La componente paramilitare del conflitto russo-ucraino: il prestigio militare come slancio politico dell’estrema destra in Ucraina

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Fonte Immagine: https://widerimage.reuters.com/story/in-shadow-of-war-ukrainians-seek-to-vote-for-peace

Durante il conflitto tra Russia e Ucraina, il contributo effettivo e simbolico dei gruppi paramilitari e neofascisti ucraini non è passato inosservato e ha dato un effettivo contributo al contrasto delle truppe russe. Oltremodo storica è stato e sarà la resistenza del battaglione Azov che per 82 giorni ha combattuto dentro le acciaierie Azovstal a Mariupol e rallentato l’avanzata russa. È interessante tenere conto che i corpi paramilitari hanno spesso alle spalle un apparato politico, quello che compone il blocco dell’estrema destra, che potrebbe in un futuro politico prossimo avere un maggior peso e un maggior sostegno politico.

Parlare di componente militare è qualcosa di tipico nel contesto occidentale; meno lo è invece parlare di quella paramilitare poiché, nei sistemi occidentali, compresa l’Italia, questa dimensione non è prevista all’interno dell’ordinamento.

Con lo scoppio del conflitto in Ucraina si è ripreso a parlare dei gruppi paramilitari che hanno preso parte alla guerra e hanno dato un evidenze e importante contribuito all’attività di contrasto dei combattenti russi e di difesa del territorio.

I gruppi paramilitari in Ucraina sono diversi ed esistono da diversi anni, in particolare dopo la rivoluzione di Maidan del 2014, dopo la quale i gruppi e partiti ultranazionalisti si sono organizzati sotto forma di battaglioni per rispondere alle tensioni che vedevano coinvolti, nelle due repubbliche separatiste, i gruppi ucraini filo-russi; tra questi, il battaglione Aidar, lo Shakhtersk, il Kherson, lo Svityaz e il Mirotvorets e i più famosi il Donbass, l’Azov e il Dnipro

I gruppi paramilitari, inizialmente indipendenti, sono stati poi inquadrati e inseriti all’interno della Guarda Nazionale ucraina nel novembre del 2014, rientrando così sotto il controllo del Ministero degli Interni seppur rimanendo unità distinte e godendo di un alto grado di autonomia.

Parallelamente alla storia militare di questi battaglioni, si è sviluppata quella politica: Sbovova, Partito Radicale, Settore Destro e ancora Corpo Nazionale fondato da Andriy Biletsky insieme ad alcuni membri del Battaglione Avoz nel 2016. Molti di questi partiti si son coalizzati nelle elezioni presidenziali del 2019 senza però raggiungere la soglia di sbarramento del 5%.

L’ideologia che accomuna questi gruppi è quella dell’estremo nazionalismo anche su base etnica, il neonazismo e l’antisemitismo.

Il battaglione che più ha attirato l’attenzione mediatica è il battaglione Azov, L’unità è stata inizialmente costituita come gruppo di volontari nel maggio 2014 dalla banda ultranazionalista Patriot of Ukraine e dal gruppo neonazista dell’Assemblea nazionale sociale (SNA). Come battaglione, il gruppo ha combattuto in prima linea contro i separatisti filorussi a Donetsk, nella regione orientale dell’Ucraina. Durante il conflitto tra Russia e Ucraina, il battaglione Azov è stato protagonista dell’ultima resistenza ucraina contro il tentativo di assedio della città di Mariupol da parte dell’esercito russo; dopo 82 giorni dall’inizio dei combattimenti e fino all’arrivo dell’ordine di deporre le armi da parte del governo ucraino, il battaglione ha difeso le acciaierie Azovstal e ha impedito all’esercito russo di trasferire fino a 17 battaglioni tattici, circa 20.000 soldati, in altre aree, e impedito la conquista rapida di Zaporizhzhia. 

A marzo, il comandante del battaglione Azov Denis Prokopenko ha ricevuto da Voldymyr Zelensky la medaglia dell’Ordine della Croce d’oro, una delle più alte onorificenze del Paese, conferitagli per il coraggio personale e l’eroismo mostrati in difesa della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, e per la fedeltà al suo giuramento militare.

Dunque, quello che appare è che nei tempi precedenti allo scoppio del conflitto in Ucraina l’influenza dei gruppi di estrema destra sia stata limitata e i programmi politici proposti in sede elettorale non abbiano ottenuto un alto consenso tra la popolazione, sia per motivi ideologici che prettamente politici: da una parte l’ultranazionalismo propendente alla non adesione dell’Ucraina a UE e NATO, dall’altra le diverse accuse a carico di alcuni battaglioni, tra cui l’Azov stesso, della comunità internazionale per alcune accuse di  tortura  e  omicidi di massa. 

In momenti delicati come quello che si sta presentando in Ucraina da diversi mesi, se non anni, l’impatto che possono avere le diverse parti all’interno del conflitto è importante per determinare i futuri equilibri interno sul piano politico e istituzionale.

L’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente coraggio e forza dimostrati dai battaglioni potrebbero comportare un aumento del consenso popolare dell’ala politica di estrema destra nei prossimi anni e nelle future elezioni. Infatti, proprio il contributo che i battaglioni stanno dando durante il conflitto e il possibile impatto positivo sull’esito finale di questo sono elementi importanti per l’aumento del consenso politico. 

È possibile cioè che il prestigio militare possa tramutarsi in prestigio politico in una prospettiva futura in cui l’Ucraina dovrà affrontare le conseguenze politiche, sociali e territoriali del conflitto con la Russia e nel quale alcune idee politiche intransigenti e poco tolleranti dell’estrema destra potrebbero avere maggiore ascolto nel dibattito pubblico. Lo stesso sostegno, in termini di armamenti e riconoscimenti che il governo sta dando ai membri dei battaglioni è esso stesso un elemento che potrebbe comportare una maggiore riconoscimento e legittimazione del blocco di estrema destra. Con l’insorgere di un forte senso nazionalistico, la popolazione sarà propensa, in questo momento, a riconsiderare in maniera positiva l’immagine dei corpi filonazisti, dando risalto a quella di salvatori della patria e di gruppi coerenti con i propri ideali politici. Un maggior peso politico dei movimenti neonazisti sicuramente influenzerebbe in maniera negativa il processo di democratizzazione già precario dell’Ucraina, il quale ha già visto nel passato l’emergere di personalità estremiste quali Dmytro Jaroš e Andriy Belitsky, e i rapporti di questa con l’Europa. 

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