La penisola iberica cerca un posto in Europa

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Spagna e Portogallo, pur distanti dal conflitto, sostengono Kiev e si inseriscono nelle partite energetiche candidandosi a nuovo hub. Madrid cerca un posto tra le potenze.

La penisola iberica è certamente uno delle regioni europee meno direttamente interessate dall’attuale conflitto, tanto per prossimità geografica quanto per la ridotta dipendenza energetica da Mosca che la caratterizza. Tuttavia Spagna e Portogallo non possono disinteressarsi a una guerra che coinvolge il vecchio continente, seppur dall’altro capo dello stesso.

La loro (convinta) appartenenza tanto all’Unione Europea quanto alla Nato obbliga Madrid e Lisbona a un chiaro posizionamento contro il Cremlino. Oltre a ciò la partita energetica che il conflitto si trascina dietro di sé rende l’attuale scenario geopolitico ancor più interessante per la penisola iberica che da anni sogna un ruolo come hub energetico alternativo del continente. Infine le dinamiche interne all’Europa stanno mostrando un riassestamento geopolitico, in particolar modo in seguito a Brexit, e pongono soprattutto Madrid di fronte all’urgenza di mostrarsi attiva e assumere un ruolo maggiore nel contesto continentale.

Iberia nuovo hub energetico?

La guerra ha posto immediatamente sul tavolo la questione delle forniture energetiche, stante la notevole dipendenza europea dal gas russo. Tale dipendenza si riduce però progressivamente procedendo verso occidente e la penisola iberica, estremo lembo continentale e notevolmente distante da Mosca, ha una dipendenza di fatto nulla dal Cremlino per quanto concerne le forniture energetiche. La regione rappresenta anzi un’opportunità per la diversificazione energetica che il vecchio continente sta cercando di accelerare il più possibile. Negli anni infatti la penisola, oltre ad aver investito sulle rinnovabili, si è posta anche come avanguardia nella capacità di rigassificazione del GNL, una strategia volta a proporsi come hub energetico alternativo per l’intera Europa, svincolandola così dalla dipendenza russa. Madrid possiede infatti una notevole capacità di rigassificazione che si avvicina alla metà di quella totale del continente.

Una posizione strategica…

La vicinanza alle coste del nord Africa, dove spicca l’Algeria come importante esportatrice di gas, rende la penisola iberica l’area europea ideale per attingere alle forniture nordafricane e distribuirle al resto del continente. Inoltre la posizione occidentale, protesa nell’Atlantico in direzione del nord America e quindi degli Stati Uniti, rende la penisola un punto strategico per ricevere le navi cariche di GNL provenienti da Washington, in particolar modo in seguito all’aumento delle forniture che gli USA hanno annunciato dopo l’inizio del conflitto, e rigassificarlo grazie ai propri impianti. Manca tuttavia un tassello importante: la penisola è periferica e di fatto isolata dal resto del continente, quasi una zattera separata dal punto di vista delle infrastrutture energetiche e ciò ne limita fortemente il (sognato) ruolo di nuovo hub energetico continentale.

…se Parigi fosse d’accordo

L’unico collegamento terrestre tra la penisola iberica e il resto d’Europa è rappresentato dal confine con la Francia, Paese per il quale deve obbligatoriamente passare qualunque fornitura diretta al resto del continente. Francia che, legata al proprio nucleare, fondamentale asset nella strategia energetica di Parigi, è tuttavia avversa a qualunque progetto infrastrutturale che intenda trasportare gas dalla penisola iberica al resto d’Europa e proprio per tale motivo si è opposta in passato alla costruzione del gasdotto MidCat che, attraverso i Pirenei, avrebbe dovuto trasportare le forniture dalla Spagna al resto d’Europa.

La contingente situazione energetica in Europa non ha fatto che rafforzare tale strategia: l’annuncio di Parigi riguardante la costruzione di ulteriori reattori, precedente al conflitto, è sintomo evidente dei piani futuri d’oltralpe, nonché un segnale non certamente incoraggiante per le ambizioni spagnole. Tuttavia le attuali urgenze energetiche europee stanno riportando alla ribalta il tema della costruzione del gasdotto che potrebbe finalmente giungere a compimento anche con l’intervento, persuasivo ed economico, della stessa Unione Europea.

A giocare un importante ruolo nel convincere Parigi vi è inoltre la Germania che, con la propria forte dipendenza energetica da Mosca e quindi una maggiore urgenza a diversificare le proprie forniture, ha interesse nella costruzione di tale infrastruttura, oltre che possedere un peso economico e geopolitico tale da influenzarne in maniera potenzialmente decisiva il processo di approvazione. Infine Madrid si sta muovendo anche ad altri tavoli, ipotizzando la realizzazione di un gasdotto offshore verso l’Italia per bypassare il territorio francese.

Iberia intanto appoggia Kiev

Oltre a ciò Portogallo e Spagna stanno dimostrando il proprio appoggio all’Ucraina: sia il premier portoghese Costa che quello spagnolo Sanchéz si sono infatti recati a Kiev nelle scorse settimane, partecipando alle numerose visite di capi di stato e di governo che stanno interessando la capitale ucraina. Inoltre dalla penisola iberica sono giunti a Kiev anche diverse spedizioni di armamenti. Se i due Paesi non hanno opinioni pubbliche caratterizzate da tratti russofobi come invece i Paesi dell’est Europa (storia e geografia non ne plasmano infatti tale tratto), il forte europeismo che caratterizza la penisola iberica permette ai suoi governi di intrattenere una linea di innegabile solidarietà con il Paese aggredito, rimarcando la propria fedeltà al fronte occidentale nel suo complesso.

Madrid punta all’Europa dei grandi…

La Spagna si interessa all’allineamento dell’Europa occidentale contro Mosca anche per non rimanere esclusa dal club dei grandi europei, nel tentativo di mostrarsi a Parigi come potenziale forza riequilibratrice di Berlino. Per Madrid vi è infatti anche in gioco un ruolo importante sul piano europeo: l’uscita del Regno Unito dall’UE ha dato maggior peso a Berlino nell’Unione, un peso che va bilanciato, come dimostrato dalla stipula di un trattato bilaterale tra Parigi e Roma alla fine dello scorso anno che oltre ad aver evidenziato l’urgenza di Parigi in tal senso ha messo anche in allarme Madrid che si sente esclusa dalle dinamiche europee.

La Spagna teme di rimanere fuori dal riassestamento interno all’Unione e vuole entrare a far parte di un raggruppamento a quattro interno all’UE (insieme a Parigi, Roma e Berlino) che faccia da guida ai processi comunitari e ne rappresenti una spinta per un’ulteriore integrazione. Fine ultimo: accrescere il proprio peso in Europa.

Per la Spagna è un ruolo rincorso da tempo, prima con la lunga convergenza economica con i Paesi più ricchi del continente in seguito al proprio ingresso nelle istituzioni comunitarie, poi con il progressivo allargamento dell’UE a est che ha ridotto il peso relativo di Madrid nell’organizzazione. Un discorso simile vale per la Nato il cui baricentro, con il prossimo probabile ingresso di Svezia e Finlandia, non fa che spostarsi verso nord, a scapito della penisola iberica.

…e si riafferma atlantica nonostante i contrasti interni

L’attivismo atlantico della Spagna è stato reso evidente da Madrid con l’annuncio del premier Sanchéz circa l’aumento delle spese militari fino al 2% del Pil, come richiesto dalla Nato e come Madrid, più di altri Paesi dell’alleanza, ha a lungo disatteso. Questo annuncio è stato tuttavia accompagnato da una narrazione più cauta sul conflitto, pur non negando mai l’appoggio a Kiev.

Il premier Sanchéz ha infatti ribadito a più riprese l’illegittimità dell’attacco russo focalizzandosi tuttavia sull’intenzione di impegnarsi per la pace più che sulla volontà di spingere per la vittoria di Kiev, come invece fatto da altri Paesi. Un dettaglio sul quale il ministro degli esteri spagnolo, in un’intervista a Repubblica, ha glissato affermando che anche se in Europa ci si esprime in modi diversi si è tutti uniti con l’Ucraina e rimarcando la volontà di porre velocemente la parola fine alla guerra con un’Ucraina indipendente.

Questa maggiore cautela nelle parole è il riflesso del fatto che l’innegabile supporto di Madrid a Kiev si deve conciliare però con alcune tensioni interne al governo madrileno, un governo che vede l’indispensabile supporto di Unidas Podemos, partito di sinistra contrario all’invio di armi a Kiev e che aveva additato nei primi giorni del conflitto il PSOE di Sanchéz come «partito della guerra». Inoltre l’obiettivo finale di Madrid è, al contrario dell’est Europa, evitare un isolamento totale di Mosca, mantenere delle relazioni diplomatiche con il Cremlino ed evitare un ulteriore inasprimento delle sanzioni economiche, pericolose per le economie ancora complessivamente fragili dei due Paesi.

Iberia a un momento cruciale

Nel complesso dunque la penisola iberica si trova in un momento importante; Spagna e Portogallo si trovano di fronte a un’occasione senza precedenti nel tanto agognato ruolo di hub energetico continentale. Tuttavia gli ostacoli non sono pochi, a partire dalla questione dei gasdotti che, se anche superata con l’assenso alla costruzione delle infrastrutture, impiegherà comunque anni prima di entrare in funzione.

Accanto a ciò Madrid sta tentando di assumere un ruolo di maggior rilievo nel contesto comunitario, strategia che passa anche inevitabilmente per quella energetica appena citata. I due Paesi iberici tuttavia devono agire insieme bilanciando attivismo, affermazione della convinta appartenenza al campo occidentale (via Nato e UE) ma anche fare attenzione alle ripercussioni economiche di un contesto complesso e pericoloso per due Paesi che hanno sofferto più volte, anche di recente, i morsi della crisi.

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