Le Smart Courts e la digitalizzazione del sistema giudiziario cinese

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I processi di digitalizzazione hanno vissuto una forte accelerazione nell’ultimo triennio, resa necessaria dalle conseguenze che la pandemia da Covid-19 ha portato con sé. La tecnologia ha irrotto in nuovi ambiti coadiuvando e, talvolta sostituendo, l’uomo stesso. In Cina, quest’accelerazione ha investito la sfera giudiziaria, suscitando perplessità a livello internazionale.

Già durante il primo incontro del Central Leading Group for Cybersecurity and Informatization, tenutosi nel 2014, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) Xi Jinping aveva sottolineato l’importanza  della digitalizzazione per il progresso economico e sociale della nazione. In effetti, da quel momento in avanti, sono state lanciate una serie di iniziative in campo tecnologico mirate a rendere la Cina un partner competitivo a livello globale nel campo delle innovazioni digitali. Oggi, Pechino ha implementato l’intelligenza artificiale in quasi tutti gli spazi dell’attività umana e ha suscitato particolare stupore, a livello internazionale, la creazione delle Smart Courts, ossia di aule di tribunale riprodotte fedelmente in piattaforme digitali, il cui impiego è cresciuto rapidamente negli ultimi due anni a causa della pandemia da Covid-19.  

Lo scopo di estendere le nuove tecnologie all’ambito giudiziario rispecchia la volontà di realizzare un sistema efficiente, più veloce, trasparente e responsabile attraverso la creazione di database e, al contempo, meno esoso in termini di costi processuali. In altri paesi, a beneficiare delle innovazioni tecnologiche e, quindi, a incoraggiarle sono stati soprattutto i soggetti privati mentre in Cina è lo Stato stesso il primo promotore della digitalizzazione del sistema giudiziario. L’intento è quello di velocizzare i procedimenti burocratici come la gestione dei casi, la compilazione dei moduli, la stesura dei documenti, attraverso l’automazione degli stessi.  Le Internet Courts sono nate per risolvere un insieme di problemi legati a questioni commerciali e quindi svolgono la loro funzione limitatamente a quelle controversie legate al mondo dello shopping online, alla protezione del copyright, alla violazione online dei diritti della persona e alla lotta alla contraffazione. 

Con la riforma giudiziaria cinese del 2014-2017, la Corte Suprema del Popolo cinese ha sancito il principio dell’applicazione di“sentenze simili per casi simili”, garantito attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale a livello giudiziario. Si deve pensare che in un Paese così vasto come la Cina, sia in termini geografici che sociali, la digitalizzazione dei processi giudiziari si renda necessaria. Ciononostante, le Smart Courts hanno suscitato numerose perplessità perché se, da una parte, l’applicazione del principio di omologazione delle sentenze per casi simili offre un’oggettività all’interno dei procedimenti giudiziari; d’altra parte, la standardizzazione prevede che tutte le fattispecie siano trattate in maniera omologata, ignorando le specificità di ognuna. La riforma prevede, inoltre, che a certificare l’omologazione delle sentenze per casi simili siano i giudici stessi attraverso una ricerca effettuata nei database in cui sono inscritti tutti i verdetti emessi in passato. In tal senso, è richiesta grande responsabilità ai giudici poiché se la sentenza che emettono è in contraddizione con i casi simili precedenti, nei loro confronti si aprono dei procedimenti di supervisione.

Un aspetto che vale la pena sottolineare è che l’apertura del governo comunista cinese alla digitalizzazione è legata alla volontà di rivendicare una leadership internazionale anche nel settore tecnologico. La volontà di modernizzazione in ambito digitale è stata fissata nel Codice Civile della RPC, in vigore dal primo gennaio 2021, in cui è stata inserita la regolamentazione delle blockchain e dell’intelligenza artificiale. Nello specifico, secondo Wu Pingping, Direttore Generale del Dipartimento di Innovazione Legale di Tencent,  la blockchain è un elemento fondamentale per la trasparenza e l’incorruttibilità dei procedimenti giudiziari cinesi in quanto, al suo interno, vengono caricate prove e testimonianze che impediscono manomissioni o interferenze.

La vertiginosa crescita del numero di cause civili e commerciali nel Paese, frutto anche dei numerosi progetti economici legati alla Belt and Road Initiative, ha richiesto ai giudici, da una parte, l’implementazione delle nuove tecnologie per una maggiore efficienza e, dall’altra, una specializzazione maggiore attraverso qualifiche accademiche più elevate. Per uno sviluppo sociale armonico, lo Stato dovrebbe offrire un maggiore riconoscimento, anche in termini economici, ai giudici che operano nelle Corti inferiori. Il sistema cinese delle corti, infatti, è gerarchico: al vertice è posta la Suprema Corte del Popolo cinese, seguita dalle Alte Corti del Popolo, dalle Corti intermedie e dalle Corti inferiori. Verticalmente, tutte dipendono dalla corte immediatamente superiore, mentre orizzontalmente tutte dipendono dal sistema politico, pertanto è facilmente intuibile che la magistratura cinese non sia pienamente libera nello svolgimento delle proprie funzioni. In questo schema piramidale, i giudici che operano nelle Corti collocate più in basso ricevono compensi più bassi e spesso sono più soggetti ai fenomeni di corruzione.

I tribunali cinesi hanno avuto un forte impulso da parte del Partito Comunista Cinese (PCC) nell’adozione di strumenti digitali per l’archiviazione dei processi e questo ha implicato che la maggiore trasparenza si traducesse in un maggiore controllo da parte della sfera politica su quella giudiziaria. La dipendenza della Suprema Corte del Popolo dal governo potrebbe dar vita a una magistratura designata sulle esigenze del Partito e del Presidente Xi Jinping che, da parte sua, potrebbe rafforzare le campagne anticorruzione, diventate spesso strumento per l’estromissione degli oppositori politici. D’altra parte, è altrettanto vero che l’ampliamento della digitalizzazione a livello giudiziario in Cina, permetterebbe la risoluzione di questioni annoselegate sia alla vastità del territorio che rende difficile a chi vive nelle zone rurali appellarsi a tribunali speciali per la risoluzione di controversie, sia al fatto che, qualora sorgano emergenze, come le pandemie, i tribunali intelligenti permetterebbero alle attività giudiziarie di continuare a svolgere la loro funzione.

In conclusione, mentre il governo cinese promuove l’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito giudiziario, sorgono nuove perplessità legate al fatto che le innovazioni tecnologiche potrebbero diventare uno strumento per irrigidire le misure di controllo a livello sociale. 

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