise di voltare pagina rispetto alle politiche trumpiane nella regione dell’America Latina, ipotizzando di voler “restaurare” alcune iniziative messe in pratica dall’amministrazione di Barack Obama. Nel corso degli ultimi anni, mentre l’amministrazione statunitense si vedeva costretta a fornire priorità a diversi dossier, quali ad esempio i pericoli dei test missilistici condotti dalla Corea del Nord, la belligeranza della Russia in Ucraina, l’escalation della guerra in Siria, Biden già si faceva sostenitore della necessità di volgere lo sguardo verso il confine statunitense dove la violenza e la povertà stavano generando un gran numero di migranti in fuga dal Centro America.

Non tutti erano d’accordo nel recupero della strategia obamiana: Juan Cruz, veterano dell’intelligence e principale consigliere di Trump in America Latina nel Consiglio di sicurezza nazionale da maggio 2017 a settembre 2018, ha accusato l’amministrazione Obama di aver  letteralmente aperto le porte alla Cina, consentendole di espandere le partnership commerciali, diplomatiche e militari nella regione. I pericoli insiti al tentativo di intrusione di Pechino fu avvertito anche dall’amministrazione Trump: nel 2018 la riproposizione della Dottrina Monroe, una politica del 19º secolo in base al quale Washington affermava che le Americhe erano la sua sfera di influenza esclusiva e che i tentativi di influenza da parte delle potenze d’oltremare sarebbero stati considerati atti ostili, si prefigurava l’obiettivo di respingere le incursioni diplomatiche e commerciali della Cina in America Latina. Un progetto su tutti, che simboleggia la propensione grandeur di Pechino: la costruzione di strutture portuali di La Uniòn, in El Salvador.

Un altro punto sul quale Biden cercò di focalizzare l’attenzione dei suoi elettori Biden fu la lotta incentrata nel contrasto al cambiamento climatico: su questo punto il leader democratico propose di creare un fondo internazionale per preservare la foresta pluviale in Amazzonia, affermando come il Brasile avrebbe dovuto affrontare “conseguenze economiche” se non sarebbe riuscito a rallentare la deforestazione e scatenando le ire del presidente Jair Bolsonarosecondo il quale la sovranità brasiliana sulla foresta non era in alcun modo negoziabile.

Perché quello di Biden può essere definito un piano “ambizioso”?

Con la sua azione Biden si propone di offrire all’America Latina non una serie di accordi commerciali bensì un “contratto sociale”. Ovvero quella che la Casa Bianca non ha esitato a definire una “nuova e ambiziosa agenda economica”. La proposta di Biden, denominata “Americas Partnership for Economic Prosperity” si propone di mobilitare nuovi investimenti nella regione; rafforzare le catene di approvvigionamento; promuovere la decarbonizzazione e la biodiversità; facilitare il commercio inclusivo. Infine, last but non least, aggiornare il “contratto sociale” tra governo e popolo. In tale ottica gli accordi di libero scambio già esistenti dovrebbero fungere da colonna portante per lo sviluppo della regione, affrontando le disuguaglianze e la mancanza di opportunità economiche ed equità.

L’amministrazione americana punta tutto sul concetto di partnership anche per cercare di recuperare terreno dopo che la decisione del Capo della Casa di escludere Cuba, Nicaragua, Venezuela dal summit aveva provocato i malumori di alcuni alleati latinoamericani, inducendoli a un parziale boicottaggio. In segno di protesta, il presidente messicano Andrès Manuel Lòpez Obrador e i leader di El Salvador, Guatemala e Honduras avevano deciso di inviare al vertice delegazioni soltanto di secondo piano.  

Il concetto di partnership assume un ruolo di primo livello per Washington attorno al quale rafforzare i legami con i suoi vicini meridionali, affrontare le sfide persistenti come immigrazione e cambiamento climatico; respingere la crescente influenza economica e politica del suo principale rivale geopolitico, ovvero la Cina.

Tuttavia alcuni funzionari dell’America Latina ritengono che gli Stati Uniti si siano gradualmente disinteressati alla regione fornendo terreno fertile alla Cina che è riuscita a incrementare la sua sfera di influenza. A causa della pandemia di Covid-19, America Latina e Caraibi hanno assistito alla più profonda contrazione economica rispetto a qualsiasi altra regione del mondo: negli intenti dell’amministrazione statunitense dovranno essere avviate una serie di consultazioni a stretto giro con i partner “più affini” della regione, con l’auspicio di giungere a dei negoziati formali già il prossimo autunno.

Proprio quest’ultimo punto ha sollevato le  perplessi di alcune nazioni latinoamericane. Il piano economico proposto da Biden potrebbe rivelarsi difficilmente attuabile viste anche le numerosi tensioni che attanagliano la realtà geopolitica in vista di una concreta e programmatica realizzazione.

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