Il diritto all’aborto negli Stati Uniti è sempre più a rischio

11 mins read
Fonte immagine: https://www.theguardian.com/us-news/2022/may/09/canada-mexico-abortions-american

L’interruzione di gravidanza è una delle questioni più discusse e controverse nel sistema americano. Stabilita nel 1973 con la storica sentenza Roe c. Wade, l’introduzione della possibilità per le donne di abortire ha creato scompiglio in una società fortemente radicata in ideali conservatori e cattolici, e negli anni sono stati diversi i tentativi di sovvertire questa legge, l’ultimo dei quali risale proprio al mese scorso.

Le origini del diritto all’aborto negli Stati Uniti

Il diritto all’aborto negli Stati Uniti è stato introdotto in occasione della decisione della Corte Suprema sul caso Roe c. Wade del 1973, per il quale si è trovata la base giuridica nel diritto alla privacy previsto dal quattordicesimo emendamento. Le vicende che portarono a tale decisione vedono come protagonista Norma McCorvey (alias Jane Roe), ai tempi ventiduenne che, mentre versava in una situazione economica precaria, rimase incinta per la terza volta. Era il 1969 e nel Texas, stato in cui viveva, non era contemplata la possibilità interrompere la gravidanza, a meno che la salute della madre non fosse a rischio. La donna venne accompagnata per le vie legali dalle avvocatesse Weddington e Coffee, che da tempo cercavano di far approvare una legge che desse il via libera all’aborto. Il risultato non è fu la sanzione del diritto assoluto di interrompere la gravidanza, in qualsiasi modo e in qualsiasi momento, bensì la possibilità di abortire entro la fine del primo trimestre di gravidanza. La decisione può essere vista come un compromesso tra gli interessi dello Stato e gli interessi della donna in questione, che trovano il punto d’incontro nell’emendamento riguardante il diritto alla privacy: la Corte, infatti, ritenne che molti degli statuti del Texas che criminalizzavano l’aborto violavano il diritto alla privacy previsto dalla costituzione. 

Il Texas è proprio uno degli stati che da sempre sposa maggiormente gli ideali antiabortisti. Nel 2021, infatti, era stata approvata una legge che vietava l’interruzione di gravidanza oltre le 6 settimane, anche nei casi di stupro e incesto, mentre era permesso solo nei casi in cui la salute della madre fosse a rischio. Il caso del Texas è emblematico soprattutto perché si tratta di uno stato con un tasso di domande di aborto relativamente alto: nello specifico 9.5 ogni 1000 donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni, la maggior parte delle quali chiede l’interruzione della gravidanza dopo le sei settimane. 

I limiti all’aborto negli Stati Uniti

Non essendoci una legge unica che ne stabilisce le modalità, ciascuno stato si trova nella posizione di poter limitare l’interruzione di gravidanza, cosa che accade principalmente negli stati a maggioranza repubblicana. Abortire diventa complicato soprattutto per le donne di basso rango sociale, che appartengono specialmente alla comunità latina o afroamericana. Ad oggi sono 23 gli stati ad aver adottato le cosiddette leggi trigger che permettono di limitare l’accesso all’aborto, soprattutto attraverso ostacoli di natura economica e pratica. Tali provvedimenti si inseriscono in un quadro già abbastanza critico, soprattutto a causa della mancanza di cliniche e la grande quantità di medici obiettori. L’Alabama è uno degli stati in cui sono maggiormente sentiti questi problemi: innanzitutto, nel maggio 2019 il governatore aveva approvato una legge che contemplava la possibilità di punire con l’ergastolo i medici che avrebbero praticato l’aborto; inoltre, secondo l’istituto Guttmacher, nel 2014 il 93% delle contee dell’Alabama non disponeva di strutture mediche adeguate dove le donne potessero abortire. In generale, i dati mostrano che la mancanza di cliniche è un problema diffuso in tutto il Paese, soprattutto per le caratteristiche geografiche di alcune zone americane. Molte città dell’America rurale, infatti, sono definite “deserti dell’aborto” proprio per il fatto che le donne devono percorrere più 100 miglia per raggiungere una clinica. In base a una ricerca effettuata dalla CNN, nel 2014 le cliniche adatte ad abortire erano 272, un dato decisamente più basso rispetto al 1996, quando se ne contavano 452. La situazione è radicalmente peggiorata durante la presidenza Trump, che, arrivato alla Casa Bianca, firmò subito un ordine esecutivo che prevedeva il taglio dei fondi del governo federale alle ONG che praticavano o facevano propaganda sull’interruzione di gravidanza. Inoltre, durante la presidenza Trump è stato più semplice per gli stati introdurre leggi più stringenti sull’aborto, che trovavano l’appoggio della Corte Suprema grazie alla nomina di tre giudici conservatori che aveva spostato gli equilibri molto a destra. 

Nonostante buona parte degli Stati Uniti si schieri contro il diritto all’aborto, alcuni sondaggi mostrano come la popolazione supporti la possibilità per le donne di interrompere la gravidanza: il 19% degli americani sostiene che l’aborto dovrebbe essere legale in tutti i casi, contro l’8% che appoggia il divieto assoluto; il 71%, invece, afferma che dovrebbe essere per lo più legale, con alcune eccezioni. Questi dati sono cambiati nel tempo, ampliando il divario tra favorevoli e contrari a vantaggio di chi appoggia tale diritto, a dimostrazione di una tendenza della popolazione americana che si muove sempre di più in direzione opposta alla classe dirigente.  

Il tentativo della Corte Suprema di annullare la sentenza Roe

Mentre gli Stati approvano sempre più leggi che rendono più difficile l’interruzione di gravidanza, sembra che a livello federale ci si stia muovendo verso un’assoluta sovversione della sentenza Roe. Lo scorso maggio, infatti, circola una bozza scritta dal giudice conservatore, Samuel Alito, in base alla quale sembrerebbe che la Corte Suprema sia favorevole ad annullare la storica decisione che ha istituito il diritto all’aborto, con l’obiettivo di ridare la giurisdizione sulla materia alle legislazioni locali. Come si legge nel documento, infatti, il giudice Alito ha affermato che “it is time to heed the Constitution and return the issue of abortion to the people’s elected representatives”. L’approvazione di tale bozza avrebbe conseguenze soprattutto sugli stati più conservatori, in quanto in assenza di una legge federale che garantisce il diritto ad abortire, sarebbe più facile per i governatori porre un divieto assoluto. In particolare, si stima che, se i giudici dovessero davvero ribaltare la sentenza Roe c. Wade, l’aborto diventerebbe illegale circa nella metà degli stati americani: tra questi l’Alabama, il Texas, l’Oklahoma e il Mississippi, dove già ora è permesso in pochissimi casi. Da quando la notizia è diventata di dominio pubblico, la reazione della popolazione non si è fatta aspettare, né sui media, né nelle strade, da anni luogo di ritrovo per le manifestazioni di coloro che sostengono un ampliamento del diritto all’aborto. Così come i cittadini, anche il Partito Democratico ha risposto alla tanto temuta bozza con una proposta atta a rendere legge la sentenza Roe, così da garantire l’accesso all’interruzione di gravidanza in tutto il Paese. La Corte Suprema ha ovviamente respinto la proposta, facendo intendere che l’annullamento della sentenza Roe è sempre più vicino.  

La possibilità di un divieto assoluto dell’interruzione di gravidanza, quindi, si fa sempre più reale negli Stati, destando preoccupazione soprattutto tra le donne che vivono in zone rurali, in condizioni economiche e sociali precarie. La maggioranza dei politici che si trovano a decidere sulla questione dell’aborto è di genere maschile, quindi inconsapevoli del peso di una gravidanza indesiderata, a livello mentale e fisico. Infatti, come succedeva in passato, se il diritto all’aborto fosse revocato, molte donne ricorrerebbero a mezzi clandestini, profondamente pericolosi sia per il feto, sia per la salute della madre. Per questo motivo è importante garantire alle donne il diritto di decidere su una questione che riguarda esclusivamente il loro corpo, e suscettibile di avere conseguenze sulla salute fisica e mentale della donna stessa. 

Latest from LAW & RIGHTS