OPERAÇÃO LAVA JATO, COM’È CAMBIATA LA STORIA BRASILIANA

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Fonte Immagine: https://www.grupodepuebla.org/contrainformacion-la-caida-de-sergio-moro-el-juez-del-lawfare-que-metio-a-lula-en-la-carcel/

Nel marzo 2014 la storia politica del Brasile è cambiata per sempre con uno scandalo giudiziario senza precedenti che contò 554 indagati, oltre 258 condanne, pene complessivamente che superarono i 3 mila anni di carcere e 4 miliardi di reais recuperati dalla Polícia Federal. Tutto questo è stata l’Operação Lava Jato.

La storia trova inizio il 17 marzo 2014 nell’ufficio del ‘Posto da Torre’, una stazione di servizio nei pressi di Brasilia. La polizia brasiliana arrivò a questo luogo, dopo aver fermato un camion nella periferia di São Paulo che stava trasportando oltre 600 kg di cocaina. Il distributore venne indicato come principale luogo di riciclaggio di denaro da una banda di narcos.

L’indagine sul traffico di droga aprì però altri dubbi e sospetti, quando la polizia scoprì che al primo piano del ‘Posto da Torre’ vi era anche l’ufficio di Alberto Youssef. Youssef era banchiere ed imprenditore brasiliano, già volto noto per molteplici scandali, tra cui il caso Banestado. Le forze dell’ordine spostarono dunque l’attenzione sull’imprenditore e nelle sue email rinvennero una fattura per una Land Rover Evoque intestata a Paulo Roberto Costa, ex direttore dell’ufficio forniture della Petrobras, la principale azienda petrolifera del Paese nonché controllata dal governo stesso. Dalla figura di Youssef vennero individuati quattro gruppi di operatori finanziari che ripulivano le tangenti destinate alla politica.

Le investigazioni proseguirono serrate arrivando all’arresto sia di Alberto Youssef sia di Paulo Roberto Costa. I due decisero quindi di firmare un accordo di collaborazione con le forze dell’ordine, e svelarono alle autorità il sistema di cartello di imprese che, grazie a maxi tangenti pagate a persone influenti della politica verdeoro, si spartiva gli appalti della Petrobras. 

Nello specifico i due confessarono che che le più grandi società di costruzione del Paese avevano creato un cartello per spartirsi gli appalti della Petrobas, ed ogni contratto veniva rincarato dal 1 al 3%. La differenza finiva in tasca ai partiti, che prontamente avevano figure di fiducia nei vari uffici. 

Questa indagine sul riciclaggio di denaro e corruzione colpì altissime personalità brasiliane e fu condotta dalla polizia federale del Brasile, sezione di Curitiba, e giudizialmente guidata dal giudice Sérgio Moro. 

Dalla collaborazione di Youssef e Costa, vennero emessi più di mille mandati di perquisizione e sequestro, detenzione temporanea, carcerazione preventiva ed altre azioni legali. Il sistema illecito smascherato avrebbe spostato circa 30miliardi di reais, ed almeno altri 11 Stati dell’America Latina sono stati coinvolti nelle indagini, essendo legati ad un’altra azienda brasiliana immischiata, ovvero la Odebrecht. Altre imprese del sistema erano la OAS, Camargo Corra e Andrade Gutierrez, che pagavano mazzette milionarie ai notabili dei maggiori partiti governativi.

Dai primi arresti ne scaturirono a catena a decine, grazie alle varie confessioni che arrivarono in successione. Dai deputati ai senatori, passando per ministri, funzionari e presidenti, l’Operação Lava Jato in due anni risalì ai vertici del sistema corrotto brasiliano.
In carcere finirono tantissimi esponenti della classe dirigente verdeoro tra cui, Marcelo Odebracht, uno dei maggiori imprenditori del Brasile e nipote del fondatore dell’omonima azienda, e João Vaccari, all’epoca tesoriere del Partido dos Trabalhadores-PT. L’arresto di Vaccari fu il preludio dell’arrivo dell’operazione ai vertici più alti del Paese. Le confessioni dei politici fermati portò quindi a mettere sotto inchiesta cinque ex Presidenti, tra cui Michel Temer, Dilma Rousseff e Lula. In manette o indagati finirono anche cinquanta parlamentari tra cui i presidenti di Camera e Senato, Eduardo Cunha e Renan Calheiros.

Il giudice Moro, di forte influenza politica verso Bolsonaro, trovò nell’arresto di Luiz Inácio Lula da Silva il plauso definitivo dell’opinione pubblica, convinta che il fardello della corruzione in Brasile fosse stato scardinato definitivamente. Lula fu colpito da tantissimi capi d’accusa e l’8 aprile 2018 venne condotto nelle celle della PF di Curitiba. L’arresto di Lula ebbe un impatto mediatico enorme, sia a livello Nazionale, sia continentale che mondiale, essendo uno dei personaggi politici più amati dai cittadini, come dimostrato nella sua elezione presidenziale del 2002 con il record di 52,4 milioni di voti, ovvero il più alto numero di voti della recente storia democratica del Brasile. Lula era così popolare che secondo molti sondaggi, avrebbe vinto largamente le elezioni del 2018 alle quali non poté partecipare perché in carcere, poi vinte da Jair Bolsonaro. L’ex Presidente brasiliano scontò quindi 580 giorni in cella per poi essere prosciolto da ogni accusa, dal Tribunale Federale del Brasile, il 7 marzo 2021, tornando eleggibile e riacquisendo i suoi diritti politici.

Il lavoro svolto dal pool anti-corruzione brasiliano fu eccellente, scoperchiando un sofisticato meccanismo d’illecito ed appoggiato dal popolo brasiliano stesso. Ma l’Operação Lava Jato non è riuscita a sradicare del tutto la corruzione in Brasile, ne tanto meno a far crollare una classe politica molto più che discutibile.

Con l’arresto di Lula, e svariati esponenti del Partido dos Trabalhadores, fu progressivamente screditato e come detto perse rovinosamente le elezioni presidenziali con Fernando Haddad, entrato in corsa per sostituire Lula. Ad uscire vittoriosi da tutta questa faccenda furono la destra brasiliana, il giudice simbolo dell’inchiesta Sergio Moro e il neo Presidente Jair Bolsonaro. Il nuovo Capo di Stato all’epoca decise e promise di sostenere con un appoggio incondizionato i procuratori di Lava Jato, e subito nominò Moro ministro della giustizia del suo governo. 

Le premesse fatte però non vennero mai mantenute. La classe politica brasiliana nel tempo ritornò alle vecchie abitudini, e non parve estremamente interessata a fermare le tangenti ed il gioco corruttivo, tanto che 
molte delle leggi proposte da Moro vennero affossate dal Congresso. Altro colpo decisivo all’Operação Lava Jato fu poi la scelta di Bolsonaro di nominare Augusto Aras come nuovo Procuratore Generale della Repubblica. Aras fin dagli albori dell’inchiesta, osteggiò ed ostacolò il pool di Curitiba, minando spesso la credibilità di tutta quanta l’operazione, oltre che dei magistrati. 
Il Congresso verdeoro tutt’altro che collaborativo e la nomina di Aras funsero da doppio colpo durissimo alle intenzioni dell’ Operação Lava Jato, che stava via via andando ad esaurirsi. 


Maxi assoluzioni da parte della Corte Suprema, leggi costruite appositamente per salvaguardare i politici brasiliani, provvedimenti pro inchiesta affossati furono il preambolo delle dimissioni di Sergio Moro del 2020. Anche il simbolo dell’Operação Lava Jato aveva gettato la spugna, chiuso nella morsa corrotta della politica brasiliana. Da quel momento in poi l’inchiesta venne colpita da ogni fronte, da Bolsonaro ad inchieste che ne mettevano in discussione la credibilità, come quella della rivista The Intercept, che pubblicò le chat private dei magistrati durante l’inchiesta. La stampa brasiliana prese quelle conversazioni come la prova della faziosità dei magistrati, e conseguentemente anche dell’operazione stessa, mentre Bolsonaro dichiarò: “Ho fatto finire la Lava Jato, perché non c’è più corruzione nel governo”.

Il 3 febbraio 2021, il pool di Curitiba è stato smantellato e sulla lotta contro la corruzione in Brasile è calato il sipario.

Le motivazioni del perché l’inchiesta di corruzione più importante della storia del Brasile, sia evaporata nel nulla sono molteplici. Un primo motivo è sicuramente l’assegnazione delle competenze giuridiche. L’intervento della classe politica, la stessa che era incriminata e sotto accusa, ha reso possibile l’ostruzionismo all’operazione. La Corte Suprema, organo soggetto a forte influenza da parte del potere esecutivo, assegnò le competenze giuridiche al Supremo Tribunal Eleitoral. Il problema è che queste corti non erano e non sono create e strutturate per giudicare queste tipologie di irregolarità, come la corruzione, tangenti e finanziamenti ai partiti
Altra falla nel sistema giuridico su Lava Jato fu la retroattività delle norme sulla delação premiada. Con questo meccanismo moltissimi processi furono ricelebrati, ascoltando in primo luogo i collaboratori di giustizia, premiati spropositatamente  per il loro contributo, e successivamente le persone da loro accusate. Tantissimi quindi sono stati i procedimenti finiti in prescrizione o con pene notevolmente ridotte. Ad accentuare ancor di più una giurisdizione discutibile, è arrivata poi la nomina di Augusto Aras, tra l’altro scelto irritualmente dal Presidente Bolsonaro, che come detto non ha mai condiviso ne i metodi ne l’indagine stessa. Il Procuratore Generale ha posto quindi la parola fine sull’ Operação Lava Jato, non rinnovando il lavoro dei magistrati di Curitiba, che dopo sette anni di inchieste e di arresti eccellenti è stata scioltail 3 febbraio 2021.

L’ultimo colpo di coda che il pool Lava Jato riuscì a dare fu nell’ottobre 2020, quando decollarono le prime indagini sulla gestione della pandemia. I magistrati evidenziarono che la maggior parte degli appalti per gli ospedali da campo di Rio de Janeiro, confluivano verso l’imprenditore Mario Peixoto, grazie a delle tangenti alla classe politica. L’inchiesta sulla pandemia da Covid-19 in Brasile è un altro grande lavoro della magistratura verdeoro, che anch’esso però è finito nel nulla.

La storia dell’Operação Lava Jato però non è finita qui. Il suo motivo giuridico si è esaurito, ma nel giro di un anno la situazione si è completamente ribaltata. Il deputato del PT Paulo Texeira 
ha avanzato la richiesta di creare una commissione per indagare i presunti abusi compiuti dai magistratidell’operazione Lava Jato, in relazione a ciò che la rivista The Intercept pubblicò in esclusiva nel 2019. Tutto è partito dall’accesso di un hacker della rivista, alle chat Telegram dei magistrati durante Lava Jato e la scoperta, dopo un lungo fact checking, di possibili azioni dei magistrati volte a colpire Lula e il e il Partido dos Trabalhadores. Questo è un nuovo capitolo della storia della corruzione brasiliana, denominato Vaza Jato, che non fa altro che aumentare la certezza che il Brasile sia governato da una classe politica e giuridica tutt’altro che affidabile.

Non è un caso quindi che anche i cittadini brasiliano non sappiano più cosa pensare e a chi credere, e che 
la corruzione sia un male con cui debbano convivere.

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