La via europea per la diversificazione energetica 

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L’Ue ha firmato con Egitto e Israele un accordo per la fornitura di gas in linea con il piano di diversificazione delle fonti energetiche, che rafforza la cooperazione all’interno dell’East Mediterranean Gas Forum. Resta complesso, invece, l’accesso alle risorse di Nicosia, a causa dell’annosa questione di Cipro. 

Lo scorso 15 giugno l’Unione europea ha siglato un memorandum di intesa (MoU) con Egitto e Israele per incrementare le esportazioni di gas naturale verso gli Stati membri. L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle azioni che l’Ue sta mettendo in campo per far fronte alla crisi energetica conseguente alla guerra in Ucraina, che ha provocato l’aumento dei prezzi delle materie prime e un diffuso clima di incertezza relativamente all’accesso alle forniture energetiche. 

L’accordo è stato firmato durante il settimo meeting ministeriale dell’East Mediterranean Gas Forum (EMGF), in occasione della visita di Ursula von der Leyen al Cairo. La presidente della Commissione europea, in conferenza stampa, ha dichiarato: “La guerra della Russia contro l’Ucraina ha messo in luce la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili russi e noi vogliamo liberarci da questa dipendenza. Vogliamo diversificare gli approvvigionamenti rivolgendoci a fornitori affidabili e l’Egitto è un partner affidabile”. La necessità di rivolgersi a partner affidabili è stata ribadita anche dal RePowerEU, il piano europeo per l’indipendenza energetica e la transizione verde, presentato a maggio dalla Commissione europea. 

Secondo quanto previsto dall’accordo, il gas naturale israeliano verrà trasportato tramite gasdotto agli impianti di liquefazione dell’Egitto nel mar Mediterraneo e da lì, una volta trasformato in gas naturale liquefatto (GNL), verrà esportato in Ue. In tal modo, Israele aumenterà le esportazioni di gas in Europa, contribuendo a coprire, almeno in parte, il suo fabbisogno. L’Ue, da parte sua, si impegna a promuovere la partecipazione delle imprese europee alle gare di esplorazione israeliane ed egiziane e a sostenere la sicurezza alimentare dell’Egitto, paese che importa dalla Russia e dall’Ucraina oltre l’80% del grano di cui necessita. 

L’accordo è stato siglato nella cornice dell’East Mediterranean Gas Forum – un’organizzazione internazionale che vede la partecipazione di Italia, Francia, Grecia, Cipro, Israele, Egitto, Giordania e Autorità palestinese in qualità di membri, nonché di Stati Uniti, Unione europea e Gruppo della Banca Mondiale in qualità di osservatori – andando a valorizzare e rafforzare la cooperazione tra i paesi firmatari, in particolar modo tra quelli della sponda nord e quelli della sponda sud del Mediterraneo. A rimanere ancora in una situazione di stallo, invece, sono le sorti di Cipro e la possibilità di utilizzare a pieno le sue risorse energetiche. 

giacimenti di gas che si trovano al largo delle coste cipriote, tra cui il giacimento di Afrodite, scoperto nel 2011, potrebbero contribuire in modo significativo alla politica di diversificazione delle fonti energetiche dell’Ue. Tuttavia, a causa dell’occupazione turca dell’isola di Cipro del 1974, che a distanza di 48 anni sortisce ancora i suoi effetti, ciò è possibile solo in parte. L’isola, infatti, è tecnicamente divisa in due: a nord, la Repubblica Turca di Cipro del Nord, autoproclamatasi nel 1983 e riconosciuta solo dalla Turchia, e a sud la Repubblica di Cipro, Stato riconosciuto come tale dalla Comunità internazionale, membro dell’Ue e membro dell’EMGF. Questa divisione de facto dell’isola provoca non pochi problemi alla definizione delle ZEE, alle attività di esplorazione energetica dei fondali marini e al successivo utilizzo delle risorse individuate.

Negli ultimi due anni ci sono stati diversi momenti di tensione nel Mediterraneo orientale, che hanno sfiorato lo scontro tra navi turche e navi greche in acque contese. I colloqui tra Ankara e Atene e il vertice Onu sulla questione di Cipro, ormai fermi ad un punto morto, non hanno portato ai risultati sperati a causa delle posizioni divergenti dei Paesi su questioni come la sovranità delle isole greche vicine alla Turchia, la violazione dello spazio aereo, il riconoscimento delle ZEE, l’accesso ai giacimenti di gas naturale in mare e la questione di Cipro.

In un momento in cui l’Europa ha bisogno di diversificare gli approvvigionamenti energetici e di rendersi indipendente dalle forniture energetiche russe, sarebbe stato utile aver risolto le questioni pendenti che impediscono di utilizzare liberamente le risorse che si trovano in territorio europeo e di realizzare le infrastrutture necessarie al trasporto delle stesse, come il gasdotto EastMed. Quello del gasdotto EastMed è un “progetto di interesse comune” dal costo di circa 6 miliardi di euro, che permetterebbe di collegare direttamente le risorse dei giacimenti del Leviatano (Israele) e di Afrodite (Cipro) con la Grecia e l’Italia e, dunque, con l’Europa intera, fermo in cantiere a causa di problemi sia tecnici che geopolitici. 

Tuttavia, anni di negoziati e di mediazione delle Nazioni Unite non sono bastati per risolvere la questione di Cipro. Neppure la guerra in Ucraina, che inizialmente sembrava aver stemperato la tensione tra Turchia, da una parte, e Grecia e Cipro, dall’altra, è riuscita a portare ad una vera normalizzazione dei rapporti nel Mediterraneo orientalee questo, naturalmente, frena la cooperazione energetica regionale. È per questo motivo che Bruxelles, nel frattempo, guarda oltre. E la firma del memorandum di intesa con Egitto e Israele può essere considerata come il primo tassello di un nuovo progetto di diversificazione delle forniture energetiche. 

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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