Consiglio Artico: le decisioni prese senza la presidenza russa

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Fonte Immagine: https://rondine.fi/2022/03/la-cortina-di-gelo-russia-fuori-dallarctic-council/

Il Consiglio Artico è fermo da tre mesi. Ma 7 paesi si accordano per incontrarsi escludendo la Russia. Può esistere un Consiglio Artico senza la Russia?

I lavori del Consiglio Artico sono ad un punto critico. Il 3 marzo scorso, una dichiarazione congiunta di 7 degli 8 paesi membri sanciva un boicottaggio di tutti i prossimi incontri in Russia, necessari dato che è proprio quest’ultima a detenere la presidenza da quest’anno. La decisione è stata presa per dimostrare la contrarietà dei membri del Consiglio all’invasione russa dell’Ucraina.

Con quella dichiarazione si interrompevano di fatti i rapporti con Mosca e conseguentemente anche le attività del Consiglio Artico subivano una drastica battuta d’arresto. Negli ultimi giorni invece, i 7 paesi della dichiarazione si sono espressi di nuovo con la medesima intesa di marzo, ribadendo la volontà di riprendere parzialmente i lavori, ma senza considerare la Russia. 

Si torna a parlare di cooperazione in seno al Consiglio Artico dunque; i 7 stati membri starebbero anche pensando di organizzare un incontro che comunque, escluderebbe la Russia. Ad ogni modo, i russi stanno manifestando il proprio risentimento per questa decisione, sulla cui legittimità sarebbe anche il caso di interrogarsi.

L’ambasciatore russo Anatoly Antonov ha fatto sapere che per la Russia, le decisioni intraprese nel Consiglio Artico senza la Russia che ne detiene la presidenza, sono da considerarsi illegittime. Per Mosca questo passo compiuto da quelli che ormai vengono definiti “Arctic 7”, è decisamente preoccupante. Questo perché, è bene ricordarlo, le finalità del Consiglio Artico, poco hanno a che fare con argomenti bellici.

La cooperazione che il Consiglio si propone di attuare è quella mirata allo sviluppo sostenibile della regione e della tutela delle comunità locali. Dal canto loro, i 7 paesi sostengono di volersi incontrare sulla base degli incontri tenutisi in Islanda, ultimo paese a detenere la presidenza del Consiglio prima della Russia. 

L’illegittimità di cui parla Antonov, in realtà è piuttosto concreta. In seno al Consiglio Artico infatti, vige il principio del consenso, in base al quale le attività e le decisioni conseguenti vengono intraprese mediante principi democratici e congiunti. Per questo motivo, l’ipotesi che, decisioni prese senza la Russia, siano prive di valore, non è da scartare.

Mosca a tal proposito sostiene che il Consiglio Artico sia ancora molto politicizzato e sul futuro dello stesso, influirà molto anche il destino di Svezia e Finlandia in ottica NATO. Non bisogna dimenticare infatti che i due paesi scandinavi si sono molto avvicinati all’Alleanza Atlantica in questo periodo; se il loro ingresso dovesse concretizzarsi, il Consiglio Artico sarebbe composto da 7 membri NATO su 8 membri complessivi.

Se si considerano le finalità per cui lavora il Consiglio Artico, il mutamento dello status politico-militare dei paesi, potrebbe influire sulla direzione degli incontri e creare un problema concreto. I punti in discussione nelle riunioni, rappresentano in realtà, degli aspetti prioritari per la sopravvivenza stessa della regione artica. Una ripresa dei lavori senza la Russia, o con la Russia ridotta a minoranza, sarebbe seriamente compromessa, data l’impronta stessa che Mosca detiene sulla regione.

 Quale sarà il destino della Russia nel prossimo futuro, all’interno del Consiglio Artico, è tutto da vedere. A maggio 2023 terminerà il biennio di presidenza della Russia, che dovrà passare il testimone alla Norvegia; questo potrebbe suscitare ulteriori tensioni nell’area, con un ruolo di forza, detenuto poi da uno dei 7 paesi.

Potrebbe accadere, anche se alcune cancellerie si sono già fatte sentire, sostenendo che le questioni di sicurezza non sono contemplate negli argomenti del Consiglio Artico. L’ambasciatore finlandese Petteri Vuorimaki per esempio, auspica che il clima di sfiducia reciproca non si riversi nelle attività del Consiglio e nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ad ogni modo, tenere lontana la Russia da qualsiasi discussione relativa al futuro dell’Artico, potrebbe risultare improduttivo oltre che fazioso. La Russia detiene una vastissima parte della sua costa nel pieno della regione artica, ed è uno dei paesi con la più grande piattaforma continentale al mondo; parte di quella piattaforma è prettamente artica.

Molte delle sue attività produttive si trovano proprio nell’Artico, dove peraltro ci sono anche insediamenti umani piuttosto consistenti. Per questo, l’esclusione della Russia, non farebbe altro che limitare l’efficacia di qualsivoglia decisione, ad una porzione di Artico non pienamente rispondente alle esigenze reali. 

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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