Egitto: un nuovo satellite mira a rafforzare le relazioni con il continente africano

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Lancio del satellite NileSat-301- Fonte Immagine: Astrospace.it

L’Egitto lancia un nuovo satellite per migliorare le comunicazioni tra i popoli del continente africano, una scelta in linea con gli sforzi della leadership per più proficue relazioni egizio-africane ma anche in linea di continuità con la storia del Paese.

Come stabilito nel contratto del 2019, l’8 giugno 2022 il produttore americano di trasporti spaziali Space X ha lanciato nello spazio un nuovo satellite egiziano. Realizzato da Thales Alenia Space, che in qualità di prime contractor è responsabile del progetto, della produzione e dell’accettazione in orbita, NileSat-301 è un satellite per le telecomunicazioni, che servirà a fornire servizi radio-televisivi e a garantire il trasferimento dati nel Medio Oriente e nel Norda Africa. Quarto dell’operatore NileSat e decimo egiziano, il nuovo satellite avrà una vita operativa di quindici anni e affiancherà inizialmente il NileSat-201, che dovrebbe cessare la sua attività nel 2028.

Compito del NileSat-301 sarà quello di ampliare la copertura, includendo i paesi dell’Africa meridionale e del bacino del Nilo, al fine di migliorare le comunicazioni e con esse le relazioni con i popoli del continente, in linea con gli impegni assunti dalla leadership in quella direzione. Tra gli obiettivi, anche il potenziamento del servizio Internet nelle aree remote dell’Egitto, per lo sviluppo di progetti infrastrutturali, di nuove comunità urbane e giacimenti petroliferi nel Mediterraneo orientale, con particolare riferimento al giacimento di gas Zohr.

L’interesse per l’espansione dei media e il riconoscimento del loro ruolo strategico non sono nuovi nella storia dell’Egitto; bisogna ricordare infatti che dalla trasmissione radiofonica, La voce degli Arabi, Nasser si rivolgeva a tutti gli arabi «come a una nazione e collocando l’Egitto entro quella stessa nazione». Sempre in chiave storica, possiamo ricordare che l’Egitto fu la prima nazione africana a trasmettere una stazione radio in lingua kiswahili, La Voce dell’Africa, al fine di sostenere il Kenya nella sua lotta per l’indipendenza. Nasser utilizzò sapientemente la radio – e in seguito la televisione – per le sue ambizioni panarabe e panafricane e per veicolare l’importanza dell’unità e della cooperazione, in risposta alle divisioni prodotte (e promosse) dal colonialismo. Intendeva, inoltre, sottrarre il pubblico egiziano all’egemonia radiofonica straniera, rappresentata dalle radio delle potenze coloniali. 

I media, oggi come ieri, possono giocare un ruolo fondamentale nella costruzione di una identità trans-nazionale – che richiama il concetto coranico di umma – e nella promozione di uno spirito di appartenenza. In seguito alla morte di Nasser la radio – che insieme alla televisione resta, ancora oggi, il mezzo di comunicazione più diffuso nel Paese – ha perso il suo storico ruolo, non solo per via dello sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione di massa, ma anche per la riduzione del numero di radiostazioni e per la chiusura, nel 2006, di ben sette di esse destinate al continente africano. Ripercorrere la storia della radio e della televisione in Egitto, anche con riferimento ai contenuti della programmazione, è utile a spiegare la diffusione della variante egiziana dell’arabo classico, che si è affermata nell’intera regione ed è oggi una delle più comprese dagli arabofoni.

Il lancio del nuovo satellite rappresenta un investimento nelle relazioni e negli scambi culturali con l’Africa, alla quale l’Egitto guarda con un rinnovato interesse misto a preoccupazione.

Lo sguardo verso l’Africa

Così come altri paesi del Nord Africa, negli ultimi anni l’Egitto ha rivolto una crescente attenzione all’Africa e all’Unione Africana (UA), di cui ha assunto la presidenza dal febbraio del 2019 al febbraio del 2020, per la prima volta dalla sua fondazione nel 2002. Mentre l’Egitto di Sadat e Mubarak incentrava la propria politica estera sul Medio Oriente e sulle relazioni con l’Europa e gli Stati Uniti, mettendo in ombra l’impegno verso il continente africano, con Al-Sisi assistiamo a un’inversione di tendenza. Il “ritorno in Africa” dell’Egitto va inserito nella più ampia prospettiva di “salvaguardia degli interessi nazionali”: dalla lotta al terrorismo, all’impegno per la Libia, passando per i timori legati all’instabilità del Sudan. 

L’Egitto guarda in particolare a sud della propria frontiera e cerca di rinsaldare i legami con l’Africa Subsahariana, soprattutto in ordine alle preoccupazioni per le acque del Nilo, tema in cima all’agenda del Governo di Al-Sisi.  La diga etiope “avvelena” le relazioni tra i due paesi: l’Egitto preme per un accordo che garantisca suoi diritti, l’Etiopia rivendica il diritto unilaterale di riempimento.

La preoccupazione per il Nilo

La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) è il pomo della discordia tra Egitto, Etiopia e Sudan. In costruzione dal 2011, la diga si trova nella parte occidentale del Paese: una volta completata sarà la più grande centrale idroelettrica del continente africano.

Le acque del Nilo Azzurro sono fondamentali per l’approvvigionamento dell’Egitto e se vogliamo per la sua stessa esistenza, per questo motivo “agitano” il Governo del Cairo che ha sempre sostenuto che la diga e il conseguente riempimento non potessero essere realizzati senza il suo consenso per via di due accordi con il Sudan. Come l’Egitto, anche il Sudan preme per un accordo internazionale che garantisca la quantità di acqua minima che l’Etiopia deve lasciar defluire a Valle, in particolare nei periodi di siccità.

La terza fase di riempimento – in vista della quale l’Egitto ha intensificato il suo sostegno al Sudan – è prevista per il prossimo mese di luglio e al momento non vi sono molte opzioni negoziali percorribili che raccolgano il consenso di tutte le parti coinvolte.

Alla luce di quanto sopra esposto, è importante sottolineare che il lancio del nuovo satellite e l’ampliamento massiccio delle telecomunicazioni, mirano anche a raccogliere consenso sul tema del Nilo – che ha un alto valore storico, economico, geopolitico nonché simbolico – e a contrastare l’opinione pubblica diffusa, nutrita dai media occidentali, ossia che quella dell’Egitto sia un’opposizione illegittima che lede i diritti dell’Etiopia. A sua volta, l’Etiopia accusa l’Egitto di voler perpetuare una ingiusta egemonia storica sulle acque del Nilo.

Anche se al momento non ci sono elementi sufficienti per ritenere che la situazione possa portare a un conflitto armato, i “Protettori del Nilo” insistono per un accordo tripartito giuridicamente vincolante e non sembrano disposti ad arretrare di un centimetro: certamente non l’Egitto, che sebbene mostri un approccio pacifico difenderà gli interessi nel Nilo con qualunque mezzo.

Laurea in Governance e Sistema Globale conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Cagliari con una tesi intitolata "Essere musulmani europei. Un'identità plurale e in divenire". Il suo principale ambito di ricerca riguarda la presenza musulmana in Europa, con particolare attenzione ai rapporti tra le comunità islamiche e gli Stati. Particolare attenzione è rivolta altresì all'area Vicino e Medio Orientale, nello specifico all'Egitto.

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