Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: qual è la posizione dei paesi NATO?

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Fonte Immagine: https://banmonitor.org/news/recommendations-for-the-first-meeting-of-states-parties-to-the-tpnw

Il 22 gennaio 2021, dopo aver raggiunto le 50 ratifiche, è entrato in vigore il Trattato per la Messa al Bando delle Armi Nucleari. Tra gli Stati firmatari del Trattato mancano le nove potenze nucleari e tutti i paesi NATO. Per quale motivo questi paesi hanno scelto di non aderirvi?

Il TPNW, Treaty on Prohibition of Nuclear Weapons, entrato in vigore il 22 gennaio 2021, costituisce uno dei cardini fondamentali dell’attuale sistema di controllo degli armamenti nucleari. L’obiettivo è la messa al bando di ogni tipo di armamento nucleare sulla base del principio di disarmo umanitario. Dal 21 al 23 giugno 2022 si terrà la prima conferenza degli Stati Parte del TPNW a Vienna, a lungo rimandata a causa della pandemia. In quest’occasione i 61 Stati che hanno ratificato il Trattato assieme a Germania, Finlandia, Svezia e Norvegia, unici Stati ad aver aderito come Stati osservatori, si riuniranno per discutere sullo stato di avanzamento del Trattato e sulle possibili vie per la sua universalizzazione e implementazione.

L’obiettivo di costruire un mondo libero dalle armi nucleari è da sempre presente all’interno dei Trattati di controllo degli armamenti e disarmo firmati in materia nucleare dal 1945 ad oggi[1]. Nonostante lo stesso Trattato di Non Proliferazione del 1968 abbia come obiettivo il disarmo totale e generalizzato (preambolo), fino agli anni 2000 non ci sono stati significativi passi in avanti. Il 30 aprile del 2007 a Vienna è stata lanciata a livello internazionale la campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) con l’obiettivo di avviare i negoziati per la messa al bando delle armi nucleari. Nel 2012 con la risoluzione 67/56 dell’Assemblea Generale si stabilisce l’obiettivo di portare avanti i negoziati multilaterali per il disarmo nucleare e vengono indette tre conferenze, tra il 2013 e 2014, per discutere dell’impatto umanitario degli armamenti nucleari.

Da queste conferenze emerge come nessuno Stato o organizzazione internazionale sarebbe in grado di affrontare l’emergenza umanitaria causata da un’esplosione nucleare. Successivamente, con la risoluzione 71/258 l’Assemblea Generale convoca, nel 2017 a New York, la conferenza per la messa al bando totale delle armi nucleari. L’esito della conferenza è costituito dal TPNW: 123 Stati si sono dichiarati favorevoli alla risoluzione mentre 38 – in maggioranza Stati nucleari e NATO – si sono opposti, 16 sono stati gli astenuti. Oltre agli Stati hanno partecipato alla negoziazione numerose organizzazioni della società civile, l’Unione Europea e il Comitato Internazionale della Croce Rossa. I principali promotori del Trattato sono stati Austria, Brasile, Messico, Sud Africa e Nuova Zelanda.

Il 7 luglio 2017 la conferenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari con 122 voti favorevoli, un voto contrario – i Paesi Bassi – e un astenuto – Singapore. Il 20 settembre dello stesso anno il Segretario Generale apre il trattato alla firma. Quattro anni dopo, il 22 gennaio 2021, il TPNW entra in vigore. Ad oggi – maggio 2022 – ha ottenuto 86 firme e 61 ratifiche, principalmente da Stati che fanno parte di Zone Libere dalle Armi Nucleari.

Il Trattato si basa sul principio del divieto totale delle armi nucleari senza condizioni (articolo I), il principio di inaccettabilità della violenza nucleare indiscriminata in cui si richiama il concetto di disarmo umanitario (preambolo), la norma che prevede la promozione di un disarmo nucleare totale e generalizzato (preambolo) e la norma di riparazione per i danni causati dall’uso passato, o futuro, di armi nucleari, compresi i test nucleari (articolo VI). Questo Trattato colma il vuoto lasciato dal TNP: nel 1968 veniva riconosciuto a cinque Stati – Stati Uniti, Unione Sovietica, Cina, Francia e Regno Unito – il diritto di possedere un arsenale nucleare, oggi invece viene riconosciuto uno status paritario a tutti gli Stati.

Prima di analizzare perché gli Stati NATO, anche non nucleari, abbiamo deciso di non aderire al Trattato analizziamo cosa ha spinto gli altri Paesi ad aderirvi. Gli Stati firmatari non nucleari sostengono di essere sottoposti a grandi rischi contro la loro volontà e fuori dal loro controllo poiché le armi nucleari sono una minaccia all’intera umanità e i danni di un’eventuale esplosione non sarebbero limitati solo al territorio colpito ma sono danni transfrontalieri.

Inoltre, gli Stati non nucleari provano frustrazione nei confronti delle potenze nucleari che non sono state in grado di rispettare gli impegni presi nel campo del disarmo totale. Non solo le cinque potenze nucleari riconosciute dal TNP non hanno promosso il disarmo come stabilito ma a queste si sono affiancati altri quattro Stati – Israele, India, Pakistan e Corea del Nord – che si sono dotati dell’arma atomica illegalmente.

Il TNP si basava su un’ingiustizia di fondo: venivano riconosciuti cinque stati con armi nucleari che chiedevano agli altri paesi di rinunciarvi, senza essere disposti a farlo a loro volta. Il TPNW e il disarmo umanitario, pertanto, nascono dalla necessità di dare una risposta alla presenza di arsenali nucleari che pesano sulla politica internazionale, alla mancanza di progressi nel campo del disarmo e ai costanti rischi di un’esplosione nucleare. 

Alle negoziazioni del 2017 66 Stati non hanno partecipato, tra questi troviamo le nove potenze nucleari, sia quelle riconosciute dal TNP che non, gli Stati membri della NATO (con l’eccezione dei Paesi Bassi), la Corea del Sud, il Giappone e l’Australia. È chiaro che gli Stati Nucleari non vogliano aderire al Trattato per non rinunciare allo status di superpotenza che l’arsenale atomico gli conferisce.

La guerra in Ucraina ha reso evidente quale ruolo questi arsenali possano giocare in un contesto bellico e si è tornati a parlare di rischio di guerra nucleare come durante il periodo della Guerra Fredda. Notiamo però che dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite 150 non hanno arsenali nucleari, non sono alleati di paesi con tali armamenti e hanno degli accordi con l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica). Inoltre, 115 paesi sono parte di Zone Libere da Armi Nucleari. 

Gli Stati non aderenti, in particolare le potenze nucleari e i paesi membri della NATO, ritengono che il Trattato distolga l’attenzione da altre iniziative di disarmo, come la ratifica del Trattato sulla Messa al Bando Totale degli Esperimenti Nucleari (firmato nel 1996 e mai entrato in vigore) e sono preoccupati che mini le fondamenta del TNP costringendo gli Stati a scegliere a quale dei due accordi aderire. In una conferenza stampa del 15 dicembre 2020 la NATO ha chiaramente espresso la sua posizione sostenendo che il TPNW non riflette il contesto di sicurezza internazionale ed è in contrasto con gli obiettivi di non proliferazione.

Ha anche dichiarato che la costruzione di un mondo libero dalle armi nucleari è un obiettivo di lungo periodo dell’Alleanza ma deve essere raggiunto attraverso il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, unico percorso perseguibile. Inoltre, secondo i membri della NATO il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari manca di meccanismi di revisione e verifica adeguati e non ha alcuna utilità se non viene firmato dalle potenze nucleari. Infine, gli Alleati affermano che la giusta via da intraprendere è quella della deterrenza e sottolineano come un’Organizzazione Atlantica denuclearizzata non porterebbe ad un mondo più sicuro. 

Appare chiaro perché gli Stati nucleari non vogliano rinunciare al loro privilegio ma occorre fare alcune considerazioni: l’esistenza di armamenti nucleari, oltre che costituire un pericolo per l’intera umanità, può innescare un processo di proliferazione orizzontale in ogni momento, come avvenuto in Corea del Nord, e un aumento degli Stati dotati di armamenti nucleari non porterebbe ad un mondo più sicuro ma renderebbe lo scoppio di una guerra nucleare sempre più probabile.

Posta in questi termini è chiaro che un disarmo nucleare simultaneo, generalizzato e totale porterebbe vantaggi a tutta l’umanità ma sappiamo anche che questo processo non è semplice. Gli Stati che rinuncerebbero ai loro arsenali devono ricevere in cambio specifiche garanzie, ad oggi non ancora individuate, per poter compiere questa scelta. Allo stesso modo, i paesi NATO non nucleari preferiscono rimanere sotto l’ombrello nucleare statunitense piuttosto che aderire al TPNW.

Oggi, tuttavia, una breccia all’interno della posizione dei paesi NATO che sembrava unitaria è stata aperta. Il 19 ottobre 2021 la Norvegia ha annunciato che parteciperà come Stato osservatore al primo incontro degli Stati parte del TPNW: è il primo paese NATO ad annunciarlo e ha aperto la strada agli altri paesi Alleati. Infatti, il 24 novembre il nuovo governo tedesco ha annunciato che parteciperà all’incontro. La Germania, paese ospitante armi nucleari statunitensi, è il primo Stato con armamenti nucleari sul suo territorio a partecipare alla conferenza. Anche Svezia e Finlandia hanno annunciato che parteciperanno.

Dalla sua entrata in vigore il 22 gennaio 2021 di fatto il Trattato non ha eliminato alcuna arma nucleare e questa è una delle principali critiche che gli vengono mosse. Tuttavia, ogni ratifica aggiuntiva, anche se da parte di Stati non nucleari, è un’opportunità per dimostrare come la comunità internazionale stia delegittimando le armi nucleari. È un’opportunità per far emergere una coscienza internazionale che porti al ripudio degli armamenti nucleari, in modo che diventi sempre più difficile per gli Stati nucleari giustificare l’uso delle testate. Il TPNW in questo senso non sta portando all’effettiva eliminazione di armi nucleari ma sta creando le basi giuridiche per la loro eliminazione.


[1] Tra i più importanti trattati in materia ricordiamo: il Trattato per la messa la bando limitata degli esprimenti nucleari in atmosfera, nello spazio e in acqua del 1963; il Trattato di Non Proliferazione Nucleare del 1968; il Trattato anti missili balistici del 1972; i Trattati sulla limitazione delle armi strategiche del 1972 (SALT I) e 1979 (SALT II) poi sostituiti dal START I del 1991 e START II del 1993; il Trattato sull’eliminazione dei missili a intermedio e corto raggio del 1987; il Trattato sulla Messa al Bando Totale degli esperimenti nucleari del 1996; e il New START del 2010.

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