IL RUOLO RICOPERTO DAI DRONI NELLA PROIEZIONE DI POTENZA DELLA TURCHIA

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Durante le operazioni militari in Ucraina si è assistito ad un ampio utilizzo dei droni turchi da parte dell’esercito ucraino per abbattere target militari russi. Qual è il ruolo che ricopre il celebre Bayraktar nello scacchiere internazionale?

L’aeromobile da combattimento a pilotaggio remoto (UCAV) di produzione turca Bayraktar (TB2) è conosciuto in tutto il mondo per essere stato il protagonista in numerosi teatri operativi. Grazie alle sue funzioni di intelligence, sorveglianza, targeting e ricognizione (ISTAR) combinate alle capacità di attacco, il TB2 è stato impiegato nei più importanti teatri operativi degli ultimi anni. Sia in Libia sia nel Nagorno-Karabakh i droni turchi sono stati determinanti per affermare la superiorità tattica sulle forze nemiche ma è in Siria che le potenzialità di questi UCAV sono state espresse a tutto tondo.

 La dimostrazione di forza aerea si è avuta nel marzo 2020 quando si è dato inizio all’operazione Spring Shield per fermare l’avanzata dell’esercito arabo siriano (SAA) e sono stati schierati numerosi Barayktar BT2. Questi hanno utilizzato tutte le capacità operative in loro possesso, dando dimostrazione delle avanzate abilità di interoperabilità con gli altri velivoli alleati presenti sul campo, ma ancor di più, delle potenzialità distruttive di squadroni di droni che, grazie alla drones swarm technology, sono stati in grado di muoversi in sciame e confondere i sistemi di difesa aerea siriana. 

I Bayraktar sono stati impiegati recentemente anche sul territorio ucraino per colpire l’esercito russo e il vantaggio operativo che sono stati in grado di apportare alle forze ucraine denota due importanti fattori: il primo riguarda la capacità di questi droni di sottrarsi ai sistemi di difesa russi, probabilmente ancora troppo obsoleti; il secondo implica che gli strumenti di guerra elettromagnetica utilizzati dall’esercito della Federazioni, come i Krashukha-4, in grado di disturbare lo spettro elettromagnetico non riescono a fermare l’avanzata dei Bayraktar. Proprio grazie agli ottimi risultati raggiunti sul campo di battaglia, il Bayraktar è uno dei vettori principali della proiezione di potenza dello Stato turco per due motivi. 

  • Il primo riguarda la vendita dei TB2 a numerosi Paesi come il Qatar, la Polonia, l’Azerbaigian e da ultimo il Marocco che recentemente ha firmato un accordo per l’acquisto dei droni che andranno a sostituire gli UAV israeliani nello scontro contro le milizie del Fronte Polisario nella regione del Sahara occidentale. 
  • Il secondo attiene alla prima nave d’assalto anfibio (LHD) turca, la TCG Anadolu, che lo scorso 27 febbraio ha iniziato i primi test in mare e che sarà capace di ospitare più di 80 droni controllando simultaneamente le operazioni in volo di 15 di questi. 

La nuovissima nave della Marina Militare, che potenzialmente sarà operativa nel 2025, era in realtà stata preparata per ospitare gli F-35 prima che la Turchia fosse rimossa dal programma nel 2019 dopo l’acquisto del sistema di difesa russo terra-aria S-400. I Bayraktar che andranno a sostituire i caccia USA di 5ª generazione saranno i TB-3, esemplare ancora in sviluppo progettato appositamente per la Anadolu che sarà in grado di decollare e atterrare dal ponte di volo e di operare dalla base navale. 

Lo sviluppo della nave TCG Anadolu rientra all’interno della dottrina del “Mavi Vatan”, o dottrina della “Patria Blu”, ideata dall’ammiraglio nazionalista Cem Gurdeniz e riferimento per le direttrici di politica estera e di difesa della Turchia. La dottrina, che dal 2016 prende il posto della “Profondità Strategica”, segna una svolta della politica turca poiché viene adottata direttamente dopo il fallito golpe gulenista, le dimissioni di Davatoglu dalla carica di Primo Ministro e dopo il disimpegno via via sempre maggiore degli USA dal quadrante mediorientale. L’obiettivo del Mavi Vatan è perciò riconducibile ad una proiezione di potenza che avviene attraverso l’elemento marittimo per estendere la propria influenza soprattutto sul Mediterraneo, e le risorse in esso contenute, e per riempire il vuoto di potenza lasciato dagli USA. 

La dottrina riprende il retaggio storico-culturale turco in quanto anticamente l’Impero Ottomano ha fondato il proprio potere e il suo vasto territorio sulla capacità di governare i mari, capacità che è stata persa nel Novecento e che ora cerca di essere rivitalizzata anche attraverso un riammodernamento tecnologico della flotta navale, ma è strettamente collegata anche al concetto di Blue Economy e cioè all’importanza del mare per la sopravvivenza degli interessi dello Stato.

Quando diventerà operativa, la TCG Anadolu sarà una delle prime navi d’assalto anfibie ad ospitare una tale tecnologia che fornirà alla Turchia un vantaggio operativo soprattutto in termini di vite umane in quanto le tecnologie militari, come i droni, sono progettati proprio per sostituire, a lungo termine, l’elemento umano da teatri di guerra particolarmente compromessi. Infatti, per l’opinione pubblica di uno Stato è sempre più difficile accettare un conflitto armato per la quantità di caduti che questo potrebbe causare e, per un Governo, sarebbe alquanto difficile rimanere al potere senza quel consenso pubblico. 

Un esempio attuale di queste delicate dinamiche di potere è la strategia di comunicazione delle Federazione Russa verso i propri cittadini che omette l’effettivo numero di vittime nel conflitto ucraino proprio per scongiurare una drastica riduzione del sostegno all’ “operazione militare speciale”. Al momento lo scenario di una guerra totalmente condotta da tecnologie automatizzate è ancora piuttosto lontano ma molto presto riusciremo a scoprire se i droni riusciranno a sostituire l’elemento umano dell’aeronautica militare.

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