Altro sangue in Etiopia mentre l’Italia investe nel Paese

11 mins read
Fonte immagine: https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2022-01/etiopia-raid-aerei-vittime-civili.html

In Etiopia la Guerra Civile ha causato oltre cento morti nel solo 2022. Mentre Amnesty International dichiara che il Paese è sull’orlo di una catastrofe umanitaria il Governo Italia va in missione diplomatica sul territorio.

Dopo l’attacco che la settimana scorsa ha causato circa quaranta morti nella regione di Gambella, purtroppo non il primo dell’anno in Etiopia, domenica 19 giugno un altro attentato, questa volta nella regione di Oromia, ha causato almeno cento morti accertati (secondo il New York Times, invece, sono più di duecento), principalmente civili di etnia Amhara. 

Per le notizie che si hanno al momento l’attacco sembrerebbe un’azione dell’Esercito di Liberazione dell’Oromo (OLA), un gruppo ribelle designato come organizzazione terroristica dal governo centrale, che però al momento non ha rivendicato le violenze come proprie.

L’OLA è uno dei due principali gruppi che in Etiopia si oppone al governo centrale; l’altro è il Fronte di Liberazione del Tigray (TPFL), che rappresenta la minoranza etnica tigrina (meno del dieci percento della popolazione etiope, di circa 115 milioni di persone). 

L’attacco di domenica è stato uno dei più violenti degli ultimi due anni, ovvero da quando il governo ha iniziato a reprimere con forza e violenza la ribellione insorta nella regione del Tigray, il “cuore” del conflitto armato. 

A scatenare le ostilità è stato principalmente l’avvento al potere proprio dell’attuale primo ministro Abiy Ahmed Ali –Nobel per la pace nel 2019 – che con la sua elezione nell’aprile 2018 ha messo fine ad una guida tigrina, spesso senza opposizione politica, che persisteva dal 1991, anno in cui era finita la giunta militare. Nel novembre del 2020 Ahmed, con il supporto di forze armate eritree, è stato accusato di aver usato eccessiva violenza nel sedare le rivolte proprio nella regione del Tigray, dove si erano tenute elezioni indipendentiste non autorizzate: un atto che ha incendiato i rapporti anche nelle regioni limitrofe di Amhara e Afar.

Il tutto ha portato ad una guerra civile di matrice etnica e genocidaria, di cui si parla troppo poco ma che avanza ormai da due anni e che ha provocato migliaia di vittime e milioni di sfollati.

Negli ultimi sei mesi, anche grazie alla mediazione del Kenya, si era cercato di negoziare la pace e di effettuare una tregua umanitaria nel Tigray, ma i fatti delle ultime settimane mostrano tutta un’altra realtà. 

Questo conflitto, dal punto di vista economico, ha posto il Paese nella situazione di emergenza umanitaria: l’inflazione è aumentata e gli investitori stranieri si sono ritirati, lasciando i cittadini in uno stato di povertà quasi mortale.

L’Etiopia tra il 2000 e il 2020 aveva visto il proprio PIL crescere quasi del 9%, tanto da essere ritenuta dagli altri Stati del continente come un modello di sviluppo per tutta l’Africa

Negli anni progetti e strategie di crescita a lungo termine hanno attratto i cospicui investimenti cinesi, coordinati da un governo dirigista, democratico probabilmente solo sulla carta, ma interventista

In Etiopia il governo è di fatto proprietario di quasi tutta la terra e l’agricoltura vale l’80% dei posti lavoro: questo settore negli anni ha ridotto in modo significativo la povertà estrema, che è calata dal 45% nel 1995 al 24% nel 2015, ed è stata fonte di lancio per una graduale diversificazione economica volta ad attirare investimenti esteri soprattutto nel settore manifatturiero. A riprova di ciò, nell’ultimo decennio sono state create infrastrutture importanti come la diga GERD, l’Hawassa Industrial Park, l’Eastern Industry Zone, il Bole Lemi Industrial Park.

Il tutto senza il sostegno si risorse energetiche né minerarie, che nelle esportazioni etiopi svolgono un ruolo marginale.

Il rovescio della medaglia: diritti umani calpestati e denutrizione infantile

La Guerra ha messo un freno a quello che poteva essere un futuro di sviluppo, portando con stupri, uccisioni ed anche oppressione dei giornalisti alla violazione dei diritti umani internazionali. Il Paese è attualmente sotto analisi dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) e soprattutto le ostilità rischiano di non avere fine in tempi brevi. 

Parallelamente alla guerra, in Etiopia come in quasi tutto il Corno d’Africa sta avendo corso la peggiore siccità degli ultimi quarant’anni, che conduce a moria del bestiame, impossibilità di produzione nei campi e conseguente riduzione della disponibilità di cibo e acqua, che hanno superato la soglia critica di preoccupazione.

La crisi nutrizionale al momento colpisce venti milioni di cittadini, la maggior parte nella zona nord del Paese dove, non per caso, c’è la guerra. Secondo Save the Children il numero di persone che si rivolgono ai centri nutrizionali per il trattamento della malnutrizione è aumentato di oltre il 320% tra settembre 2021 e gennaio 2022 e ci sono 30 milioni di persone che necessitano di aiuti umanitari.

Manca l’accesso all’assistenza sanitaria, con l’impossibilità di curare i bambini denutriti, lo sfollamento e l’altissimo numero di migranti che lasciano il Paese crescono di mese in mese. Non può non essere menzionato il dramma della tratta della bambine-schiave, vendute dai criminali nei vicini Paesi del Golfo.

Su tali, delicati, punti si è espressa anche Demitu Hambisa Bonsa, ambasciatrice etiope di Roma nonché rappresentante permanente del suo Paese presso la FAO, il Programma Alimentare Mondiale e presso l’IFAD, in un’intervista RaiNews di Laura Aprati

Nell’intervista ha denunciato che gli ultimi aiuti umanitari sono stati bloccati dai ribelli del TPLF, che hanno trattenuto per i propri guerriglieri le razioni di cibo e le medicine (tra cui i vaccini per il Covid-19) inviati dall’Europa. Da aprile 2022 si stima siano stati mandati circa 900 camion, contenenti 25mila tonnellate di cibo, di cui due terzi non sono tornati indietro. 

Di Maio vola in Etiopia per diplomazia e investimenti

Tra il 12 e il 14 giugno il ministro Luigi Di Maio, durante la sua missione diplomatica che ha coinvolto anche Kenya e Somalia, ha incontrato la Presidentessa della Repubblica Sahle Work Zewde, il Primo Ministro Abiy Ahmed e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri Demeke Mekonnen. Come riporta il sito ufficiale del nostro Governo, lo scopo della visita è stato di fortificare le relazioni tra i due Stati, ma anche di parlare degli investimenti economici in loco. Tra questi spicca la volontà da ambo le parti di cooperare per la creazione dei Parchi agroindustriali integrati (IAIP) a sostegno dello sviluppo nelle zone rurali del Paese, in particolare a Bulbula, Bure, Yirgalem e Ba’eker. Fonti (non governative) parlano di un prestito agevolato da circa 22 milioni; un’operazione sicuramente lodevole, che si aggiunge ai diversi aiuti italiani in risposta alla crisi umanitaria.

Quello su cui però si vorrebbe fare legittimamente chiarezza riguarda il coinvolgimento delle forze governative nella Guerra Civile. In Etiopia sta avendo luogo un vero e proprio massacro e lo stesso governo di Ahmad è stato più volte messo al centro della lente d’ingrandimento: il rapporto tra Commissione dei Diritti Umani Etiope e ONU ha sottolineato che “tutte le parti hanno commesso violazioni dei diritti umani internazionali, del diritto umanitario e dei rifugiati, alcune delle quali possono equivalere a crimini di guerra e crimini contro umanità”.

Dunque la domanda di chi si chiede se quei soldi siano usati per lo sviluppo e non per nuove armi da usare contro TPFL e OLA trova comunque fondamento.

La posizione in Etiopia dei Paesi occidentali è sempre stata abbastanza ambigua, così come sono state diverse le accuse di un disinteresse, se non di facciata, per quanto riguarda gli aiuti umanitari alle popolazioni vittime dei crimini di guerra perpetuati dalle truppe federali etiopi e dalle Milizie nazionalistiche etniche Amhara (FANO).

Aiutare, con crescita e sviluppo, i milioni di etiopi bisognosi di supporto è un dovere, ma bisogna essere certi che vadano per il supporto alimentare e sanitario piuttosto che per il proseguo della guerra.

Latest from AFRICA