NUOVO ACCORDO UE-ISRAELE-EGITTO PER L’ESPORTAZIONE DI GAS ISRAELIANO IN EUROPA 

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UE, Israele ed Egitto siglano un MoU che permette allo Stato Ebraico di esportare il suo gas naturale per la prima volta in blocco verso l’Europa, nonché all’Unione di diversificare l’energia russa.

Nel contesto della conferenza regionale sull’energia del Mediterraneo orientale, tenutasi al Cairo mercoledì 15 giugno, Unione Europea, Israele ed Egitto hanno firmato un memorandum di intesa (MoU) che consentirà per la prima volta esportazioni significative di gas naturale israeliano verso l’Europa. 

L’accordo siglato, prevede oltre all’esportazione di gas da parte di Tel Aviv, la partecipazione attiva egiziana mediante la messa a disposizione di strutture per la liquefazione del gas da esportare via mare e permetterà di ridurre almeno in parte la dipendenza europea dal gas russo. 

Se fino allo scorso anno, infatti, il gas russo costituiva il 40 % delle importazioni di gas europee, con l’invasione dell’Ucraina e l’atteggiamento fortemente ostile e aggressivo di Putin, l’Unione è stata costretta a diversificare i suoi fornitori per ridurre la propria dipendenza dal Cremlino – anche dopo aver provveduto all’imposizione di ampie sanzioni verso Mosca.

Il MoU è stato pensato inoltre senza dimenticare gli obiettivi di zero emissioni, infatti – pur riconoscendo noi la portata limitata del tentativo di arginare un fenomeno favorendo la sua stessa continuazione – include un cenno alle preoccupazioni ambientali e prevede disposizioni per la decarbonizzazione del settore del gas naturale, nonché per la ricerca di modi di investire nello sviluppo di tecnologie più all’avanguardia.

La presidentessa della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen ha affermato che l’accordo aiuterà il blocco ad allontanarsi dalla dipendenza dalla Russia e ha anche parlato della sigla come di un “momento speciale”, nonché dichiarato di accogliere “con grande entusiasmo la firma di questo storico accordo”.

La portata storica della stipula è stata immediatamente riconosciuta da tutte le parti, che traggono benefici diversi dalla cooperazione, ma non meno importanti e che si sono mostrate entusiaste dell’accordo trovato.

Come già anticipato per l’UE si tratta di un passaggio fondamentale nella diversificazione delle importazioni energetiche, ma anche di una piccola dimostrazione per Mosca che l’allontanamento dal gas russo è non solo possibile, bensì concreto. Nonostante infatti le numerose sanzioni e le prese di posizione più rigide verso il Cremlino diversi Paesi membri continuano a dipendere fortemente dal petrolio e dal gas russo.

L’accordo permetterà anche un’intensificazione della cooperazione tra i membri del Forum del gas del Mediterraneo orientale, che comprende Giordania, Israele, Cipro, Grecia, Egitto, Autorità palestinese, Francia e Italia.

Per Israele si tratta invece di un evento di portata storica, che porterà – secondo una stima – nelle casse dello Stato Ebraico oltre 1 miliardo di Shekel all’anno e avrà soprattutto dei risultati politici. Oltre ad evidenziare la stretta cooperazione che continua su più fronti tra Israele ed Egitto, il MoU è la dimostrazione del nuovo ruolo di Israele in Medio Oriente, osservabile e deducibile in modo diverso su più fronti. Mostrarsi come partner affidabile e far dimenticare ai propri vicini regionali il proprio passato burrascoso e le questioni irrisolte più spinose rimane una priorità per Tel Aviv, che si sta giocando questa carta dell’accordo in modo molto pragmatico. 

Israele in pochi anni è stato in grado inoltre di trasformarsi da paese fortemente dipendente dall’importazione di gas dall’esterno a paese esportatore e canale preferenziale per l’UE in Medio Oriente. L’accordo rimane infatti parte degli sforzi dell’Europa volti all’importazione di idrocarburi da “altri fornitori affidabili”, come Israele ed Egitto, che negli ultimi anni sono emersi come esportatori di gas grazie ad importanti scoperte offshore.

Per l’Egitto si tratta infine di un accordo molto importante che permetterà al popolo egiziano (forse) di prendersi un po’ di respiro dalla schiacciante situazione economica attuale e dalle conseguenze negative della guerra in Ucraina sui prezzi dei beni di prima necessità. Il paese, che ha partire dal 2011 ha visto rimanere inattive molte strutture per il gas naturale nel Mediterraneo, potrà finalmente riattivare queste facility e vederle così funzionare attivamente.

L’Egitto, anche osservando la sua volontà di cooperazione regionale in materia energetica, mira a creare un hub energetico regionale nel suo paese e si sta muovendo di conseguenza a tal fine.

Tutte le parti, consce delle difficoltà di costruzione e di accordo sorte a seguito della rivelazione del progetto EastMed non ancora attuato, accolgono con favore questo primo passo e gesto di fiducia europeo, nonostante prima o poi l’Unione dovrà cominciare a fare i conti con gli aspetti più controversi del donare fiducia a paesi accusati dalle istituzioni stesse di Bruxelles di gravi violazioni dei diritti umani o altri simili comportamenti controversi.

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